La stretta di mano e il sorriso: così Felice Pulici ti conquistava

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La stretta di mano era poderosa perche Felice aveva due mani che assomigliavano a pale. Per questo una volta, dopo un Milan-Lazio, “Il Corriere dello Sport” gli mise addirittura dieci in pagella. Ti metteva a tuo agio, dandoti la mano, coniugando il tutto con un sorriso contagioso, Felix, numero uno per sempre. Lo stesso sorriso con il quale si presentava a Via Chieti, accanto all’Università, sottoponendosi a lunghe terapie. Strappando sorrisi anche ad altre persone purtroppo malate come lui, accendendosi parlando di Lazio e di ricordi.

Anche questo non sarà un Natale facile per la Lazio e per la storia che portiamo sulle spalle. Qualche anno fa se ne andò, poche ore prima del venticinque dicembre, Baccini, il Totem del favoloso Nuoto biancoceleste degli Anni Sessanta e Settanta. E lo scorso anno ecco la perdita di Giorgio d Arpino, altra colonna, stavolta del volley.

Dopo aver pianto Mario Facco, lo scorso agosto, ecco la notizia che mai avremmo voluto fosse diffusa. Perché Felice, con la sua eleganza, la sua educazione, il suo sapersi porre in punta di piedi, senza per questo mai ritrarsi o giocare di rimessa, era oggettivamente un grande Laziale. Uno di quelli che resto’ per sempre ammaliato dalla Lazio e dai suoi colori, pur essendo arrivato da Sovico, periferia di Milano, senza praticamente mai più andarsene.

Un grande dolore, accentuato dall’avvicinarsi del Natale e dalle correlate riflessioni, anche intimistiche, che, in ognuno di noi, portano le festività. Pessima giornata, Felice non c’è più. E tutti ci sentiamo maledettamente più soli…

G.Bic. (Foto tratta da pagina social di Radiosei, che ringraziamo)

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