Cari fratelli Laziali,
ci eravamo sbagliati. Ma siccome siamo della Lazio, ci sentiamo doppiamente felici di aver sbagliato i pronostici di mezza estate.
In vista del prossimo turno vi riportiamo ad un vecchio precedente risalente al 21 settembre 2003. Era la III giornata del campionato di Serie A 2003-04 ed era una Lazio targata Ugo Longo.
Roberto Mancini schiera una formazione (ritratta nella foto Laziowiki, che ringraziamo)in emergenza per l’improvviso forfait del portiere titolare. Spazio dunque a Sereni, Oddo, Stam, Couto, Favalli, Fiore, Albertini, Giannichedda, Stankovic, Corradi e Claudio Lopez. Tra i panchinari - Casazza, Simone Inzaghi, Negro, Sérgio Conceição, Zauri, Dabo e Liverani -annoveriamo anche tre ex campioni d’Italia.
Il Parma di Cesare Prandelli è una mina vagante: Frey, Bonera, Ferrari, Castellini, Seric, Barone, Blasi, Nakata, Morfeo, Bresciano e Adriano. In panchina ci sono grandi nomi: Sicignano, Cannavaro, Junior, Gilardino, Emanuele Filippini, Carbone e Marchionni.
Non si direbbe ma è trascorso quasi un quarto di secolo: qualcuno ha ancora la Lira nel cuore, il Festivalbar è finito da poco e noi ci stipiamo in 60.000 dentro un Olimpico che scotta come un barbecue a Ferragosto. In campo ci sono maglie che oggi, a vederle nei negozi di modernariato calcistico, ti fanno scendere la lacrimuccia: Stam, Albertini, Claudio Lopez, Stankovic, Cannavaro, Frey, Adriano. Il calcio sa essere una spietata ditta di rottamazioni.
Non facciamo in tempo a sorseggiare la rinfrescante birra d’ordinanza che, dopo appena venticinque secondi – sì, 25 secondi cronometrati –, un signore di nome Mark Bresciano decide di travestirsi da velocista olimpico, svernicia il povero Oddo e infila Sereni.
La Lazio di Mancini, visibilmente imballata dalle fatiche della Champions League, barcolla. Albertini vaga per il campo con le bombole d'ossigeno e Stankovic, distratto da una telenovela sul rinnovo di contratto che dura da mesi, riesce a sbagliare un gol da due metri a porta vuota. Roba che tre mesi prima avrebbe segnato pure con le infradito. Per fortuna che dietro abbiamo un gigante che mette paura solo a guardarlo, Jaap Stam. Al 33' l’olandese decide che la porta del Parma va abbattuta e, su calcio di punizione, scarica un missile terra-aria che fa crollare la Nord. 1-1 e tutti a bere qualcosa di fresco.
Nel secondo tempo, però, ci aspetta un certo Adriano. Più che un centravanti, Adriano in quel periodo è un codice cheat della Playstation. Al 63' prende palla, si beve l'intera nostra difesa e ci rimanda sotto: 1-2.
Mancini allora si gioca la carta della disperazione: dentro Simone Inzaghi. E qui entriamo nella pura mitologia laziale. Minuto 79: calcio d'angolo, Inzaghino vola in cielo di testa e fa 2-2. Lo stadio esplode, ma invece di correre sotto la curva, Simone si gira verso la panchina e comincia a urlare di tutto a Mancini. Una furia cieca contro il Mister che lo fa giocare poco. Umanamente lo capisci ma dal punto di vista dello spogliatoio è una bomba atomica.
Non è finita. Il Mancio, preso dal sacro fuoco della vittoria, decide che il pareggio è da deboli: toglie un difensore, passa alla difesa a tre e sbilancia tutto. All'88', in quel vuoto cosmico lasciato a destra, si infila ancora Bresciano. Doppietta, 2-3 e arrivederci e grazie.
Uscimmo dallo stadio con le pive nel sacco, puniti da un Parma che si divertì da matti nel recitare la parte della mina vagante. Scoprimmo di essere stanchi, forse un po' sfortunati, ma decisamente nervosi. Però la nostra era una signora squadra.
L’andamento finale della stagione sarà dolceamaro, caratterizzato da grandi gioie nelle coppe nazionali e sofferenze in campionato. Chiudemmo al sesto posto con 56 punti, proprio alle spalle del Parma. Questo piazzamento valse comunque la qualificazione alla Coppa UEFA. Fu una stagione vissuta tra le parate di Peruzzi, le geometrie di Fiore e la grinta di una squadra che, nonostante le ben note difficoltà finanziarie del club in quel periodo storico, seppe portare a casa un trofeo importante.
Ci aspetta un turno sulla carta favorevole e, proprio per questo, la nostra sarà una partita ricca di insidie. Fortunatamente, qualcuno tra noi continua a professare un vecchio coro degli Eagles Supporters,“resteremo in Serie A”. Avanti così. Forza Lazio!
Ugo Pericoli
