“Mi ritorni in mente” – Lazio-Chievo del 2003: il Maglia-day del Presidente del sorriso

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La nostra storia è fatta di continui saliscendi, un romanzo scritto tra gli alti e i bassi dei suoi tortuosi percorsi, quasi una metafora della vita, che pone però sempre al primo posto l’amore per questa squadra, appassionante e romantica, alla quale non facciamo mai mancare il nostro affettuoso sostegno, nei momenti che contano.

L’autunno del 2003 è uno di questi. È passato solo un anno dalla cessione di Alessandro Nesta, tanto inevitabile quanto dolorosa. Ci fece soffrire così tanto vederlo affacciato da quel balcone della sede del Milan, quell’ultima sera di agosto, stralunato e intimidito, una smorfia di amarezza sul sorriso spezzato, quello di chi deve sorridere ex lege, da contratto, con il groppo in gola.

Non avemmo tempo per salutarlo. Su quel balcone c’era anche l’ultimo grande regalo del presidente Sergio Cragnotti, quell’Hernan Crespo acquistato per farci diventare i più forti anche in Europa. Su quel balcone si chiuse definitivamente l’epoca cragnottiana. I tempi che si intravedevano all’orizzonte, sarebbero stati all’insegna del sano realismo e del massimo rigore finanziario.
Da questo momento, saranno le banche a muovere i fili. Quando si parla di Lazio alla televisione, non si riesce mai a distinguere l’aspetto tecnico da quello finanziario. Quest’ultimo è affidato alle cure di Luca Baraldi, un giovanissimo manager fortemente voluto da Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, che gli ha affidato il compito, non sempre grato, di risistemare i conti.

Baraldi non scherza. Sorride poco o nulla. Durante le interviste, si rivolge agli shareholders e agli stakeholders, con lo sguardo e la postura che ricordano quella dei sanitari mentre rilasciano il bollettino medico alla stampa, quando il ricoverato è una persona importante. Non gli scappa una dichiarazione in chiave sportiva neanche a sparargli. Rigore e fermezza sono le sue uniche parole: saranno decisive per convincere i creditori (e l’erario) che sulla S.S. Lazio si può fare affidamento. Proprio nei giorni di Lazio Chievo il suo compito si è positivamente concluso. Lascerà la Lazio pochi giorni dopo, in acque più calme.

Alla sua figura, dall’eleganza sottile e un po’ seriosa, fa da contraltare la solarità di Ugo Longo. Siciliano di Caltanissetta, classe ’41, è l’avvocato della famiglia Cragnotti. Negli anni della sua dinastia, nessuno sa chi sia Ugo Longo. Anch’egli ha il compito di gestire questa fase delicatissima: il suo sorriso, caldo e tranquillizzante, sarà pari alla sua straordinaria capacità ed efficienza manageriale.

Ugo è un uomo che trasmette serenità. Il suo sorriso è contagioso. Ad uno come lui riesce facile trasformare un giorno da Mayday in un Maglia-Day. Così, quando annuncia che per Lazio Chievo la Società e i Giocatori metteranno una mano sul cuore (e l’altra sul portafoglio) per donare a tutti gli abbonati una maglia della Lazio, la Puma (lo sponsor tecnico dell’epoca), ne produrrà oltre 40.000: sarà la prima volta in assoluto nella storia del calcio, che una società organizzi la coreografia per i propri tifosi.

Un gesto che ancora oggi mette i brividi e che è rimasto nel cuore e negli occhi di tutti noi.
Quella Lazio è ancora fortissima, infarcita com’è di campioni ereditati dall’era Cragnotti. La formazione è di una qualità estrema: Peruzzi, Stam, Couto, Mihajlovic, Favalli , Fiore, Dabo, Liverani, Stankovic , Muzzi , Claudio Lopez. In panchina, oltre a Simone Inzaghi, anche Casazza, Giannichedda, Negro, Oddo, Corradi e Zauri. Alla sua guida, c’è un Roberto Mancini ancora in rampa di lancio ma già in odor di alto panchinariato internazionale.

Pierluigi Collina da Viareggio scriverà sul suo taccuino che al 64’ Sinisa Mihajlovic ha realizzato il gol della vittoria, superando un suo celebre ex-collega campione d’Italia 1999-2000: parliamo del “conte”, Luca Marchegiani. Non sarà una grande partita, Mancini non ha ancora trovato la quadra e il gol segnato sarà un mezzo autogol: ma tanto basta. Perché non fu una partita come tante altre, fu il Maglia-Day: una giornata da ricordare, fortemente voluta dall’avvocato Ugo Longo, il presidente che quando parlava di Lazio – camicia bianca, completo e cravatta blu – sembrava rivolgersi direttamente a te, come quel professore dal sorriso buono e incoraggiante che all’esame ti guardava negli occhi, mentre ti restituiva il libretto sul quale aveva scritto quel voto alto, che tu sapevi di non meritare. Ci piace ricordare quel Lazio- Chievo perché ci sembra, nel farlo, di ricordare Ugo Longo e il suo sorriso buono, che culminerà nella vittoriosa finale di Coppa Italia, giocata a Torino contro la Juventus, al termine della stagione.

Sabato pomeriggio sarà nuovamente Lazio Chievo: ci giochiamo davvero tantissimo. Chi può, porti la Maglia e anche la Bandiera: coloriamo di biancazzurro lo stadio! I conti si faranno alla fine: vorremmo sorridere ancora, quel giorno.

Ugo Pericoli

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