La Coppa Italia e i play-off per la B: sono i sogni di Elisabetta

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Il gruppo delle ragazze ha l’animo e il coraggio della sporca dozzina. Molte di loro provengono da famiglie di estrazione Laziale. Gente di Curva, con fratelli e amici che hanno stagioni di trasferte alle spalle. Ragazze con la Lazio nel sangue. Ecco chi siamo…”. 

Racconta al sito ufficiale, Elisabetta Cortani, la sua vigilia: sono i giorni che decideranno la stagione della Lazio Calcio Femminile. Che ha ripreso vita, vigore, onore e fedeltà lo scorso agosto dopo le polemiche scaturite dal varo della Lazio Women. Inutile tornarci sopra, avevamo nostalgia dei nostri ricordi. Dei gol al Flaminio segnati da Morace e Panico, delle bandiere al vento e delle feste per qualche trofeo messo in bacheca. “La voce si è sparsa e il mio telefono ha iniziato a trillare. Pres, ma torni? La voglia di tornare mi è tornata a poco a poco ma è tornata. E da lì, da quei giorni, nulla è stato più come prima. Abbiamo scelto il campo di Ottavia: avremmo giocato li. Trattativa velocissima perché quando un negoziato viene intavolato da due Laziali e’ tutto più facile. Ottavia e’ un feudo biancoceleste e ci siamo sentite subito a casa. A settembre abbiamo iniziato a formare la squadra. Lo abbiamo fatto gradualmente ed infatti il campionato non è stato tutto rose e fiori. Dopo il vittorioso esordio contro l’Aniene ci sono stati i due schiaffoni rimediati contro la Real Colombo. Ci ha fatto bene, quello stop, eccome. Molte delle ragazze pensavano che – solo per il fatto di chiamarci Lazio – tutto ci sarebbe stato dovuto. Tappeti rossi qua e là, il girone di Serie C trasformato in una passerella. Da subito non è stato così e quella sconfitta, forse, ci ha fatto aprire gli occhi. Da lì’ e’ iniziata la nostra resurrezione. Fino alla gara del girone di ritorno contro la Vis Roma Nova che ci ha quasi dato la certezza del primo posto nel raggruppamento”. 

La Lazio: un nome, un logo, un ideale che al calcio femminile mancava. Siamo gente che ha alzato Coppe, vinto scudetti, mica quisquilie. E il mondo del calcio femminile ci ha accolto di nuovo con gioia. “Il Comitato Regionale ci ha telefonato, una volta ricevuta la documentazione che attestava il nostro ritorno. Si, siamo tornate e, da settembre ad oggi, abbiamo vissuto quasi in apnea. In contemporanea con la disputa del girone C abbiamo portato avanti il progetto in Colombia. Far giocare con il marchio Lazio decine di ragazze, togliendole dalla strada, facendole sognare dietro ad una palla che rotola. E poi abbiamo ridato slancio ai nostri sogni: ci è stato vicino il Presidente Generale Buccioni, una volta saputo che – dopo lo scorso agosto – la Lazio avrebbe ripreso con i denti la propria storia. Abbiamo lucidato la nostra immagine, abbiamo riacceso la Lazialita’. E poi i nostri slogan, quelli che compaiono sulla nostra pagina web. Poteva restare nell’oblio la Lazio Femminile? No, non poteva…”.

Domenica la semifinale di Coppa Italia, poi, il 30 aprile, la sfida secca di campionato. Se la vincessimo – come gli auspicii suggeriscono – guadagneremmo la finale dei play-off che valgono il passaggio in Serie B. Sono i giorni più lunghi, saranno le ore più scivolose. Come quando – nello sport ma pure nella vita – sei ad un passo dal traguardo e non sei tranquillo fino a quando non lo materializzi. “Eppure la Lazio che verrà e’ già nel cassetto . Sappiamo come agire il prossimo anno: e’ stato Luca Gelli a disegnarla. E sarà una Lazio che si consoliderà, che avrà sostegni importanti. Ora dobbiamo concentrarci sul prossimo mese. Mi conforta il fatto che questa squadra voli: merito del preparatore fisico Del Pinto che ha lavorato sulle ragazze, rendendole gazzelle in questo finale decisivo di stagione. Merito del nostro tecnico, Lepori, che ha plasmato un vero gioiello di squadra e di talenti”.

Ma lo scorso anno, Pres, non ti mancava quasi la terra sotto i piedi, senza la Lazio, senza la tua creatura? “Eccome – racconta Elisabetta – mi è mancato il rapporto con le ragazze. Mi è mancato il campo. Anche le mie superstizioni. Contro la Vis Roma Nova ho cambiato posto alla fine del primo tempo. Quando giochiamo mi alzo, mi siedo. Un leone in gabbia. Ma la mia vita e’ accanto alla Lazio e alle ragazze. Non sapete che gioia quando, quest’anno, dopo una partita, ho riaperto la porta di casa per organizzare cene con la squadra. Mi sono sentita rinata. E poi questo campionato, le trasferte tutto assieme. Il tifo nelle gare interne. E adesso l’attesa per ciò che sarà. Non crediate che la serie C del calcio femminile sia un torneo pieno di problemi. Ho visto club organizzati, buoni campi, un movimento che possiede un’anima e che vuole crescere. Io ho i miei sogni, certo. Mi piacerebbe ad esempio che Di Bari, che oggi gioca a Chieti, possa concludere la sua fantastica carriera giocando con noi. Vorrei che le nostre ragazze delle giovanili facciano strada e che sbarchino presto in prima squadra. Ad Ottavia corrono e sognano oltre trenta ragazze: sono il nostro vanto, grazie a loro la Lazio ha ripreso a vivere. Abbiamo un progetto di consolidamento: il prossimo anno la squadra di Tarquinia, ad esempio, giocherà col nostro marchio e farà la serie C”. 

Ora il Frascati, a Monterotondo: semifinale di Coppa Italia, un’altra strada che, se percorsa fino alla fine, potrebbe portare in serie B. La Lazio è pronta, sorretta dal peso della Storia, quella con la S maiuscola. Eccoli, i sogni di Elisabetta Cortani: una Lazio che (ri)apra il sipario e si riappropri del suo palcoscenico. Come una grande attrice che reclama le luci della ribalta di una volta…

G.Bi.

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