Ve ne sarete accorti dopo aver letto questo libro, scritto con passione dal Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento, edito da Eclettica: Bob Lovati è una bandiera mai ammainata. C’è sempre stata: nelle vittorie – che ha festeggiato in modo sobrio, nel più classico dna biancoceleste. E nei rovesci che, però, mai lo hanno abbattuto.

Hanno legittimamente  chiesto: ma perché un libro su Bob quasi quindici anni dopo la sua scomparsa? Perché ci era sembrato un oltraggio che una figura come la sua non avesse avuto dal mondo-Lazio una luminosa valorizzazione. E poi questa pubblicazione sarà un modo per tenerlo sempre accanto a noi. Perché Bob – nella Lazio – è stato portiere, Capitano, allenatore, dirigente, osservatore. Confidente, psicologo, ambasciatore biancoceleste nel mondo. Loden e giacca blu, pantaloni chiari, splendido per eleganza e stile. Lovedevi avvicinarsi allo Stadio Olimpico, col suo passo dinoccolato lungo Viale dei Gladiatori, e ti sembrava che la Lazio fosse già in vantaggio.

Uno di quelli che saresti stato ad ascoltare per ore: la Lazio è stata la sua vita tanto da restarci per oltre cinquant’anni. Amando i colori biancocelesti e la città di Roma: come se ci fosse nato per davvero.

Ci sono state due opzioni per raccontarlo: un fiume ininterrotto di foto, spesso inedite, che lo ritraggono in campo, nella vita di tutti i giorni, in vacanza, nei momenti liberi messe a disposizione da Carla, la sua storica compagna, e da Stefano, il figlio. E poi le testimonianze di coloro che lo hanno frequentato più a lungo. Lui, guascone e con un largo sorriso, amante di tutti, senza distinzioni. Ne è scaturito – perdonate l’immodestia – un bel prodotto, uno di quelli da custodire con amore in un ideale scaffale biancoceleste. Perché il ricordo di Bob meritava un doveroso cenno di attenzione: non solo per i Laziali che lo hanno apprezzato in oltre mezzo secolo ma pure per le giovani Aquile, per coloro che ne hanno sentito solo parlare da nonni o padri. Lovati resta – al pari di Tommaso e Long John – un Totem senza macchia, da portare orgogliosamente in tasca. Una leggenda da coltivare per chi non lo ha conosciuto. Una della icone di quella passione sconfinata chiamata Lazio.

G.Bi.