“Mi ritorni in mente”: giugno ’89, Dezotti piega la Samp

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Cari fratelli laziali,

ci stiamo meritando un voto altissimo sulla pagella del primo quadrimestre! Alla squadra potremmo assegnare un 9, che sarebbe stato un favoloso 10 – come il numero delle vittorie consecutive – se non ci fosse stato quel malnato secondo tempo di Spal Lazio! Ma adesso lì, davanti a noi, ci aspetta un altro campionato, il girone di ritorno. E crediamo ci sia tutto il tempo per continuare a correre.
La settimana dei festeggiamenti per il nostro 120° compleanno si è appena conclusa, senza eccessi e proclami, in perfetta sintonia con i valori di questa squadra, che ha saputo mantenere la concentrazione dei forti, cogliendo una vittoria fondamentale sul Napoli nella corsa verso qualcosa di importante.

Nel mezzo, anche la gara di Coppa Italia contro la Cremonese. Un altro successo roboante, un 4 a 0 conseguito con autorità ma senza la spocchia altezzosa che rende vagamente antipatici i “primi della classe”. Sì, avete letto bene, la Lazio in questo momento è formazione da primissimi posti. La sua gente sta accorrendo allo stadio per ammirarla come ai cari vecchi tempi, ed anche nella serata di coppa, giocata in mezzo alla settimana in orario assai scomodo, i giocatori hanno respirato l’affetto di una tifoseria nuovamente coesa e innamorata più che mai.

Tra poche ore l’ennesimo esame di maturità e le insidie del giro di boa. La Sampdoria non sarà arrendevole come quella incrociata nella notte di mezza estate del 2019. Andrà affrontata con la mentalità giusta. Adesso, questo tipo di partite, conta solo vincerle.
Proprio come avvenne un pomeriggio di inizio estate di 31 anni fa! Era il 18 giugno 1989, giornata da mare con ombrellone e infradito, ma la Lazio deve portare in porto la sua missione: da buona neo-promossa, l’obiettivo primario era quello di confermare la sua permanenza nella massima serie.
Siamo a fine decennio. Partiamo a fari spenti, inanelliamo una serie di pareggi, anche prestigiosi, contro il Milan e il Napoli. Da fine autunno in poi, periodiche crisi di risultati e di gioco, che appare – a tratti – troppo scolastico e prevedibile. È una Lazio completamente rinnovata che proviene dalla Serie B. Quella Sampdoria è invece una delle migliori squadre della Serie A: fra 22 mesi, sarà Campione d’Italia.

Vediamola questa Samp: Pagliuca, Pellegrini, Carboni, Pari, Lanna, Salsano, Victor, Bonomi, Vialli, Pradella e Dossena.
La Lazio che alle 15 risponde all’appello del signor Pezzella di Frattamaggiore è la discendente “diretta” della Lazio degli “Eroi del meno 9”: Fiori, Monti, Beruatto, Pin, Gregucci, Piscedda, Dezotti, Muro, Di Canio, Sclosa e Sosa.

Con l’Olimpico in piena fase di ristrutturazione per i Mondiali del ’90 tocca al vecchio Flaminio ospitare l’ultima partita casalinga. Le squadre vi arrivano con motivazioni ed obiettivi contrapposti.
Noi dobbiamo salvarci, quindi occorre “solo” battere la Samp e sperare che l’Inter pieghi il Torino, che è un nostro diretto concorrente nella corsa salvezza. Se si verificassero queste condizioni, saremmo salvi con una giornata d’anticipo e liberi – sì – di andarcene al mare già la domenica successiva!
La Samp ha portato avanti un campionato contraddittorio. Ha alternato prestazioni esaltanti a cadute inattese. Ma è finalista di Coppa Italia. Ha già perso la partita d’andata al san Paolo, vinta dal Napoli per 1 a 0. A quei tempi la finale si disputava su due turni di andata e ritorno, da giocarsi sui campi delle due finaliste. Pertanto Vujadin Boškov sceglie la via del sano pragmatismo e non si pone troppi problemi nel mandare in vacanza e (in tribuna) giocatori del calibro di Roberto Mancini e Toninho Cerezo, scongiurando il rischio di potenziali infortuni alla vigilia della finale di ritorno. Già, proprio questi due, il “bello” del calcio, l’attuale C.T. azzurro, e il gemello “brutto” del divin Falcão romanista, due fra i più grandi centrocampisti dell’intero decennio.

La partita? Possiamo dirvi che la Lazio la giocò maluccio ma col cuore in mano di chi deve salvarsi, mentre la Sampdoria proprio non scese in campo. I migliori della Lazio? Vi diamo quattro nomi!
Ricordiamo prima di tutto la grande prestazione offerta da Gabriele Pin, un atleta e una persona seria, della quale si avvertì la lunga assenza, a causa di un infortunio fastidioso patito nel corso nella stagione.

Gustavo Abel Dezotti: al 38′ segna il gol della vittoria! Pin controlla di testa un cross di Ciro Muro e pennella la palla dell’1-0 per Dezotti, il quale scarica con rabbia alle spalle di Pagliuca. Una bella esultanza sotto la (piccola) Nord del Flaminio, un regalo bello e molto utile alla causa biancazzurra. Fu il suo regalo d’addio.
Ruben Sosa: il funambolo uruguaiano ci deliziò con un pallonetto alla sudamericana, raccogliendo un passaggio calciato – con forza e precisione da circa quaranta metri – proprio da Pin: purtroppo il suo tiro colpì la traversa, si rimase sull’1 a 0.
Valerio Fiori: al 18′ della ripresa il portierino salvò il risultato respingendo la rovesciata al veleno di Victor. Il pallone era stato indirizzato all’incrocio dei pali.

Da Torino non arrivarono buone notizie. Il Torino sconfisse l’Inter, neo campione d’Italia. Trapattoni aveva lasciato riposare due degli artefici della vittoria dello scudetto, i tedeschi Brehme e Matthaus. Qualcuno in casa Lazio ebbe a risentirsene, dimenticando molto in fretta di aver affrontato una Samp al 50% della sua reale potenzialità. Come terminò il primo campionato della “nuova era” laziale? La domenica successiva incrociammo sulla nostra strada uno dei nostri amici più cari. Il centravanti dell’Ascoli era Bruno Giordano. Ad un certo punto della partita, Bruno si trovò a tu per tu con Valerio Fiori.

La vita è fatta di istanti e – come scrive Paulo Coelho – “L’istante magico è quel momento in cui un sì o un no può cambiare tutta la nostra esistenza”. Bruno ebbe a disposizione una sola frazione di secondo per decidere cosa fare. In quel preciso istante, gli passò davanti agli occhi tutta la sua vita da laziale: Trastevere, Tor di Quinto, Maestrelli, Giorgione, Bob Lovati, Lenzini, Padre Lisandrini, il calcio scommesse, i suoi 108 gol con la maglia con l’aquila sul petto, la sua gente.
Bruno scoccò un pallonetto che s’infilò perfettamente tra i guantoni di Fiori.

La Lazio restò in Serie A e il Torino retrocesse. La Sampdoria vinse la Coppa Italia qualche giorno dopo aver perso contro di noi. Quel giorno si gettarono le basi per la crescita esponenziale che ci ha portato ad essere il quarto club italiano per numero di trofei vinti.
A 31 anni di distanza è tutta un’altra storia.
La Samp è allenata da un grande allenatore, Claudio Ranieri, anzi, Sir Claudio Ranieri, baronetto come i Beatles e antilaziale (sportivamente parlando) per antonomasia. Da quando la guida lui, la Samp gioca molto più ordinatamente ed è un’avversaria molto pericolosa.

Come ci salutiamo? Come 31 anni fa: finora abbiamo fatto del nostro meglio ma diamoci una regolata perché la salvezza non è ancora matematica.

Forza Lazio!
Ugo Pericoli

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