“Mi ritorni in mente”: dicembre ’49, quel bel pari contro il Toro

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Cari fratelli laziali,

in questo periodo di grandi sovvertimenti storici e socioeconomici in cui nessun settore delle attività umane è stato risparmiato (e che ha impattato pesantemente sul calcio), ci è toccato attendere quasi la mezzanotte prima di poter tirare un sospiro di sollievo. Abbiamo battuto la Fiorentina e non c’importa come. Si gioca ogni tre giorni, quasi sempre in seconda serata, come se si giocassero i mondiali in Argentina o negli Stati Uniti, ma le immagini provengono da città infuocate di caldo come Roma, Firenze o Lecce. Una situazione veramente limite, di cui si parlerà nei libri di storia. E allora, questa volta, prendiamo la storia tra le mani! Per l’amarcord di oggi abbiamo scelto un Torino-Lazio lontanissimo, che farà scendere la lacrimuccia a molti nonni e padri. Faremo un viaggio nel tempo, nell’epoca di una Lazio splendida e cinquantenne nel mitico stadio Filadelfia, quello del Grande Torino, e finiremo col raccontarvi di un nostro grande ex, Silvio Piola, infuriato ed espulso in una partita (che per lui equivaleva all’ennesimo derby), giocata “contro” papà Tommaso Maestrelli, che quel giorno giocava dalla parte sbagliata. Resterete stupiti della serie di aneddoti e di intrecci che coinvolgono molti dei personaggi dei quali stiamo per parlarvi!

Eravamo “quasi” nel 1950, l’anno rotondo come un pallone, come cantava Amedeo Minghi nel suo splendido brano. Erano gli anni del dopoguerra, romantici, impolverati, costantemente affamati e tuttavia ricchi di speranza. Solo qualche mese prima, il 4 maggio 1949, l’aereo proveniente da Lisbona con a bordo giocatori e dirigenti del Torino di ritorno da un’amichevole col Benfica, si schiantava sulla collina di Superga. Per Torino e per l’Italia tutta, una tragedia insopportabile e immeritata.

Con l’organico praticamente azzerato il Torino dovette ricostruirsi nel giro di un’estate.
La prima Torino Lazio post-Superga si giocò il giorno di Santo Stefano, lunedì 26 dicembre 1949: era la XVII giornata del Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1949/50.
L’allenatore del Torino è Giuseppe Bigogno. Fra un anno si siederà sulla nostra panchina, ma ancora non lo sa. Quel pomeriggio manda in campo questi undici: Moro, Bersia, Nay, Tubaro, Picchi, Gremese, Frizzi, Santos, Bengtsson, Hjalmarsson e Carapellese.

E la Lazio? Trattandosi di una Lazio così lontana, non possiamo non raccontarvi qualche aneddoto sugli uomini di questa Lazio eroica, che portò a termine un campionato entusiasmante. Una rosa di giocatori favolosi, dai nomi “antichi” e fuori dal tempo, come Lucidio, Vittorio, Norberto, Zeffiro, Enrico, Romolo, nomi che oggi non si usan più, che avevano il volto impomatato e il baffo da bel tenebroso di tante immagini in bianco e nero ammirate nei film del neorealismo italiano.

Tra i pali Lucidio Sentimenti da Bomporto, detto sentimenti IV, quarto di cinque fratelli tutti calciatori! Uno dei più grandi portieri italiani, un Dino Zoff ante litteram! In difesa Francesco Antonazzi da Morlupo, Renato Spurio da Roma, il pesarese Zeffiro Furiassi (ritratto a destra nella foto scattata in una precedente gara disputata allo “Stadio Torino, che sarebbe poi diventato il “Flaminio”), il romanissimo Romolo Alzani, il fratello maggiore di Lucidio Sentimenti, alias Sentimenti III o “Ciccio”, per gli amici. Il prode capitano Aldo Puccinelli da Bientina, piccolo e “cattivissimo”. A centrocampo Mario Magrini, dalla goriziana Monfalcone: il suo vero cognome era Magrin, ma il Fascismo costrinse ad italianizzarlo in Magrini. In attacco, il forte Norbert Hofling, che nacque a Cernovitz, che all’epoca faceva parte del Regno di Romania e oggi è in Ucraina: un apolide della Lazio, e non sarà il solo. Sempre a centrocampo, il funambolo Enrico “Flaco” Flamini, un gaucho argentino di Rosario di Santa Fè: aveva un nome assai lungo e musicale “Enrique Domingo Flamini”, ma per noi era semplicemente Richetto. Davanti Ferenc Nyers II, nato nella francese Merlebach, figlio di un ungherese emigrato in Alsazia per lavorare in miniera. Aveva un fratello più famoso, Stefan Istvan, il cannoniere dell’Inter di quel tempo. Dal riassetto politico post-bellico si ritrovarono con le radici spezzate e morirono apolidi entrambi. Il nostro allenatore era il poco più che quarantenne Mario Sperone, piemontese di Priocca, praticamente uno sbarbatello per i severi standard dell’epoca.

Non essendo ancora nati settant’anni fa, vi riportiamo la sintesi di una cronaca originale dell’epoca. Sappiate che secondo il regolamento internazionale all’epoca in vigore, non erano previste sostituzioni, all’infuori del portiere ma solo se “seriamente” infortunato. Insomma, una situazione molto diversa rispetto a quel che potrebbe verificarsi tra qualche ora.

“Non è stata una bella partita, perché più che l’aspetto tecnico-tattico ha prevalso quello agonistico che, però, si è tramutato spesso in un gioco scorretto che l’arbitro Cicardi non ha saputo reprimere. Il Torino è una squadra che raccoglie l’eredità luminosa del Grande Torino, ma non ha nulla da spartire con quello. È una squadra giovane, inesperta, labile nel morale, ma ce la mette tutta per onorare quella che è stata la squadra più forte d’Italia. La Lazio ha svolto il gioco migliore, ma nella ripresa il Toro ha spinto di più e quindi il risultato è l’esatta espressione dei valori in campo. La Lazio è andata in vantaggio al 1′ con un’azione iniziata da Sentimenti III, il migliore in campo in assoluto, e proseguita da Hofling e poi da Flamini che serve Nyers II. L’ala sinistra brucia Moro con un bel tiro rasoterra. L’azione è stata bellissima e velocissima e non ha dato modo ai difensori torinisti di intercettare la sfera. All’8′ su traversone di Hofling, Gremese tocca nettamente la palla con una mano, ma Cicardi non vede e non concede il netto rigore a favore della Lazio. Sarà questo il primo di una lunga serie di errori dell’arbitro lecchese. Al 10′ Sentimenti IV viene colpito violentemente, ma involontariamente, ai reni da Bengtsson; il gioco rimane fermo per oltre un minuto per dar modo al portiere di ricevere le cure del caso. Da questo momento il portiere romano sarà molto condizionato nelle parate. Al 18′ Hjalmarsson porge a Bengtsson che tira; il pallone viene respinto proprio sui piedi di Frizzi che non ha difficoltà a battere Sentimenti IV. Dopo tre minuti Sentimenti III ferma un’azione di Santos e parte in quarta, serve Magrini che dà la palla a Puccinelli; la piccola ala brucia con un dribbling strettissimo Tubaro e spara imparabilmente in rete. Un brutto gesto di Nay (palla buttata in faccia a Nyers II, accende ancor di più il tono dell’incontro, già di per sé fallosissimo, e oltre che in campo qualche rissa si accende anche nelle gradinate. Alla ripresa del gioco il Torino sembra morso dalla tarantola e il gioco falloso diviene la regola. Alzani salva sulla linea, ma al 19′ Frizzi serve Santos che tira. La palla è respinta da Antonazzi, riprende Santos che supera Sentimenti IV. Poi si segnalano due ottime occasioni laziali sprecate banalmente da Nyers II e Puccinelli e un fallaccio, ignorato dall’arbitro, su Carapellese in piena area di rigore. La Lazio potrebbe segnare al 44′, ma Moro compie una splendida uscita su Nyers II lanciato verso la porta.”

Noi aggiungiamo che nonostante fosse dicembre fu un bel pomeriggio di sole e che erano presenti 16.400 spettatori. Prima dell’incontro una piccola delegazione laziale (l’allenatore Sperone e il capitano Flamini) si recò a rendere omaggio ai Caduti di Superga, apponendo un mazzo di fiori sulla lapide commemorativa in tribuna d’onore. Nella ripresa Flamini accusò un risentimento all’inguine e siccome non esistevano sostituzioni, il suo apporto fu praticamente nullo. Terminò con un pari, un 2 a 2, che a dispetto di quanto riportarono le cronache, avrà assai appassionato i tifosi, visto i tumulti riferiti dal cronista.

A fine campionato la Lazio chiuderà una delle migliori stagioni della sua storia! Pensate: esattamente due settimane dopo questa partita, la Lazio avrebbe soffiato su una torta con 50 candeline! 9 gennaio 1950: una data importantissima, che ci vide quarti in classifica (oggi vorrebbe dire Champions League) e che – per una curiosa coincidenza, rispecchia esattamente la classifica attuale delle squadre italiane per titoli e trofei vinti, a settant’anni esatti di distanza!

Guardate chi c’era nei bassifondi della classifica: vogliamo dirvi che la asroma quell’anno si salvò per il rotto della cuffia, perché durante la penultima (e decisiva) giornata di campionato batté il Novara per 2 a 1, grazie ad un arbitraggio talmente scandaloso che comportò l’espulsione di Silvio Piola, sotto gli occhi increduli di un giovanotto toscano di nome Tommaso Maestrelli detto Tom.

Come andò a finire? L’oscura vicenda dell’arbitro fiorentino Pera, che condusse per mano i giallorossi alla vittoria nella ripresa, dopo che il primo tempo si era chiuso con il Novara in vantaggio per 1 a 0, sollevò un’interrogazione parlamentare, a valle della quale “si suggerì” di ripetere l’incontro. Con quei due immeritati punti in più in classifica, in serie B venne mandato il Bari anziché la asroma e, dal momento che il Novara si salvò comunque, la ripetizione della partita non ebbe mai luogo. Impariamole queste cose, studiamole bene, per rispondere a tono quando smargiassano scudetti d’estate e alludono agli aiutini e ai favori presunti.

Quanto al giovane Maestrelli, una ventina di anni dopo ritornò a Roma dalla parte “giusta”, per scrivere le pagine più belle ed emozionanti della nostra lunga e gloriosa storia.

Oggi vi abbiamo trattenuto più del solito. Perdonateci. Quando si parla di Lazio la Storia bussa spesso alla porta.
Luis Alberto ha un nome da torero e dunque cerchiamo di scrivere un’altra bella pagina, martedì sera.

Forza Lazio!

Ugo Pericoli

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