GHIRA, UN RE DELL’ACQUA

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Non solo un museo sulla storia della Lazio calcio: bisognerebbe predisporne uno esclusivamente per i cimeli della Lazio Nuoto, la sezione più antica (e vincente) della Polisportiva.

 

Prendete il caso, ad esempio, di Aldo Ghira, ritratto in una bella foto. Nel 1948 Ghira, assieme ai compagni Geminio Ognio e Gildo Arena (Laziali anch’essi), vinse la medaglia d’oro nel torneo di pallanuoto dei Giochi Olimpici di Londra.

 

Un fenomeno in acqua, uno dei campioni più puri che la nostra società può vantare di aver allineato. Classe, potenza, metodo: ha inciso, eccome, nella storia della nuoto e della pallanuoto nazionale.

 

Ghira, triestino di nascita ma romano d’azione, è uno dei dieci campioni olimpici che la Lazio, con fierezza, esibisce con baldanza. Classe 1920, morì relativamente giovane (a 71 anni), piegato, forse, dai rovesci della vita per via di un cruento fatto di cronaca e di sangue che, a metà degli anni Settanta, vide protagonista il figlio Andrea.

Lui, Ghira, pallanuotista della Lazio e della Nazionale, negli anni Quaranta fu unanimemente riconosciuto come uno degli atleti più completi e più versatili del panorama internazionale.

Era in vasca, nel 1945, quando la Lazio aveva meritatamente vinto il suo primo scudetto: verdetto poi revocato da una discutibile decisione della Federazione che, accogliendo un reclamo della Rari Nantes Napoli (circolo, allora, che contava parecchio nelle stanze dei bottoni), tolse ai biancocelesti il loro titolo. Avrebbe dovuto aspettare altri undici anni, la Lazio (era il 1956) per vincere e festeggiare il primo (ed unico sinora) tricolore di pallanuoto.

All’epoca era consuetudine che un grande nuotatore fosse sinonimo pure di un eccellente pallanuotista. Al connubio non sfuggì neppure Ghira: formidabile ranista, immarcabile in vasca, con quei movimenti rapidi e un repertorio vastissimo di conclusioni in porta. Ghira, assieme ad Arena e Ognio (altri pallanuotisti senza tempo) fu uno dei protagonisti del “Settebello” (il copyright della locuzione fu del radiocronista Niccolò Carosio, prestato, ai Giochi di Londra, dal calcio alla waterpolo) che, nella prima edizione olimpica dopo la guerra, vinse la medaglia più ambita. Bello oggi rievocare le sue imprese. Perché la Lazio, per fortuna, ha tracciato storie straordinarie ad ogni latitudine, da quasi 120 anni a questa parte.

G.Bic.

 

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