FELIPE ANDERSON, L’ULTIMO ORO OLIMPICO

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Baldo, Gabriotti, Arena, Ghira, Ognio, Lucarelli, Gionta, Guerrini, Pampa: fino all’agosto del 2016 erano i nove campioni olimpici della Lazio. Poi, dall’altra pare del mondo, a Rio de Janeiro, giocando davanti alla “torcida” di casa, si è aggiunto il decimo: Felipe Anderson che, al termine di una partita romanzesca, domò, con il suo Brasile, la Germania ai calci di rigore, facendo impazzire il Maracana e un paese intero.

Fu festa grande dunque per la Lazio Generale. Dieci ori olimpici, mica uno scherzo. Una romantica avventura iniziata ai Giochi di Berlino del ’36, proseguita – passando per le Olimpiadi di Londra, Melbourne e Roma – fino a Barcellona, nell’edizione che vide trionfare, con il suo Brasile, Pampa, allora funambolo della Lazio Volley.

Erano ventiquattro, lunghissimi anni che aspettavamo, trepidanti un altro urlo olimpico biancoceleste ai Giochi. Ci riuscì Felipe, arrivato a Roma nella stagione successiva a quella della vittoria della Coppa Italia più importante della storia.

Inizio complicato, come fu complicata quella stagione con Petkovic esonerato a Natale, richiamando Reja. Poi l’esplosione con Pioli, quei tre mesi da leggenda in cui la Lazio, grazie ai lampi di classe di Anderson, inanellò otto vittorie di fila.

La Champions evaporata in Germania. Il rapporto ondivago con Inzaghi. La scelta di varcare la Manica, scegliendo gli “hammers” del West Ham. Dieci ori olimpici grazie a lui. Si, lo confessiamo. Pur tra qualche pausa di troppo, talvolta, a noi Felipe Anderson manca…

G.Bic.

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