… quando la Sora Lella diceva: “Perché Laziale? A Roma c’era solo la Lazio…”

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C’è un bandierone che campeggia ormai fisso in Curva Nord. Non ritrae nessun giocatore attuale della Lazio né tantomeno un indimenticato idolo del passato. Il suo protagonista è un volto femminile, dall’espressione severa ma al tempo stesso serena e di una bontà infinita. È il viso della Sora Lella, al secolo Elena Fabrizi. La sorella del grande Aldo o semplicemente la ‘nonnà per antonomasia del cinema italiano. Per la Capitale, un simbolo autentico di romanità doc. Per i tifosi biancocelesti, emblema di quel senso di appartenenza riassunto dalla parola ‘lazialità’. ‘Lella’ nacque a Roma il 17 giugno del 1915, sempre nella Città Eterna si è spenta il 9 agosto 1993. Un vita intera trascorsa all’ombra del Cupolone, divisa tra la passione per la cucina e quell’insolito passatempo chiamato cinema. Ma non solo: il terzo amore – oltre ai figli e alla famiglia, ovviamente – la legava proprio alla Lazio.

È passata alla leggenda la risposta che offriva a chiunque le chiedesse i motivi della sua scelta: “Quando ero bambina, a Roma c’era solo la Lazio”. Il club giallorosso avrebbe infatti visto la luce nel 1927, quando Elena aveva già compiuto dodici anni. Nel 1977 fu proprio lei a spronare il compianto cantante romano Aldo Donati a comporre un inno per la sua squadra del cuore: vide così la luce “Sò già dù ore”, ancora oggi una delle canzoni più amate dai sostenitori del club capitolino. L’affetto per la Lazio si evinceva anche facendo un salto ai suoi ristoranti (prima una trattoria a Campo dè Fiori, poi il locale che porta il suo nome sull’Isola Tiberina): dietro la cassa faceva bella mostra un poster incorniciato dedicato proprio alla sua fede calcistica.

verdone sora lella

Elena Fabrizi e Carlo Verdone in una scena di ‘Acqua e Sapone’

A un tifoso romanista, Carlo Verdone, deve la grande popolarità raggiunta negli anni Ottanta: le sue parti in “Bianco, rosso e Verdone” e in “Acqua e Sapone” – diventate cult per il pubblico di ogni età – le sono valse rispettivamente un Nastro d’Argento e un David di Donatello. Ma l’esordio sul grande schermo risale alla fine degli anni ’50, con la partecipazione a uno dei capolavori di Mario Monicelli, “I soliti ignoti”. È nel 2012, invece, che il suo ritratto ha fatto capolino tra i bandieroni che colorano la Curva Nord. Il popolo laziale la considera, a tutti gli effetti, tra le figure ‘nobilì del Pantheon biancoceleste.

Fonte: repubblica.it

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