Fu il grande Pampa il nono campione olimpico della Lazio

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Baldo, Gabriotti, Arena, Ghira, Ognio, Lucarelli, Gionta, Guerrini, Anderson. E, prima di Felipe, cronologicamente parlando, Pampa, il brasiliano di Recife, classe ’64, olimpionico ai Giochi di Barcellona ’92 quando era ancora tesserato per la Lazio Volley. Lui, lo schiacciatore regale che infiammò – storia di oltre venti anni fa – il Palazzetto di viale Tiziano. Lui, il primo campione olimpico “contemporaneo” della Polisportiva Lazio perché dopo di lui, nel 2016, si accodò Felipe.

Due stagioni in biancoceleste, la prima, dal ’90 al ’91, tanto per far ammirare, alla nutrita schiera di amanti capitolini del volley, il suo repertorio, fatto di “muri” ma, soprattutto, schiacciate ad oltre cento all’ora. La seconda, dal ’91 al ’92, costantemente a petto in fuori, al timone di una Lazio sbarazzina ed autoritaria che vinse il campionato di A2, piombando, dopo un lungo letargo, nella serie che, per tradizione, meriterebbe.

Primo marzo del ’92: battendo Prato al termine di quattro, soffertissimi sets, in un Palazzetto brulicante di Lazialità (in tribuna, esausto, c’era anche Gian Casoni, che nutriva per il volley una autentica passione tanto da reggere i destini della società negli anni Cinquanta), la formazione biancoceleste riacquistò il diritto di giocare in A1.
Annata strabiliante, oltre mille spettatori a partita, venticinque successi su trenta gara complessive giocate. Un successo agonistico a cui però la società, dal punto di vista organizzativo ed economico, non si accodò.

Fu il classico passo più lungo della gamba, insomma: zavorrata dai debiti per allestire una discreta squadra in A1, la Lazio Volley – finito il campionato al terz’ultimo posto e dunque nuovamente retrocessa in A2 – fallì, neppure iscrivendosi al torneo cadetto.

Pampa, ritratto in una foto del Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento, al termine della stagione trionfale coincisa con la promozione, era, nel frattempo, tornato in Brasile. Vincendo prima i Giochi di Barcellona e poi aspettando una nuova chiamata dal volley nazionale. Finì prima a Spoleto e poi a Napoli, ricordando sempre con affetto il biennio vissuto a Roma. Con l’Aquila griffata sul petto, da nono campione olimpico della Polisportiva. L’ultima volta in cui la Lazio Volley guadagnò prestigio e notorietà.

G.Bic.

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