“Mi ritorni in mente”: 9 gennaio 1977, festa di compleanno col Toro!

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Ci prende sempre un po’ male quando finisce il campionato. Che volete, siamo degli inguaribili sentimentali ai quali piace far girare i fatti “importanti” della nostra vita attorno alle fortune di una squadra matta e bellissima, che si veste con i colori del cielo, quel biancazzurro che c’arde e c’innamora e che – talvolta – ci distrae, e di molto, dalle ambasce e dalle scadenze del quotidiano. Ma tant’è…

E quindi, ebbri di felicità per la conquista della nostra 7° Coppa Italia, ci avviamo all’ultima giornata di campionato con un’insolita indifferenza, un inconsueto distacco dettato dall’obiettivo appena raggiunto.Una volta tanto staremo alla finestra, perché sappiamo che i risultati “che in fondo ci interessano”, si conosceranno solo in tarda serata e perciò possiamo già mettere un voto a quest’annata: è un bel 7+.

7 come le vittorie in Coppa Italia, mentre il rafforzativo “più”, è il giusto riconoscimento alla supremazia cittadina in fatto di trofei conquistati, che taluno vorrebbe sminuire se non addirittura confutare! Un primato che non vuole essere un punto d’arrivo ma la base su cui costruire una Società Sportiva Lazio ancora più forte!

E veniamo al prossimo e ultimo turno, a Torino Lazio, uno dei grandi classici del campionato nazionale di Serie A.

Oggi vogliamo ricordare un match giocato a Torino nel giorno del 77° compleanno della squadra con l’aquila sul petto. È il 9 gennaio 1977 e gli spettatori del vecchio Comunale vedranno la propria squadra, campione d’Italia in carica, affrontare un avversario che può ancora contare su 5 giocatori scudettati del 1974 e il trio delle giovani meraviglie Agostinelli – Giordano – Manfredonia, che nel campionato in corso sta trovando la definitiva consacrazione.

Alle 14 e 30 in punto scendiamo in campo con questa formazione: Pulici, Ammoniaci, Martini, Wilson, Manfredonia, Cordova, Garlaschelli (ritratto nella foto), Agostinelli, Giordano D’Amico e Badiani.
I campioni d’Italia rispondono con: Castellini, Danova, Salvadori, Patrizio Sala, Santin, Caporale, Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli e Paolino Pulici.

La partita sarà un carosello di emozioni! Con le gambe ancora imballate dalle vacanze natalizie (siamo reduci dalla sconfitta interna di capodanno, un 1 a 2 patito ad opera del Milan) abbiamo la fortuna di passare in vantaggio quasi subito: gran gol di Martini quasi all’avvio (8’). Dopo una ventina di minuti il primo pareggio di Claudio Sala (27’). Torniamo nuovamente in vantaggio cinque minuti dopo con Garlaschelli (32’), autore di uno dei suoi tipici gol e rientriamo negli spogliatoi con un vantaggio inatteso e non del tutto meritato. Per di più Badiani, per tutto il primo tempo, ha prosaicamente martellato alle caviglie il “Poeta del Gol”, il baffuto numero 7 Claudio Sala, le cui veementi proteste (non solo le sue, ma anche di Radice e di tutti i granata) non hanno fatto cambiar giudizio al signor Gussoni di Tradate, che ritiene regolare la marcatura del nostro centrocampista, che oggi ha deciso di affrontare il suo diretto avversario con un piglio in stile Bruce Lee.

Alla ripresa, pronti-via, ed è di nuovo pareggio, con Zaccarelli (quello del Nuntareggaepiù di gaetaniana memoria) al 5′. Passano sei minuti e stavolta sono i nostri ad andare in bambola! La magnifica rete di Salvadori (61’) porta in vantaggio il Toro per la prima volta nel corso della partita. Masticano amaro i nostri, mentre i torinisti esultano tra i blocchi di neve sporca – caduta copiosa nei giorni precedenti su tutto il Piemonte – e che ora giace accumulata sul bordo della pista di atletica.

Per nostra fortuna, anche il Torino sembra non aver smaltito del tutto i bagordi delle feste e commette l’ennesima leggerezza. È da poco passata la mezz’ora quando Garlaschelli sigla il definitivo 3-3 (66’). Quel che venne definito “un risultato largo” avrebbe potuto essere addirittura larghissimo. Perché? Perché quella domenica Badiani prese alla lettera le consegne di Luis Vinicio (Claudio Sala va fermato, vivo o morto) ma venne solo ammonito, per giunta molto tardivamente. Il Torino ci regalò tre gol.

Sull’ultimo Garlaschelli quasi non credeva ai propri occhi quando gli venne recapitato il pallone – gentile omaggio di Danova & Co. – e batté lestamente a rete, prima che i difensori granata potessero cambiare idea. C’è tempo per parlarvi della traversa torinista (Santin) e del mancato colpo gobbo finale: a Gussoni dovevamo stare davvero simpatici perché verso lo scadere ci lasciò involare in contropiede (nonostante un off-side clamoroso) ma Giordano s’impappinò sul più bello davanti allo sguardo truce di Castellini. Era la palla del 3 a 4: sarebbe stato un regalo di compleanno troppo grande, quel 9 gennaio 1977!

Un campionato emozionante, romantico, appassionante, che si risolse sul filo di lana dell’ultima giornata! Il Torino arrivò ad un solo punto dalla Juventus, che si ricucì addosso lo scudetto dopo solo 12 mesi. Fu l’inizio della fine per il Torino targato Gigi Radice, il mister entrato nel cuore di tutti gli italiani – e dei tifosi laziali in particolare, i quali gli dedicarono uno striscione meraviglioso, due anni più tardi, in un momento di grande difficoltà per il tecnico di Cesano Maderno.

Noi arrivammo 5° e centrammo l’U.E.F.A, a conclusione di un’annata decisamente “si”.
Analogie con il momento attuale? Nessuna in particolare. Il Toro spera ancora in un piazzamento valido per il turno preliminare dell’Europa League, noi siamo già al preludio di quella che sarà un’altra estate calda, sul fronte del mercato che potrebbe riguardate tutta la rosa. Per tacere dell’allenatore.

Tre mesi in cui sentiremo la mancanza della nostra Lazio, ma avremo modo di leggere di trionfi annunciati (non certo da parte nostra), di proclami e di promesse, più o meno mantenibili.
Ah, dimenticavamo. Ci sarebbe la questione Supercoppa Italiana ma – visti gli impegni del contendente, avremo tempo di riparlarne, probabilmente a campionato in corso.

E allora, buon Torino-Lazio a tutti! E arrivederci a presto, per altre battaglie!

Ugo Pericoli

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