“Mi ritorni in mente”: Lazio e Spezia unite dalle rivendicazioni di titoli sportivi!

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Cari fratelli Laziali,

nel preparare l’amarcord di presentazione della prossima partita che la Lazio disputerà sabato pomeriggio, non abbiamo perso molto tempo per realizzare che non avremmo potuto rievocare precedente alcuno. Il perché è presto detto: lo Spezia è una neopromossa e l’unico precedente è quello proprio che stiamo per raccontarvi. Ci siamo appassionati alla storia della piccola società ligure per via delle numerose e stupefacenti affinità elettive che scoprirete leggendo l’articolo. Cominciamo col dirvi che il loro simbolo è comune al nostro: è un’aquila.

Era una domenica, quel 25 maggio 1941. Lo Spezia Calcio 1906 e la nostra Lazio si sfidarono nel piccolo stadio cittadino intitolato alla memoria di Alberto Picco.

Sull’Italia spiravano venti di guerra, ma il calcio provava ancora a regalare un sorriso agli italiani. Si giocavano i quarti di finale della Coppa Italia 40/41 e lo Spezia di A. Sassarini ospitava la Lazio allenata dall’ungherese Ferenc Molnar e guidata sul campo dal leggendario portiere Uber Gradella. Da sottolineare nell’undici iniziale Aquilotto (questo il soprannome affibbiato a tutta la squadra spezzina, che sopravvive ancora oggi per quanto riguarda il Settore Primavera) la contemporanea presenza dal primo minuto di Costa e Costanzo, rispettivamente gli occupanti il primo e terzo gradino del podio dei bomber della storia spezzina.

Fin dal fischio d’inizio la Lazio impone la superiore qualità, trovando subito la via della rete, al terzo minuto, con il libero Romagnoli. Vettraino, il mediano biancoceleste, raddoppiava al 28’ con bolide mancino che si insaccava alle spalle di un incolpevole Camerino. Il primo tempo terminava sul risultato di 0-2, ma ancora Romagnoli, vestiti per una giornata i panni del goleador, al 55′ insaccava la terza marcatura laziale. Seguita pochi minuti dopo dalla quarta, ad opera di Pisa. I racconti dell’epoca riportano, a quel punto, una Lazio leziosa, superficiale, che inizia a far girare la palla tentando di innervosire gli spezzini in campo. Il risultato irrita i tifosi di casa che iniziarono a fischiare. Fu così che, sfruttando le disattenzioni di Monza e Romagnoli, il guizzante Costanzo, facendosi largo tra le maglie biancazzurre, concludeva due azioni personali con tiri imprendibili anche per il fortissimo portiere della Lazio Gradella. Due a quattro e con dieci minuti che ancora dovevano correre sul cronometro: la partita si poteva riaprire. Tuttavia, lo Spezia non riuscì a gettare il cuore oltre l’ostacolo e un altro difensore, Gualtieri, chiuse la contesa al minuto 89.

È questo l’unico precedente ufficiale tra lo Spezia e la nostra Lazio, che si perde nei meandri della Storia del nostro paese e s’intreccia con mille altre storie più piccole e personali, come quella di un vecchio pallone di cuoio marrone, cucito a mano, pesantissimo e difficile da controllare per chiunque, ieri oggi e domani, in quella nostalgica domenica del 25 maggio del 1941.
Il tabellino ufficiale rilevato dall’arbitro alla fine dell’incontro fu il seguente: 2 a 5 per la Lazio.
Marcatori: 3′ Romagnoli (L), 28′ Vettraino, 55′ Romagnoli (L), 59′ Pisa (L), 79′ Costanzo (S), 82′ Costanzo (S), 89′ Gualtieri (L)

Formazione Spezia (modulo 5-2-3): Camerino; Persia, Burini, Lippi, Meragalli, Morosi; Sodini, Zeppelli; Costa, Costanzo, Rallo – Allenatore. A. Sassarini

Lazio (modulo 2-6-2): Gradella; Monza, Romagnoli; Fazio, Ferri, Gualtieri, Marella, Vettraino, Baldo; Flamini, Pisa – Allenatore Ferenc Molnar

Vorremmo a questo punto richiamare la vostra attenzione su un particolare importantissimo, che accomuna in modo indissolubile la storia delle due squadre con l’aquila sul petto: nel suo albo d’oro lo Spezia Calcio può vantare un titolo nazionale, grazie alla vittoria del campionato di guerra del 1944 conseguita dai VV.FF. Spezia, un club a esso affiliato. Tale successo fu ufficialmente riconosciuto dalla FIGC come titolo “onorifico”, che se pur non equiparabile allo scudetto, può essere menzionato nel palmares ufficiale e può essere raffigurato attraverso un simbolo distintivo sulla divisa di gioco. Questo riconoscimento ufficiale è stato conferito nel 2002. Questa è la loro storia, che è talmente romantica da sembrare una leggenda!

Con l’Italia divisa dal fronte di guerra conosciuto come Linea Gotica, la Federcalcio si divise in due: mentre l’amministrazione monarchica legittima continuò a operare nel cosiddetto Regno del Sud, i funzionari federali presenti nella Repubblica Sociale Italiana (stato fantoccio della Germania nazista) organizzarono da Milano un “Campionato di divisione nazionale misto”. Il torneo venne diviso in gironi zonali, organizzati in tre fasi regionali le cui vincitrici avrebbero disputato le finali per l’assegnazione del titolo di Campione d’Italia.
Lo Spezia Calcio, a quel tempo, era stato costretto a sospendere l’attività: il presidente Perioli, era stato catturato e inviato nei campi di concentramento in Germania. Semorile, l’unico dirigente rimasto, decise di contattare il comandante dei Vigili del Fuoco cittadini, l’ingegner Gandino, per allestire una squadra in grado di rappresentare La Spezia nella Divisione Nazionale.

L’accordo venne presto raggiunto: nacque così un nuovo club, il Gruppo Sportivo 42º Corpo dei Vigili del Fuoco, il quale mantenne come allenatore Barbieri, rilevò tutti i calciatori dello Spezia Calcio sotto l’impegno scritto di restituirli alla “casa madre” al termine del conflitto, e acquisì i cartellini di giocatori di altre squadre a titolo di prestito. Questo escamotage, non insolito per il periodo (per abbinamento, anche la Juventus si era trasformata in Cisitalia e il Torino in Torino FIAT), costituì uno stratagemma per sottrarre i calciatori agli obblighi del servizio militare. Lo Spezia Calcio, nel frattempo, rimase inattivo. Fino alle battute conclusive del torneo, in cui i VV.FF. risultarono inaspettatamente primi, sia gli organi federali controllati dalla Repubblica Sociale Italiana, sia le principali pubblicazioni sportive (in particolare la Gazzetta dello Sport e il Guerin Sportivo), definirono la Divisione Nazionale 1943-1944 “campionato italiano” e il titolo in palio “scudetto”.

La FIGC fascista, tuttavia, rinnegò la manifestazione con i succitati comunicati del 17 luglio e dell’8 agosto. Inoltre, il Regno d’Italia, col decreto legislativo luogotenenziale nº 249 del 5 ottobre 1944, dichiarò privo di ogni valore giuridico qualsiasi atto di nomina del governo della RSI; specificamente, annullò e rese illegittimo ab initio il mandato di Ettore Rossi e di Puccio Pucci alla guida del CONI, nonché i conseguenti incarichi di Rossi e di Ferdinando Pozzani in FIGC. L’organizzazione di un campionato da parte di questi soggetti, perciò, divenne essa stessa non legale. Tuttavia, dopo perduranti ricerche e petizioni dei giornalisti e delle autorità spezzine, il 22 gennaio 2002 la Federazione ha parzialmente accolto le istanze dello Spezia Calcio, assegnandogli un titolo sportivo onorifico (ufficiale, seppur non equiparabile allo scudetto) per la vittoria del campionato 1943-1944, con una menzione particolare allo spirito di sportività con cui gli atleti spezzini affrontarono le difficoltà di un periodo storico in cui l’Italia era lacerata dalla guerra civile. Insieme all’attribuzione di questo titolo onorifico, è stata conferita allo Spezia la possibilità di apporre permanentemente sulle divise sociali un distintivo speciale in ricordo di quell’impresa. Ulteriore particolarità del riconoscimento è il fatto che la FIGC ha attribuito alla squadra spezzina un titolo in realtà vinto dal G.S. 42º Corpo dei Vigili del Fuoco, cioè una società de iure differente dallo Spezia. Lo Spezia, insomma, può fregiarsi della vittoria di un campionato a cui, tecnicamente, non ha mai partecipato, sebbene bisogna constatare che il 42º Corpo dei Vigili del Fuoco rilevò e schierò gli stessi giocatori del club ligure (oltre a calciatori provenienti da altre compagini), e quindi de facto i due sodalizi tendevano a coincidere.

Siamo lieti di raccontarvi questo precedente, facendo luce su questa storia romantica e conosciuta solo da pochi (La Spezia è una realtà molto piccola, lontana dalle luci dei riflettori), perché la riteniamo utile per smuovere le acque e richiamare all’attenzione degli organi competenti suggerendo una risoluzione in merito all’assegnazione ex aequo dello scudetto della stagione 1915.

Un tema, quello della Grande Guerra, e dei dolorosi accadimenti ad essa legati, che è molto caro anche al glorioso sodalizio spezzino: il loro stadio è intitolato alla memoria di Alberto Picco, un calciatore dello Spezia Calcio 1906, al quale un destino avverso riservò una morte sul campo di battaglia, il 16 giugno 1915, quando, poco più che ventenne, prese parte alla battaglia per la conquista del Monte Nero con il corpo degli alpini. A lui, e alla memoria dei nostri ragazzi della Lazio 1915, abbiamo dedicato l’amarcord di oggi.

Nella foto dell’articolo, sulla destra potete vedere l’ingresso, storico e monumentale, dello stadio dello Spezia Calcio 1906. Fu eretto nel 1919, a conflitto appena ultimato. Nell’altra, una splendida immagine della Lazio di quella stagione, nella quale spicca il sorriso di Silvio Piola e la maglia da “ragno nero” del nostro mitico portiere Uber Gradella.

La domenica di quel 25 maggio 1941, visto il risultato rotondo, guardò la partita dalla lontana, appoggiandosi ad un palo della porta, godendosi la giornata di sole a braccia incrociate: stiamo parlando di Uber Gradella, l’uomo che rinunciò a qualsiasi altro ingaggio (ed al relativo tornaconto economico) pur di non vestire un’altra maglia che non fosse la nostra, biancazzurra e con l’aquila sul petto.

Adesso sì, che stiamo parlando di Calcio!

Forza Lazio!

Ugo Pericoli

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