CARA LAZIO TI SCRIVO…

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Cara Lazio ti scrivo e siccome oggi sono passati esattamente quaranta anni ti scriverò ancora più forte.
Volevo dirti una cosa.
Oggi era domenica e tu giocavi a Pescara. Stavi giocando un campionato un po’ anonimo, ad ottobre avevo avuto la disgrazia di Vincenzo e pensavo – con una ingenuità che oggi riesce persino a farmi sorridere – che sarei stata ricompensata da una maggiore fortuna nelle giornate a venire.

Doveva essere una partita da segno X ma speravo anche di vederti vincere perché, una volta ogni tanto, vincevi anche in trasferta.

Invece le cose andarono male e perdesti 2 a 0. Ma, come immaginerai, non era questa la cosa che volevo dirti. Quella sera c’erano le Volanti della Polizia ad attenderti, già direttamente a bordo campo. Le notizie arrivavano frammentarie, non esistevano gli smartphone e Whats App e appresi le notizie da Paolo Valenti nel più desolante “90emo Minuto” della mia vita.

Non tutti erano a casa e la notizia mi colse impreparata: chi era al cinema, chi con la fidanzata, chi al solito bar, per la chiacchierata della sera e per prendere il mezzo litro di latte fresco, che era terminato.

Mi misi a tavola dissimulando indifferenza e attesi “Gol di Notte” con trepidazione. Sicuramente Michele ne avrebbe saputo di più e mi avrebbe rassicurata che era tutto un equivoco, che le Volanti erano state inviate perché era una prassi dettata dagli “anni di piombo” ma che, dopo tutto, non era successo niente di così grave. Ma alle ventuno e trenta il ciuffo di Michele non riuscì a mascherarne l’ansia.

Seppi poi del pianto di nonno Umberto, incredulo è indeciso sul da farsi, consolato a malapena da qualche bravo dirigente pescarese.
Fu quella la mia notte più lunga, che ha dato il “la'” ad una Serie di discese ardite e di risalite che ti hanno portato ad essere una delle squadre più competitive, la quarta squadra italiana per numero di trofei vinti, in Italia e in Europa.

Sai un’altra cosa? Legano sempre il tuo nome a fatti che nulla hanno a che fare con lo sport! Partite truccate, addirittura amichevoli truccate, capitani (poco) coraggiosi che si vendono al primo venuto e anche episodi di antisemitismo, razzismo e neofascismo vengono accostati al tuo nome. Chi? Quando? Un po’ tutti, dalla Rai al Corsera nonché c’è anno in cui questa data non venga ricordata, come a voler riscrivere un romanzo criminale del pallone legandolo unicamente ad un solo colpevole. Ogni tanto potrebbero raccontare ai lettori che sei un Ente Morale, che cedesti il tuo campo di allenamento per farne un orto di guerra, che nel 1915 mandasti tanti tuoi figli al fronte, per fargli “giocare” una partita di sola andata.

Ti sei abituata a ricevere insulti e insinuazioni da ogni dove e sai bene che spesso devi difenderti da qualche telecronista iper-udente che è sempre solerte a captare gli “buu” provenienti dalla tua Curva, anche quando in realtà provengono dalla Curva opposta.

Avresti potuto dire che, nella primavera del 1980, altri clubs furono più forti, più diplomatici, più lesti a sbarazzarsi di prove inconfutabili ma non lo facesti. Preferisti non tacere la tua colpa, perché tale fu, perché quel giorno i tuoi figli migliori sbagliarono, senza se e senza ma.

Eri già grande ma, da quel giorno, hai saputo rafforzare il tuo Sodalizio e sei sempre capace di accogliere, far crescere, perdonare tutti, soprattutto chi, per dabbenaggine o leggerezza, quella volta sbaglio’.

Uomini veri, però, che ti sono sempre rimasti accanto e accompagnano con discrezione le mie giornate, ogni giorno, alla radio, anche oggi che una tempesta silenziosa e invisibile si è abbattuta sulla Umanità intera.

Volevo dirti che ti penso sempre, so che te ne stai al sicuro, a casetta, ma so che presto, quando il vento sarà calato, sarai pronta a riprendeee il volo verso quel traguardo che ci meritiamo entrambi.

A presto Lazio, mi manchi!
La tua gente

Ugo Pericoli

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