“Mi ritorni in mente”: Spal-Lazio, quel pomeriggio di un giorno da Maghi

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Una Lazio d’altri tempi quella che scese in campo a Ferrara il 13 aprile 1969, intenta a giocarsi bene le carte nella XXVII giornata del campionato di Serie B. Quel pomeriggio il ritorno in serie A è ancora incerto. I ragazzi di Juan Carlos “Mago” Lorenzo, all’Olimpico sono un rullo compressore ma in trasferta il ruolino di marcia non è immune da battute d’arresto. Inoltre, nessuno ha dimenticato lo sgambetto patito in Coppa Italia proprio dalla Spal: dopo l’esaltante vittoria nel derby per 1 a 0 e un interlocutorio pareggio col Bologna, scivoliamo malamente su una buccia di banana piazzata dai ferraresi, un altro deludentissimo 1 a 1 non più rimediabile ai fini del passaggio turno.

“Dalla buccia di banana ai ruzzoloni in campo il passo è troppo breve” – pensò tra sé e sé Mago Lorenzo, l’uomo che aveva fatto della scaramanzia un’arte – mentre visionava il terreno del vecchio Comunale. Condizioni che lo convinsero sul fatto, che a scivolare verso una sconfitta non sarebbero stati solo Diego Zanetti e la sua fida gallina allenatrice (*), ma la Lazio tutta. In questo clima di tregenda si aprono le ostilità, con il Mago assorto nei suoi pensieri, che saranno stati d’imprecazione al 10’ – quando il signor Torelli di Milano non fischia un sacrosanto penalty per un’entrata killer su Ghio – e irriferibili alla mezz’ora, quando la Spal passa immeritatamente in vantaggio a seguito di un colpo di testa di Bertarelli. Negli spogliatoi, un caldo mix di tè e di rabbia. Alla ripresa la Spal mostra i denti ma è solo una maschera di facciata.

Dai e dai ci pensa Governato (ritratto nella foto) a trovare il pari 64’. Un gol quasi “pulito” nel bel mezzo di una mischia sporca, non poteva che segnarlo uno che si era meritato l’appellativo di Professore. Nello Governato, un umanista prestato al calcio, futuro romanziere e saggista nonché amatissimo dirigente per tutte le stagioni – CCC calma, cultura, classe in ordine rigorosamente sparso, fece uscire la Lazio dal pantano e la proiettò verso la vittoria che arrivò nei minuti finali ad opera di un Ghio mai domo. La Lazio vinse per 2 a 1.

La domenica successiva sarebbe iniziata la sua volata verso il primo posto, che conquistò in un contesto climatico assai diverso, il secondo giorno dell’estate, domenica 22 giugno. Mentre la Lazio festeggiava il ritorno in Serie A la Spal sprofondava in Serie C, dove sarebbe rimasta per 4 anni. Lo stesso tempo che impiegò la Lazio per cambiare la propria identità, quando il presidente Umberto Lenzini comprese che la “scienza del calcio”, per quanto inesatta, era sempre più affidabile delle illusioni della magia. Si andava esaurendo l’era dei maghi alla Lorenzo e s’intravedeva quella di Tommaso Maestrelli, l’uomo nuovo della Lazialità.

Oggi che basta fare un giretto nel web e scoprire che Spal significa Società Polisportiva Ars et Labor, ci piace immaginare il Professor Governato intento a regalare il suo sorriso gentile ai compagni, mentre illustra loro l’etimo di questo acronimo che non ha nulla a che fare con la magia. Oggi che alla Spal abbiamo imposto la regola del 3 in altrettanti incontri, vinti sempre con 3 gol di scarto, è doveroso ricordare la razionalità che ispirò Nello Governato quel pomeriggio di un giorno da maghi.

La corsa per la Champions non può prescindere dalla gestione dello stress. Che sarà indispensabile per conquistare il maggior numero di punti. A cominciare da quelli in palio a Ferrara, mercoledì sera.

(*) Sì, c’è stato un tempo che al campo di allenamento fece comparsa perfino una gallina. Ma questa è un’altra storia, un altro tempo e – forse – un altro calcio. Del quale sentiremo la mancanza, un giorno.

Ugo Pericoli

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