Roma 2024: il Coni approva all’unanimità

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MILANO Visto che anche qui sempre di calcoli – ma non renali – si parla, c’è spazio per la goliardia: «Ignazio, dopo il ricovero al Gemelli sei un uomo nuovo, hai 15 anni in meno», scherza Luca Cordero di Montezemolo appena vede entrare in sala il sindaco Marino, accompagnato dall’assessore Alessandra Cattoi, passata per un giorno dal cerchio magico a quello olimpico. Al secondo piano del Padiglione Italia, nel bel mezzo dell’Expo, lo stato maggiore del Coni sfida l’afa, si allenta le cravatte e lancia la sfida della candidatura di Roma 2024. E’ tutto molto veloce, niente dibattito come la settimana scorsa in Aula Giulio Cesare.
IL VOTO Il Coni dice sì con 64 voti su 64 (all’ora di pranzo c’era stata la stessa modalità bulgara anche per la giunta nazionale). Giovanni Malagò, numero uno del Coni, dice che la squadra è un tavolo a quattro gambe: ci sono il suo comitato, quello promotore presieduto da Montezemolo e dal vice Luca Pancalli, il Comune e il Governo. Ecco, qui manca Palazzo Chigi. E Malagò stoppa subito qualsiasi polemica da leggere come riflesso della tensione, ora silente e carsica, tra Renzi e Marino. «Ho parlato con il premier – assicura – e mi ha detto che presto affiderà la delega allo sport, quindi avremo un interlocutore». Il sindaco introduce il voto con un discorso strappa applausi: dice di avere una visione di Roma che arriva fino al 2030 e che questi Giochi saranno senza sprechi né cattedrali nel deserto, all’insegna della sostenibilità. Si è portato anche il libro del premio Pulitzer David Maraniss su i Giochi di Roma ’60 da leggere. Non fa in tempo. In compenso si gode il passaggio di Malagò quando annuncia che ha avuto «una lunga telefonata con il presidente del Cio Thomas Bach, che ha apprezzato l’88% di voti a favore dell’assemblea capitolina sulla candidatura». Parigi vista da qui, dai padiglioni del mondo riuniti a Milano, non fa paura. Figurarsi Boston, Budapest o Amburgo. «L’Expo è un buon biglietto da visita», sottolinea il presidente del Coni. Un metaforico passaggio di consegna con le Olimpiadi, si augura Montezemolo. Marino si porta comunque dietro la puzza «dei pentoloni che ho scoperchiato». E assicura che vigilerà ancora di più e che l’opinione pubblica internazionale – e quindi anche il Cio – riconosce il lavoro di pulizia che sta facendo. Nel dubbio, annunciano dal Coni, anche l’Anticorruzione vigilerà sui progetti, che dovranno essere sostenibili e di «cucitura». Montezemolo gli dà atto che «c’è stata una risposta, un intervento immediato di magistratura e di istituzioni, voglia pulizia». I modelli da copiare sono quelli di Barcellona, Sidney e Londra. Il sogno da ripetere è quello di Roma ’60, che non a caso finisce nel video clip ufficiale.
L’ACCOGLIENZA L’importante è non essere masochisti e non dividersi, come auspica Malagò. E Marino seduto al suo fianco fa sì con la testa. Il gotha dello sport italiano – in sala ci sono Tavecchio, Pescante, Petrucci, Carraro e poi tutti i presidenti delle altre federazioni più varie glorie plurimedagliate – applaude. Adesso, da qui al luglio 2017 quando il Cio darà il verdetto finale, c’è da fare lobby. Puntando su queste quattro direttrici, enunciate da Montezemolo: bellezza, cultura, sostenibilità e innovazione. Dopo un’ora suona il gong, Marino prima di andarsene fa un giro nel padiglione della Svizzera, ma è fermato di continuo: «Non mollare», gli dicono in molti. Lui ride e li rassicura. Scattano i selfie. Un calore che si ripete anche in aeroporto. «Le sfide mi eccitano», aveva detto poco prima. Ma forse non pensava solo alle Olimpiadi.

Il Messaggero S. Canettieri

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