“Mi ritorni in mente”: febbraio 2004, la banda-Mancini cala il tris al “Tardini”

127 0

Cari fratelli Laziali,

ogni epoca ha la sua Lazio e ogni Lazio ha la sua storia. Oggi vi porteremo ad una Lazio versione Austerity, che si vide costretta a vendere le sue stelle più lucenti per poter sopravvivere, ma – nonostante tutto, sempre dignitosa e vincente! Erano gli anni “del sorriso”, se non di tutti i tifosi, almeno di una gran parte di essi, rasserenati da un presidente che sapeva sempre rispondere con un sorriso alle varie difficoltà della vita. Forse, il presidente più simpatico della storia della Lazio: Ugo Longo.

Era una Lazio priva di Nesta e di Crespo, priva di Nedved, Negro, Pancaro, Salas, Almeyda, Stankovic e Veron. Del magnifico dream team targato Cragnotti rimaneva soltanto capitan Favalli, poi Couto, l’ingrassato Mihajlovic e il sempre giovin Simone Inzaghi. In panchina si era assiso uno dei trainer più giovani e futuribili, Roberto Mancini. Era al suo secondo anno da allenatore, e stava ripercorrendo quanto messo in mostra da giocatore, ma con un pizzico di concretezza in più.

Era l’8 febbraio del 2004: la Banda Mancini saliva a Parma per incontrare i ducali nella 20° giornata del Campionato di Serie A 2003-04. Il Parma era affidato alle cure di Prandelli, anch’egli considerato uno dei più bravi. Schierava Frey, Benarrivo, Castellini, Cannavaro, Seric, Barone, Bresciano, Marchionni, Morfeo, Carbone e l’astro nascente Gilardino. A disposizione anche Amelia, Potenza, Camara, Rosina, Cammarata, Deganu e Zicu.

Mancini non disponeva certo della “corte” delle precedenti gestioni, tuttavia la rosa era di tutto rispetto e vantava anche qualche eccellenza. In campo andarono Peruzzi, Oddo, Stam, Couto, Favalli, Fiore, Dabo, Liverani, Zauri, Corradi e Claudio Lopez.

Il Mancio poteva contare anche su Sereni, Albertini, Cesar, Giannichedda, Mihajlovic, Inzaghi e Muzzi, seduti uno accanto a un altro sulla fredda panchina del vecchio Tardini. Rispetto alla partita precedente, Mancini ha cambiato sei uomini, ha posizionato alto a destra soldatino-Zauri, quasi in linea con la coppia d’attacco Corradi – Claudio Lopez; ha posizionato Dabo come argine di centrocampo, tra Fiore e Liverani; ha riproposto Oddo all’ala e scelto Stam come centrale.

Passano cinque minuti e Stefano Fiore, imbeccato da Corradi, ha sul piede la prima palla gol: il diagonale però è troppo largo e sfiora il montante di un nulla. Il Parma risponde con un tiro del fiacco Barone, ma poi Benarrivo abbatte in area Claudio Lopez solo quattro minuti più tardi. Parma subito in affanno, biancazzurri concentratissimi. L’arbitro è l’inesperto signor Dattilo di Locri, che non se la sente di fischiare un rigore così a freddo.

Si arriva al 38′: Corradi, sullo spiovente di un calcio d’angolo, viene cinturato e abbattuto da Castellini. Dattilo stavolta non ha esitazioni e indica con decisione il dischetto del rigore. Claudio Lopez lascia partire una (rischiosa!) bordata centrale: è lo 0 a 1 per noi, siamo al 40′. Sul finire del primo tempo, al secondo di recupero, ancora uno splendido contropiede – Zauri propone un invitante pallone da destra, velo di Lopez, botta a colpo sicuro di Fiore e prodigiosa risposta di Frey, che lascia il Parma ancora in partita.

Prandelli negli spogliatoi ridisegna la squadra: fuori Morfeo e dentro Cammarata, per provare a sostenere l’abulico Gilardino, perso tra le morse dei difensori laziali. Mancini risponde inserendo Albertini per Dabo, che era stato toccato duro a metà tempo. Passano 5 minuti, Marchionni effettua un tentativo che sembra dar credito alla strategia di Prandelli. È solo un’illusione però! Claudio Lopez se ne va tutto solo al 9′, ma il pallonetto con cui scavalca Frey rimbalza a terra e scavalca la traversa con una traiettoria beffarda. Benarrivo al 12° sembra un cavallo che dorme in piedi e si fa ipnotizzare dal filtrante di Corradi.

Claudio Lopez non ci pensa due volte e stavolta non sbaglia il 2 a 0. Passano altri dieci minuti, la Lazio sembra inarrestabile: “El Piojo” scappa ancora e indirizza verso la fronte di Corradi, per il 3 a 0 che vale il K.O tecnico. Siamo solo al 20° minuto del secondo tempo e si respira aria di goleada. Un nuovo miracolo di Frey ancora su Corradi, dopo soli quattro giri di lancette, impedisce al risultato di farsi impietoso. Negli anni Novanta del secolo scorso, il Parma e la Lazio vennero soprannominate “le sorelle di latte”, per via del business dell’agroalimentare nel quale i rispettivi presidenti si spartivano ampie quote di mercato. Il 2003-04 sarebbe stato un campionato di ridimensionamento per le due ex sorelle.

La Lazio del secondo scudetto venne ridotta di circa nove undicesimi, il Parma invece aveva dovuto rinunciare agli astri nascenti Adriano e Mutu, venduti al miglior offerente nella precedente sessione del mercato estivo. Le sorelle si qualificarono entrambe per l’Europa League. Noi mancammo la riconferma in Champions ottenuta l’anno prima, ma sollevammo un nuovo trofeo, dopo soltanto quattro anni di digiuno: vincemmo la quarta Coppa Italia, regalando un sorriso a trentadue denti a Ugo Longo, nella vittoriosa serata contro l’inevitabile Juve di inizio millennio. Una vittoria inattesa, che fece salire la bile a molti, specialmente a una certa stampa romana che sarebbe stata lieta di intonare il de profundis per la squadra più antica e gloriosa della Capitale.

Domenica, quando i giocatori scenderanno in campo, avremo già soffiato sulle 121 candeline della torta di compleanno della nostra cara Lazio. Una torta virtuale, che vorremmo condividere dal nostro posto, dal divano, uniti in un brindisi per festeggiare una vittoria che sarebbe estremamente importante, in vista di una nuova rincorsa.

Forza Lazio!

Ugo Pericoli

Nessun commento on "“Mi ritorni in mente”: febbraio 2004, la banda-Mancini cala il tris al “Tardini”"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *