SIGNORI: E SEGNA SEMPRE LUI…

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Una intuizione dell’allora diesse Carlo Regalia. “Dottore, Casillo è pronto a discutere della cessione di Signori. Che facciamo? Intavoliamo una trattativa?” E Cragnotti, che tutti chiamavano “Il Dottore”, disse si, avendo negli occhi gli sfracelli che Beppe Signori, classe ’68, combinava ai danni della Lazio ogniqualvolta scendevamo allo “Zaccheria”.

Che favola quella di Re Beppe alla Lazio: anni di gol, di magie. Capitano di quella squadra, allenata prima da Zoff e poi da Zeman. Capocannoniere in tre campionati. Reti che restano nella mente di ogni tifoso, come quelle serpentine a tutto gas contro Torino e Inter, battendo Marchegiani e Zenga, mica due carneadi.

L’unico cruccio, vero: Beppe ha dato tanto alla Lazio (ancora oggi è il miglior marcatore della storia biancoceleste con 127 reti complessive, secondo solo all’immenso Silvio Piola) senza però alzare neppure un trofeo. Litigò con Eriksson, in una fredda notte, a Vienna, e da lì fini’ tutto. Non si era preso con Mancini e Sven gli preferiva anche Casiraghi, avendo pure Boksic. Decise di andarsene, stanco di non essere più considerato come avrebbe voluto. Fu davvero un oltraggio del destino, ripensandoci. Il Capitano di tante gare vinte, l’eroe di diversi derbies, che non alzò mai un trofeo: eppure la Lazio, dalla sua partenza, ne vinse diversi, in tante e diverse competizioni.

Una storia iniziata alla grande, evaporata pero’ dietro una grande malinconia. Basta il ricordo delle sue reti a mitraglia – e quel coro (“e segna sempre lui…”) – per far si che Beppe Signori resti nella storia della Lazio. E delle 120 più belle storie dell’intero Sodalizio…

G.Bic.

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