1905, LA PRIMA LAZIO PALLANUOTO

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L’uomo in basso? E’ Guido Ottier. La prima fila da chi è composta? Da sinistra a destra: Olindo Bitetti, Remo Forlivesi e Tito Masini. I ragazzi in seconda fila? Tullio Mestorino, Romeo Tofini, Costante Pizzangrilli. E’ una foto che immortala la Lazio di pallanuoto, ritratta nella piscina delle Acque Albule di Tivoli nel 1905.

La storia non si cancella, si tramanda. Non è un caso che, decenni dopo, proprio la Lazio Nuoto abbia deciso di inaugurare un polo natatorio proprio a Tivoli, all’interno della Città dello Sport, in via Empolitana, una scuola per assecondare i prodigi dei ragazzi e delle ragazze della periferia Est di Roma. Come dire: alleviamo potenziali campioni ripercorrendo la leggenda…

I nomi sopra menzionati non compaiono tra coloro che la targa di Piazza della Libertà ricorda e annovera come i fondatori della Società Sportiva Lazio, vero. E, in fondo, è una sorta di ingiustizia. Furono alcuni di loro, rivisitando la storia, infatti, tra i grandi protagonisti di quelle annate folgoranti, assolutamente decisivi anch’essi nel dilatarsi degli ideali della Lazio. Che, in sostanza, voleva dire mutua assistenza, condivisione, olimpismo, rispetto e fratellanza.

Masini, ad esempio, fu amico per la pelle di Ancherani e Baccani. Di Bitetti si è sempre tramandato che, seppur minorenne (era nato nel 1886), era solito frequentare la panchina di Piazza della Libertà – laddove la Lazio venne fondata – e gli argini sottostanti del Tevere, buoni per i primi bagni, per qualche schiamazzo di troppo e per un senso di amicizia che si alimentava.

E’ una foto bella, unica e particolare: raffigura la baldanza di quei ragazzi, spinti a provare l’ebbrezza della waterpolo dai racconti entusiastici di alcuni giovanotti inglesi. “Provate questo nuovo sport”, sembrò che dissero loro. Alla stregua del famigerato pallone consegnato da Bruto Seghettini, alfiere del Racing di Parigi, ai virgulti del calcio, quelli che, all’inizio del Novecento, trasformarono Piazza d’Armi in una arena bianca e celeste.

Se tutto quanto venne dopo, se Pedersoli, Pucci e Gionta portarono, nel ’56, lo scudetto in dote alla Lazio, se i ragazzi di oggi di Sebastianutti militano con baldanza in serie A1, la genesi è tutta racchiusa nella romantica foto del Centro Studi che oggi pubblichiamo: sette ragazzi, vestiti coi vestiti dell’epoca. Orgogliosi di chiamarsi Lazio e di veicolare (primi a Roma, come sbagliarsi?) il segreto della pallanuoto.

G.Bic.

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