Sei anni senza “Il Tassinaro”: che bei tempi, ragazzi…

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Sei anni fa, il primo agosto del 2012, Goffredo Lucarelli si congedò dalla vita e fu un colpo al cuore per tutti coloro che, direttamente o ascoltando da altri le sue gesta, lo conobbero. Per lui la Lazio era una passione viscerale: un ultras dal cuore genuino, capace di trascinare un quartiere come la Magliana, tradizionalmente poco incline verso i nostri colori, in una sorta di fortino biancoceleste.

Nacque una Associazione “Gli amici del tassinaro”, prima che il destino se lo portò via (Goffredo è sepolto nel cimitero di Cerveteri) e oggi, per ricordarlo, ci è venuto in mente di riproporre quella sorta di (simpaticissimo…) manifesto, puntualmente pubblicato e che certo regalerà sorrisi e buonumore, proprio come avrebbe voluto “Il Tassinaro“. Ma chi era, per coloro che non lo conobbero o che ignorano la sua vita di Curva, di trasferte e di attaccamento alla Lazio, Goffredo Lucarelli?

“I Laziali, credo unici al mondo per questo tipo di attività, possiedono una sorta di calendario sacrale‘, ha raccontato il Presidente Generale, Antonio Buccioni. “Festeggiano il 9 gennaio, il 12 maggio, partecipano commossi alle messe di Chinaglia e Lovati, a cavallo tra fine marzo ed inizio aprile. Il 2 dicembre si sono ritrovati per anni, in preghiera, a Tor di Quinto, davanti al busto di Maestrelli. E commemoriamo giustamente anche Goffredo di cui conservo un ricordo indelebile.
Cominciai a frequentare lo stadio e la Curva Sud nel ’75, lui aveva qualche anni più di me. Goffredo fa parte di quegli ultras che, nel calcio di oggi, non potrebbero più esistere perché diverso è il modo di intendere il tifo per una squadra di calcio. C’erano i capitifosi degli Anni Cinquanta e Sessanta, poi ci furono Goffredo ed i ragazzi del muretto della Curva Sud. Poi ecco gli Eagles Supporters e la migrazione verso la Curva Nord. Fino agli Irriducibili dei nostri giorni. Ecco, Il Tassinaro accompagnò questa svolta epocale: lo ricordo con affetto perché – per qualche anno – fu anche il mio capo. Devo dire che la Lazio, nel corso dei decenni, si legò a capitifosi memorabili: ricordo Luciano, il ballerino che spopolava alla sala Pichetti. Oppure Leonida, un po’ mitologico con quell’alloro da antico Romano con il quale si presentava allo stadio. E ancora Mercurio, affettuosamente soprannominato “Il Gobbetto”.
Rieccoli, allora, i palpiti del cuore, quelli che fanno parte del DNA dei Laziali. Sognatori, generosi ma pure custodi della storia e dei ricordi. Ed allora cosa accadrà oggi, sesto anniversario della morte di Goffredo? Probabile che una rappresentanza della Curva Nord, Sud, Tribuna Tevere raggiunga il cimitero di Cerveteri dove Goffredo riposa.

Un raduno di vecchi ultras e magari semplici tifosi che non facevano parte di gruppi organizzati: tutti animati dalla passione verso la Lazio. I cui sostenitori – ancora una volta, in assoluto ordine sparso – con questa iniziativa che fila dritta al cuore si confermano unici e romantici.

G.Bic.

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