Cristian Ledesma, Uomo Lazio al passo d’addio

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È il 20’ del secondo tempo di Napoli-Lazio, atto conclusivo e decisivo della stagione. I biancocelesti sono in evidente difficoltà: sotto numericamente e appena raggiunti sul 2-2 dai partenopei. Ancora una volta, il traguardo tanto agognato sembra allontanarsi e il sogno Champions pare destinato a rimanere tale. Mister Pioli lancia uno sguardo alla panchina: ha già capito che per non far smarrire i suoi ragazzi nella bolgia del San Paolo, c’è bisogno di qualcuno che sappia come guidarli. Chi altri se non Cristian Ledesma? Non può che essere lui, il fiero condottiero biancoceleste, capitano senza fascia (viste le pochissime presenze nell’ultimo anno) di una Lazio che non vuole arrendersi a un destino che pare ormai scritto. L’ingresso in campo di “Patagonia Express” dona nuova linfa al centrocampo della Lazio che, dopo l’ultimo brivido volato via insieme al pallone calciato alle stelle da Higuain, riprende in mano la gara. E proprio in quel momento Ledesma comincia a riscrivere il suo destino e quello della Lazio: dopo aver causato l’espulsione di Ghoulam, orchestra il contropiede che porta al gol di Onazi e infine, come tante volte in questi anni, serve su calcio piazzato l’assist perfetto per la rete del 2-4, rendendo dolcissimo l’ultimo (probabilmente!) ricordo che i tifosi laziali conserveranno di lui.

Dolce come il suo primo gol in biancoceleste, in un derby di fine 2006: sinistro dai venticinque metri e palla sotto il sette della porta romanista; la corsa sfrenata e una gioia immensa che quella sera culminò col tuffo di mister Delio Rossi nel Fontanone del Gianicolo. Quel tiro al fulmicotone ha fatto innamorare tutti noi di lui. Di uno come lui, orgoglioso e mai eccessivo, schivo e carismatico, generoso ed altruista, in una parola: Laziale… Laziale vero. Lui che venuto dalla Patagonia non poteva sapere cosa fosse per noi la Lazialità ma che, meglio di chiunque altro, in questi ultimi anni, l’ha rappresentata e fatta propria.

Sono passati tanti anni da quando la Lazio lo acquistò, nell’estate del 2006 dai giallorossi del Lecce. Tante volte ha portato con onore la fascia di capitano, moltissime le geometrie disegnate e i lanci illuminanti per i compagni di squadra.

Esordisce in Coppa Italia contro il Rende (20 agosto) e in campionato a San Siro contro il Milan (10 settembre): la Lazio perde ma a fine anno, sotto la guida di Delio Rossi, conquista il terzo posto in campionato e l’accesso ai preliminari di Champions League, proprio come in questa stagione.

Dalla Champions alla Champions quindi: 9 stagioni con l’aquila sul petto, 14 gol in 318 presenze. È il settimo in questa particolare classifica, preceduto solo da gente come Giuseppe Favalli, Pino Wilson, Aldo Puccinelli o Vincenzo D’Amico. È anche il primo straniero con più gettoni con la maglia biancoceleste. Ma parlare di Cristian Ledesma come di uno straniero, lui che ha indossato anche la maglia della nazionale italiana, non ha senso. Ledesma è… un Uomo Lazio. Uno di quelli che la Lazio l’ha sposata e che da vecchio (neanche tanto) guerriero ancora la difende. Ha sempre dato tutto in campo, giocando anche con febbre, infiltrazioni e caviglie malconce, mostrando un attaccamento e una generosità che perfino i suoi più aspri critici devono riconoscergli.

E pensare che la sua storia con i biancocelesti ha rischiato seriamente di spezzarsi dopo tre anni, quando nell’estate 2009 venne messo fuori rosa per problemi contrattuali. Finì ai margini del gruppo (insieme a Pandev), costretto ad allenarsi in orari assurdi e senza mai vedere il campo di gioco. Ci fu anche un ricorso, giudicato inammissibile dal collegio arbitrale, per chiedere la rescissione del contratto. I rapporti col presidente Lotito degenerarono e la Lazio di Ballardini, nel frattempo, sprofondò in classifica. Quando Edy Reja arrivò sulla panchina biancoceleste (febbraio 2010), il tecnico goriziano fece da paciere e pretese il reintegro del numero 24 per raggiungere una salvezza che a un certo punto della stagione sembrava lontana. Ancora una volta la Lazio, nel momento della necessità, si rivolse a Ledesma e Cristian, ieri come oggi, rispose presente, conducendo i compagni di squadra fuori dall’inferno della retrocessione.

Appena un anno prima, invece, aveva alzato al cielo la sua prima Coppa Italia, segnando il primo rigore dell’interminabile serie contro la Sampdoria. Una gioia indescrivibile superata solo da un’altra incredibile vittoria, quella del 26 maggio 2013: Roma – Lazio 0 a 1, gol di Lulić. In quel derby Ledesma era capitano, uscì nel secondo tempo per infortunio e pianse di gioia al triplice fischio finale. Il suo palmarès in biancoceleste dice: 2 Coppe Italia e 1 Supercoppa Italiana.

Ma questo guerriero silente non vive di solo calcio. Oggi è in prima linea, insieme alla moglie Marta, per aiutare la piccola Giorgia nella battaglia più dura che ci sia, quella contro una rarissima malattia, un’anomalia cellulare che blocca la motilità intestinale. Cristian e Marta hanno raccolto fondi, coinvolto molti calciatori e gente comune per dare una speranza alla “stellina di Berdon”.

Polmoni ma anche cuore, dunque, di un ragazzo venuto dai confini del mondo e che per nove anni si è posto a difesa dell’Aquila. Tra poche settimane il suo contratto scadrà e quasi certamente le strade si divideranno, in un silenzio colmo di ricordi e di emozioni. I tifosi laziali lo hanno già salutato con due striscioni significativi apparsi all’Olimpico e a Formello: “Ciao Cristian, capitano leale” e “Ledesma laziale vero”. Di lui si apprezza anche il fatto che non si sia mai lasciato andare a futili polemiche o parole fuori luogo. È un anti-divo per eccellenza, uno di quelli che parla poco ma che quando lo fa dice cose importanti. Come dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia, il 20 maggio scorso, quando il “capitano dimenticato” consolò così il giovane Cataldi: “Danilo, avrai tantissime altre occasioni: non solo sei il futuro ma sei già il presente della mia Lazio.  Sono orgoglioso di te e lo sai, ti ho sempre sostenuto e coccolato; la Lazio è in ottime mani… in ottimi piedi… i tuoi. Ti auguro di essere capitano al più presto, a lungo e senza intoppi. Tu tanto già lo sai, per te io ci sarò sempre”.

Un’investitura ufficiale o quasi, ma anche una lettera d’addio ai colori biancocelesti. Nel suo futuro forse la MLS americana o chissà quale nuova sfida. Nei nostri ricordi, invece, rimarranno i suoi sguardi intensi, glaciali e di fuoco allo stesso tempo, le sue verticalizzazioni e quel primo dolcissimo gol con la maglia della Lazio: in bocca al lupo Ledesma, Uomo Lazio.

Gabriele Scarparo

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