… Quei meravigliosi Anni Cinquanta del nostro baseball

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Primavera-estate del ’49. Il biglietto d’ingresso costava cento lire, per signore, militari e ragazzi – recitavano le locandine dell’epoca – il prezzo era la metà. Simminger, il manager biancoceleste di quell’avventura: andava in scena il secondo campionato italiano di baseball.

La Lazio colse l’occasione al volo: Campione d’Italia, battendo, in un raggruppamento che contemplava sei sole squadre, la Ferrovieri Roma, la Libertas Roma, la Libertas Rimini, il Modena e l’Alessandria. Immagini e foto rigorosamente in bianco e nero: erano stati gli alleati americani, negli anni di permanenza in città, ad inculcare la passione per il baseball, una palla che rotola alla velocità del vento, basi da conquistare, un gioco nuovo e spettacolare da amare.

La Lazio, nel baseball, è entità che ha contato, eccome, nella storia della disciplina. Soprattutto negli anni Cinquanta: uno scudetto nel ’49, un secondo posto, battuta da Nettuno, quattro anni più tardi. Un altro tricolore nel ’53, un’altra piazza d’onore nel ’57, sempre dietro agli storici rivali del litorale. Soprattutto perché, alla Lazio, è abbinata la figura (quasi mitologica) di Giulio Glorioso, il più forte giocatore italiano di tutti i tempi, sei volte miglior lanciatore del campionato, due volte miglior battitore.

C’era Glorioso, nel ’53, quando la Lazio vinse il secondo titolo della sua storia. Prodezze in serie, scudetto mai in pericolo, quella stagione. Storia bella e struggente, la sua: nato a Udine, nel gennaio del ’31, ottantuno anni, oggi, portati con baldanza. Nel ’48 giocò una partita, con la squadra dei Ferrovieri, opposto alla formazione dell’Ambasciata americana di Roma. A quell’incontro era presente pure Dick Leone, il manager di allora della Lazio, che se ne invaghì.

Prometteva bene quel ragazzo, neppure vent’anni. Fu così che la favola di Glorioso (primo italiano ad essere invitato negli Usa per uno stage con Cleveland) si dilatò. Coniugandosi a quella della Lazio, capace, nel baseball, di improvvisi letarghi ed autentiche resurrezioni. In linea, insomma, con gran parte delle Sezioni che costituiscono il complessivo afflato biancoceleste.

Sciolta nel ’59, ricostituita nel ’64. Fu ancora serie A nel ’67, dove restò fino al ’73. Alla bacheca ed ai ricordi intensi del baseball si legano pure quelli del softball, impersonificati da ragazze brave ed appassionate. Sei scudetti, tutti d’un fiato, nel brevissimo arco temporale che va dall’82 al ’91. Aggiungete pure la magia di una Coppa dei Campioni, datata sempre ’91. Una disciplina tipicamente “yankee”, una di quelle che, dal Dopoguerra in avanti, ha gettato un ponte tra l’Italia e gli Stati Uniti.

La foto in bianco e nero che pubblichiamo, rigorosamente d’archivio, è stata donata alla Lazio Baseball da Giorgio Martinuzzi, indimenticato tricolore con la nostra maglia addosso. Una foto d’antan, che fila dritta al cuore, scattata nella pancia dello Stadio Torino di viale Tiziano, risalente a quei meravigliosi Anni Cinquanta quando, nella Roma del “diamante”, vincevamo scudetti rifornendo anche la Nazionale con i nostri migliori giocatori: da Giulio “Mister Baseball” Glorioso a Roberto “Papus” Marin. Che epopea, la Lazio Baseball! Che bello che appartenga, settima Sezione per età, alla grande famiglia biancoceleste…

G.Bi.

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