La festa del grande Acerbis: auguri, vecchio “Hulk”

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Buon compleanno, Hulk, come ti avevano soprannominato coloro che, in quei tre anni in cui giocasti in biancoceleste, affollavano l’Olimpico. Stagioni ruggenti coincise con il campionato dei meno nove, quello successivo del ritorno in serie A, l’ultimo contraddistinto dal gol di Di Canio, sotto la Curva Sud, nel derby e dai guizzi di Ruben Sosa.

Antonio Elia Acerbis, classe ’60, ovvero come avere un cingolato nel cuore del centrocampo. Pressing, corsa esasperata, un diesel nel motore. Imprendibile in progressione, una bellezza vederlo accelerare, sprintare verso la porta avversaria. Due anni con Fascetti, i più belli, l’ultima stagione con Materazzi.
Ragazzo generoso in campo, schivo lontano dal rettangolo di gioco. Concedeva, ogniqualvolta cambiava squadra e maglia, un’unica intervista. Si presentava, raccontava un po’ di se’ stesso e poi andava via, inghiottito dalla irrilevante passione verso i media. Colpa – disse – di un giornalista furbacchione che, all’inizio della sua carriera, con la scusa di una chiacchierata informale, finì per farsi raccontare anche episodi reconditi dello spogliatoio, regolarmente finiti sul giornale il giorno seguente.

Non derogò mai da questa abitudine, Acerbis. Uno degli eroi del meno nove e di quel gruppo di uomini veri. Protagonista della stagione successiva della promozione. Mediano tutto cuore nell’anno di Materazzi, Marino, Gregucci, Pin, Di Canio, Icardi, Sclosa, Sosa, Fiori e Dezotti, compagni di quella squadra.

Visse un rapporto ondivago con Fascetti, che ritrovò pure nelle stagioni trascorse a Verona. Un giorno proprio Eugenio scoprì, sbirciando il contachilometri della sua macchina che, pur giocando in gialloblù, Hulk, spesso, andava a dormire a casa, a Milano, sommando dunque oltre quattrocento chilometri, tra la Lombardia e Verona.

Ragazzo particolare. Acerbis. Una volta smesso di giocare si sparse la voce che era emigrato alle Isole Seychelles, affittando macchine ai turisti. Lui mai smentì l’aneddoto, accettando peraltro sempre gli inviti annuali del Lazio Club Milano che riunisce sempre anime di vecchie Lazio. Occasioni per riappropriarsi di un ambiente che, pur tra i suoi rinomati silenzi, Antonio Elia Acernis amò profondamente. Auguri, Hulk.

G.Bic.

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