Claudio Brocco, ecco la bacheca dei sogni: “Prima la Lazio in A1, poi la Nazionale…”

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La prossima Maturità? Nessuna paura, sarà come segnare in una partita di hockey, magari al culmine di un dribbling stretto, suo marchio di fabbrica. Al pari dei suoi compagni e dell’intero staff, Claudio Brocco sta trascorrendo in casa questo periodo di quarantena. Con una postilla: se lo scorso marzo si poteva, sia pure lontanamente, aspettarsi una ripresa della stagione, ormai, ad oggi, i Campionati sono stati dichiarati chiusi dalla Federhockey e dunque le aspettative travalicano la prossima estate.

“Eppure, con il nostro bravissimo preparatore atletico, avevamo svolto, sia pure on line, sedute utili alla resistenza, con la speranza di tornare in campo. Ma adesso occorrerà solo
pensare alla prossima stagione”, racconta Claudio. Ma sei andato anche in bici, come fa tuo zio Paolo, Claudio? “Macché, lui arriva fino ai Castelli. È un maniaco della bicicletta… Io correvo attorno al palazzo, di sera. Alternandomi con mio fratello Giulio…”.

Già, nonno Gianfranco, zio Paolo, il papà Roberto, il fratello Giulio. I Brocco sono una delle famiglie che hanno alimentato, a Roma, il mito dell’hockey. E Claudio sente il peso di questo cognome? “È sicuramente motivo di orgoglio. Mio nonno portò la Lazio all’interno della Polisportiva della Lazio nei primi anni Novanta. Papà e zio Paolo erano nella squadra che vinse l’unico scudetto della storia della Lazio Hockey. E adesso gioco da sempre con mio fratello. Che paragonerei a Lulic perché in qualsiasi zona del campo lo schieri lui ti da’ sempre il massimo…

Campione d’Italia Under 14 a Padova (“che gioia che provammo… il primo trofeo vinto da un gruppo che aveva praticamente iniziato insieme a giocare…”), poi, lo scorso anno, Campione d’Italia 18. È la Lazio Hockey l’unico club di Roma ad aver vinto, a livello giovanile, negli ultimi anni: un riscontro che vale sempre la pena ricordare. E Claudio Brocco c’è sempre stato. “All’inizio, anni fa, non pensavamo che l’idea di mio padre di formare la Lazio Giovani potesse realmente avere il successo che poi ha avuto. Io c’ero dall’inizio. E con me tanti altri ragazzi che hanno creduto in questo progetto. È questa la nostra forza. Stiamo insieme da anni, abbiamo superato tante difficoltà e stiamo bene insieme. Proprio il concetto di squadra, passare tante ore insieme, a cominciare dalle trasferte, è ciò che più mi è mancato in questi lunghissimi giorni di quarantena”.

Gioca, corre, sgobba in campo, segna Claudio, uno dei predestinati dell’hockey biancoceleste, già sul taccuino dei selezionatori azzurri. Guai sentirsi arrivati, però. “Assolutamente. Io, ad esempio, so di dover crescere dal punto di vista fisico, magari rischiando qualche giocata. Mi ritengo fortunato però perché ho avuto grandi tecnici che hanno cercato di rendermi più forte. Ho iniziato con il grande Gamal, uno che ha disputato una edizione delle Olimpiadi. Ho proseguito con Pato Mongiano. E, da due anni, lavoro e gioco al fianco di Luca Angius, una leggenda dell’Amsicora. Soprattutto Gamal mi ha insegnato a giocare con gli occhi. Lui, d’altronde, tecnicamente, è sempre stato un vero portento”.

Che A2 è stata, almeno fino alla fine del girone di andata quando è intervenuta la sospensione? È vero che nella squadra c’è rammarico per via di punti, meritati sul campo, che poi non si sono tramutati in realtà? “Mi aspettavo una A2 con squadre che sommavano classe e mestiere e così è stato. Tutte le rivali avevano giocatori di qualità e atleti esperti, navigati, che facevi fatica a superare. Vero, noi ci siamo congedati dalla A2 con tanto rammarico. Abbiamo maldestramente perso per strada punti meritati. Per nostre disattenzioni. Per questo credo fermamente che, la prossima stagione, facendo tesoro dei nostri sbagli, mantenendo questo telaio, potremmo tranquillamente lottare per la promozione in A1. È quello il primo traguardo che mi sono posto. Ci sarà da sudare ma credo che la Lazio potrà giocare per questo obiettivo. La Nazionale? Ci penso, certo, ma non è una ossessione. So che ho tanti anni davanti e lavoro per vestirmi d’azzurro. Quando arriverà la convocazione non posso saperlo, anche se poi in azzurro ho già disputato diverse gare nelle rappresentative minori”.

Fare l’allenatore è una cosa che ti piacerebbe fare, magari a margine dell’essere giocatore? “In realtà ho già cominciato a fare l’allenatore della Under 18 assieme al mio amico Edoardo Crema, il bomber della nostra Lazio. Mi piace, certo, anche perché tieni sempre il polso della squadra”.

Una Lazio che ha somamato quest’anno esperienza, fosforo e esuberanza. “Si, è stato il nostro segreto. All’entusiasmo e alla voglia di fare dei giovani abbiamo coniugato la professionalità e l’esperienza di Angius, Gamal, Fernandez. Una grande e bella miscela”.

Domande e risposte rapide, poi. Ma dopo la maturità hai già scelto quale percorso universitario scegliere? “Lo sto vagliando con la mia famiglia anche se gli studi economici sono tra quelli che preferisco.

Come valuti l’iniziativa delle Sezioni biancocelesti allo Stadio Olimpico? “Benissimo. Fuori la Tevere o la Monte Mario, dove spesso ci posizionavamo, siamo stati avvicinati da tanti ragazzi che ci chiedevano della bellezza dell’hockey. E poi è una iniziativa che, quest’anno, ha portato anche fortuna alla Lazio…”

Nostalgia del “Tre Fontane”? “Hai voglia, è il nostro campo, dove ci alleniamo e dove trascorriamo tantissimo tempo. Fa parte di noi. Come l’Acquacetosa, d’altronde. Chi pratica lo sport è stato pesantemente danneggiato da questa situazione”.

Chiusura da “Libro Cuore”, con dedica rigorosa. “Si, direi a tutti quei genitori che, in questi anni, ci hanno accompagnato agli allenamenti, alle partite, in trasferta anche. Senza di loro, in una città logisticamente complessa come Roma, non ce l’avremmo fatta. Direi che sono uno dei nostri segreti e punti di forza. Ci sono sempre. Sempre presenti al campo. Insostituibili…”.

E allora che estate sarà, Claudio? “Aspetterò la Maturita’. Intanto vedo sport in TV, anche se adesso passano tante repliche. E poi non vedo l’ora di tornare al campo per riabbracciare i miei compagni”. Già, dall’autunno in poi ci sarà una A1 da mettere nel mirino. Chi ferma la Lazio Hockey?

G.Bic.

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