“Mi ritorni in mente”: il pesce d’aprile del Cholo alla Vecchia Signora

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Cari fratelli Laziali,

vi ricordate nel periodo del lockdown quante volte abbiamo sognato di poterci giocare questa partita?
Eravamo ad un punto di distanza dalla Juve ma sentivamo di avere l’inerzia dalla nostra parte. Oggi è tutto cambiato, andremo all’Allianz Juventus Stadium con qualche rimpianto di troppo e con troppi titolari in meno, siamo retrocessi al quarto posto in classifica eppure vi diciamo che, proprio in questo frangente, la Lazio può ancora dire la sua.

Da troppo tempo Immobile non trova la via del gol. Si incontrerà vis a vis con Cristiano Ronaldo mentre Milinkovic ci terrà a brillare come nell’incontro di andata (per non parlare di Ryad). La Juventus è battibile, il Sassuolo l’ha fatta ballare parecchio. Certo, direte voi, il Sassuolo corre e tira in porta, due cose che contano molto in una partita di calcio e che negli ultimi tempi la Lazio ha stentato a mettere in pratica. Sappiamo anche che non possiamo essere quelli abulici visti a Udine.

Dobbiamo sperare che Simone Inzaghi si ricordi una vittoria vecchia di vent’anni, quella che stiamo per rivivere insieme a voi, una delle più belle vittorie della Lazio nei suoi centoventi anni di storia.

Era il primo aprile del 2000, la ventottesima giornata del Campionato di Serie A 1999-2000.
La Lazio di Eriksson era staccatissima. Stava uscendo, non senza fatica, da una fase di involuzione durata più del previsto. Correvamo su tre fronti, una Coppa Italia sempre intrigante e una Champions da provare a vincere nonostante alcuni sconcertanti omissis, specialmente nelle partite in casa.

La Juventus cerca di staccare ancora di più e Carlo Ancelotti manda in campo la formazione tipo: Van der Saar Ferrara Montero Iuliano Conte Tacchinardi Davids Pessotto Zidane Del Piero e Pippo Inzaghi.

Noi siamo una multinazionale del pallone. Nel corso dell’ultimo e vittorioso derby Marchegiani si è infortunato piuttosto seriamente e il ruolo di titolare tocca a Ballotta. Roberto Mancini è squalificato. Manca anche Alessandro Nesta ed avremmo detto già tutto.

Nonostante ciò Eriksson schiera una Lazio molto offensiva ma, soprattutto, incredibilmente forte: Ballotta Negro Couto Mihajlovic Pancaro Conceicao Almeyda Veron Simeone Nedved e Simone Inzaghi.

In panchina un’altra infornata di titolari troppo forti per essere considerati riserve: Concetti Gottardi Sensini Stankovic Ravanelli Lombardo e l’alieno Boksic.

Alle venti e trenta in punto il signor Farina di Novi Ligure avvia l’incontro. La Lazio è assolutamente intenzionata a fare lo scherzetto del primo aprile alla Juventus. È l’occasione giusta per provare a riaprire il Campionato. Riusciamo subito a mettere in difficoltà i difensori bianconeri con le incursioni di Simone Inzaghi, gli slanci di Nedved, le cavalcate di Conceicao mentre Veron opera una azione costantemente offensiva.

I bianconeri non stanno a guardare e Filippo Inzaghi, prima, e Del Piero, poi, confermano che Marco Ballotta è davvero un grande portiere. La partita è combattuta e a centrocampo si incrociano le spade con scontri duri ma leali.

Nel finale di tempo è Nedved ad avere la grande occasione ma il ceko perde il tempo e Iuliano gli chiude lo specchio per un tiro realmente pericoloso.

Nel secondo tempo non partiamo benissimo. La Juventus vuole provare a staccarci in modo probabilmente definitivo. La prima occasione capita sui piedi di Zidane la cui conclusione insidiosa è messa in angolo da Pancaro. Poco dopo è Davids a provare ma Ballotta si supera. Al minuto 65 la svolta: la Juve rimane in dieci in seguito all’esplosione di Ferrara per doppia ammonizione. Passa un solo giro di lancette: pennellata di Veron, Simeone, ritratto nella foto, brucia tutti sul tempo insaccando di testa alle spalle di Van der Saar che non ci ha capito niente.

La gioia del Cholo e di tutti noi esplode in modo irrefrenabile. Ancelotti prova a rimediare ed opera alcune sostituzioni. Eriksson è bravissimo perché non snatura la vocazione offensiva della squadra e, addirittura, manda in campo Lombardo e Ravanelli anziché schierare un difensore in più.

Non abbiamo mai avuto paura di essere raggiunti e giochiamo a viso aperto, ribattendo azione su azione ai bianconeri. Allo scadere è ancora protagonista il caro Marco Ballotta ad opporsi da campione ad una punizione di Del Piero. Quando l’arbitro fischia la fine, i giocatori vanno a ricevere l’abbraccio dei tantissimi tifosi arrivati a Torino con pullman, treni e tantissime auto.

Sono le 22 e 40 circa. Simeone compie un gesto che è destinato a diventare iconico quasi quanto il dito di Giorgione, puntato verso la Vittoria. El Cholo alza la mano destra formando con le dita un 3: i punti che separavano, dopo quel match, la Lazio, a quota cinquantasei, dalla Juventus, ferma a cinquantanove, nella dolce serata di vent’anni fa.

Cari fratelli Laziali, la squadra di Simone Inzaghi quest’anno si è già superata diverse volte. Questa volta non è una finale. Non è nemmeno un’ultima occasione perché sarebbe un errore considerarla tale. Però, tornare a vincere proprio a Torino significherebbe mettere fine alla crisi che sembra aver rapito la Lazio dall’inizio di giugno. Possiamo ancora puntare al secondo posto a patto che i nostri giocatori recuperino le energie e, soprattutto, ritrovino il sorriso che è diventato il grande assente di casa Lazio.

L’attendiamo da marzo, adesso mancano davvero poche ore…

Forza Lazio
Ugo Pericoli

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