Alessandra Cirelli, la gran signora del softball

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Sei scudetti, colorati di biancoceleste nell’esiguo spazio temporale che va dall’82 al ’91. Sommate, nell’ultima stagione, pure una Coppa dei Campioni. Miscelate il tutto: avrete una sorta di egemonia, o quasi, nel softball, il baseball in gonnella. Il primo tricolore, vinto nell’82 contro il Bollate, la formazione rivale, per antonomasia, di quegli anni.

Magici, irripetibili, profondamente Laziali. Bis tricolore nell’85, ancora contro Bollate. Nuovamente regine della classe nei due anni a seguire, battendo prima il San Saba, in una sentita stracittadina, e poi il Sinco Parma. Ultimi due scudetti messi in tasca nel ’90 e nel ’91, sconfiggendo ancora Bollate a cui la Lazio, in quelle stagioni fiammeggianti, dovette realmente sembrare Belzebu’.
In tutti questi trionfi l’impronta di Alessandra Cirelli, ritratta in una luminosa foto, mica una qualunque, entrata coi fatti – ovvero al termine di una carriera, da lanciatrice, in cui ha fatto strage di titoli, nella Lazio e, ovviamente, in Nazionale – nella prestigiosa Hall of Fame della disciplina. In cui, all’epoca, si faticava e ci si allenava molto, a volte – per la consueta rotazione dei (pochi) campi a disposizione, uno dei talloni d’Achille della nostra città – solo per avere la soddisfazione di leggere il proprio nome nel referto pubblicato, su due colonne, a fondo pagina, dai giornali.
Alessandra, al pari della sorella, Angela, di Donatella Cena e di altre ragazze, brave, appassionate ed amanti disinteressate di una disciplina che coinvolge, ha retto i destini della Lazio Softball finché ha potuto, fino a quando ha potuto avere il supporto di sponsors solidi. Poi, quando tutto è venuto meno, ha insegnato softball su altri diamanti. Prima di tornare a seguire i palpiti del cuore, di nuovo con la sua Lazio, grande protagonista della serie B attuale, spinta pure dal bel progetto dei fratelli Sesto: riqualificare l’area di via Galba, adiacente via Cristoforo Colombo, per farne la casa-madre del baseball e del softball biancoceleste. L’auspicio, d’altronde, è uno solo: fare in modo che la testimonianza di cosa sia stata la Lazio Softball, in Italia ed in Europa, non venga offuscata.

di Giorgio Bicocchi

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