Cari fratelli laziali,
esaurita la sosta per la Nazionale di Roberto Mancini vi riportiamo ad una Lazio povera ma bella.
Corriamo a ritroso al 22 ottobre 1961, al campionato di Serie B 1961/62, quando per la VII giornata arrivava al Flaminio un Monza versione carne in scatola. Grazie all’intuito imprenditoriale di Uber Gradella, 100% cuore di Lazio, i nostri indossavano un irresistibile completo vintage con il celebre logo del coccodrillo.
Ci allena Todeschini, che schiera Cei, Zanetti, Eufemi, Carosi, Seghedoni, Gasperi, Bizzarri, Landoni, Governato, Morrone e Pinti.
Quando parlavamo di carne in scatola alludevamo alla SIMMENTHAL MONZA. Uno sfortunato tentativo di imitazione mutuato dalla pallacanestro. Quel Monza era allenato da Lamanna, che manda in campo Rigamonti, Ramusani, Adorni, Melonari, Ghioni, Latini, Brugola, Stefanini I, Fantini, Bersellini e Dal Molin.
È una domenica d’autunno che profuma di riscatto e di sfide lontane, sotto il cielo di un Flaminio che ribolle di passione e tormento. La Lazio si presenta all'appuntamento orfana del suo bomber Rozzoni, ceduto tra i malumori feroci di una piazza ferita per far respirare le casse societarie. Il peso dell'attacco ricade così sulle spalle esili, ma dai piedi buoni, del giovane Governato. Di fronte c'è il Monza, un muro di maglie brianzole pronto a fare le barricate.
Il primo tempo è un calvario, una faticosa e frustrante rincorsa al gol. La grande occasione si materializza al 37', quando Governato viene atterrato in area. Sul dischetto si presenta Pinti, ma il suo tiro è debole, telefonato: Rigamonti blinda la porta senza affanni. Il Flaminio esplode in un coro di fischi e urla, mentre dagli spalti le radioline sputano un verdetto che sa di beffa: l'ex Rozzoni ha appena segnato a Genova. È una ferita aperta che brucia sul cuore dei tifosi.
Nella ripresa, però, scatta l'orgoglio biancoceleste. I ragazzi tornano in campo con gli occhi di chi vuole spaccare il mondo e al 56' l'incantesimo si rompe: cross di Carosi, Rigamonti respinge di pugno e proprio Pinti, con un colpo di testa magistrale, si fa perdonare l'errore cacciando l'urlo in gola ai sedicimila del Flaminio. Il Monza barcolla ma prova a reagire, guidato da un indomabile Bersellini, ma al 77' la Lazio assesta il colpo di grazia. Pinti vola sulla fascia e pennella un cross al millimetro per Governato, che impatta al volo e fa esplodere lo stadio. All'83' sale in cattedra la classe pura di Morrone, che si beve l'intera difesa ospite e fulmina il portiere per un 3-0 da cineteca. A tre minuti dal termine c'è gloria anche per il cuore laziale di Carosi, che raccoglie l'ennesima intuizione di Pinti e fa passare il pallone sotto le gambe di Rigamonti in uscita. Nel finale c'è tempo solo per il volo plastico di Cei, che nega con un riflesso felino il gol della bandiera a Brugola. Finirà in un trionfo travolgente.
La Lazio volò a vele spiegate, agganciando la vetta della classifica in una notte che sembrò l'alba di un sogno.
Ma il destino, per noi laziali, sa essere un drammaturgo crudele. Quella cavalcata trionfale si infrangerà mesi dopo contro una beffa atroce, scritta nella storia dal clamoroso gol-fantasma di Seghedoni al Napoli, incredibilmente non visto dall'arbitro. Un'ingiustizia solenne che costerà la Serie A per un solo punto, condannandoci a chiudere al quarto posto, spinta indietro nel purgatorio dei cadetti proprio quando il paradiso era a un passo.
Viene considerato l’errore del secolo.
E chi poteva essere la vittima designata? Acqua passata. Domenica pomeriggio l’occasione è talmente ghiotta che quasi non sembra vera. Forza Lazio!
Ugo Pericoli
