Quindici anni fa l’ultimo squillo a Torino: Simone, ricordi questa foto?

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Innanzitutto la data: era il 15 dicembre 2002 e si giocava la XIV giornata di campionato. La Lazio, reduce del pareggio beffardo subito in casa dall’Inter (da 3 a 0 a 3 a 3, roba che ancora adesso ci mangiamo le mani…), sale al Delle Alpi per affrontare la Juve di Lippi.

Storie e situazioni da rammentare oggi, all’inizio della settimana che ci porterà ancora a Torino, stavolta ospiti dell’Allianz, al cospetto della squadra che da sei anni di fila porta lo scudetto sul petto. Fu questa, infatti, quindici anni fa, l’ultima vittoria in campionato della Lazio. Non siamo ai livelli del letargo che ci colpisce, ormai da ventotto anni, in casa dal Milan ma è riscontro che va tenuto a mente.

Ripercorriamo allora il tabellino di quella sfida, decisa da una doppietta al fulmicotone di Stefano Fiore, l’uomo che, era la primavera del 2004, avrebbe poi orientato la vittoria della quarta Coppa Italia biancoceleste, segnando tre gol ai bianconeri nella doppia finale. L’ammazza-Juve per eccellenza, dunque.

JUVENTUS: Buffon, Thuram, Iuliano (30′ Ferrara), Montero, Birindelli, Zambrotta, Tacchinardi, Davids, Nedved(46′ Camoranesi), Del Piero, Salas (56′ Di Vaio). A disposizione: Chimenti, Conte, Baiocco, Zalayeta. Allenatore: Lippi.
LAZIO: Peruzzi, Oddo, Negro, Stam, Favalli (74′ Pancaro), Fiore (81′ D.Baggio), Simeone, Stankovic (90′ Giannichedda), Cesar, Corradi, C.Lopez. A disposizione: Concetti, Colonnese, S.Inzaghi, Chiesa. Allenatore: Mancini.
Arbitro: Sig. Pellegrino (Barcellona Pozzo di Gotto).
Marcatori: 34′ Nedved, 35′ e 50′ Fiore.

Fu davvero una notte scintillante, con un dominio biancoceleste dall’inizio alla fine, solo per pochi secondi messo in discussione dall’effimero vantaggio siglato da Nedved (azione peraltro viziata da un mani di Del Piero). Per il resto, Lazio padrona assoluta, con azioni rapide, ficcanti e in verticale. La foto, scattata nell’umidità e nella nebbia del Delle Alpi, raffigura la gioia di Fiore, rincorso dal “Cholo” Simeone.

Una Lazio favolosa, quella di Mancini, che, in panchina, schierava, in quella notte magica, anche Simone Inzaghi, peraltro non fatto entrare in campo. Ecco, Simone – uno che ha la memoria di un elefante – certo ricorderà l’ultimo, nostro prodigio nella tana della Juve. Chissà che allora – dopo aver battuto la Juve in Supercoppa – non ne tragga le giuste intuizioni per infrangere anche il tabù che permane in Campionato…

G.Bi.

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