“Mi ritorni in mente”: ahinoi, nel gennaio 2017 l’ultima vittoria contro la Dea!

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Cari fratelli Laziali,

come si dice in questi casi, “buona la prima”.

Appena il tempo di godersi la prima vittoria in trasferta che è già tempo di Lazio Atalanta. Che partita strana, questa Lazio Atalanta alla prima di campionato. Pensate: se fino ad un decennio fa questa partita rientrava tra quelle di seconda fascia, per interesse e prestigio, è divenuta un “grande classico” del calcio italiano. Molto per merito dell’Atalanta, che dall’ultimo ritorno in serie A ha inanellato una serie di stagioni di assoluto valore, conquistato finali, scalato le gerarchie del calcio nazionale ed europeo (anche attraverso sessioni di calciomercato veramente sontuose) e posto la ciliegina sulla torta con uno stadio di proprietà completamente rinnovato e a misura di tifoso.

Strana partita anche perché, tutto sommato, queste due squadre si somigliano. Segnano valanghe di goal. Hanno alla guida due timonieri di lungo corso, anche se facciamo finta di non accorgercene. Due allenatori sanguigni, dallo sguardo sereno che dissimula una tranquillità solo apparente.

Non ci credete? E allora tuffiamoci nel ricordo di oggi. È il 15 gennaio del 2017, è la 20° giornata del Campionato di Serie A e si gioca Lazio Atalanta.

Simone Inzaghi è già da tempo l’allenatore della Lazio. Dispone di una rosa abbastanza numerosa e alla fine sceglie questo undici di partenza: Marchetti, Bastos, De Vrij, Radu, Felipe Anderson, Biglia, Parolo, Lulic, Milinkovic, Luis Alberto e Immobile. Si accomoda in panchina nell’elegante completo blu della divisa ufficiale, impeccabile come al solito. Accanto a lui l’imberbe Strakosha, poi Vargic, Djordjevic, Patric, Wallace, Basta, Hoedt (di nuovo tu, ma non dovevamo vederci più?), il falso magro Lukaku, il match winner di supercoppa Murgia, Leitner, Kishna e Lombardi.

Gasperini si guarda intorno con fare circospetto, una sfuggente stretta di mano ad Inzaghi ed è pronto a sospingere i suoi giocatori, urlandogli consigli dall’area tecnica: Berisha, Masiello, Caldara, Zukanovic, Conti, Konko, Freuler, Spinazzola, Kurtic, Petagna e il Papu Gomez. In panchina ha un manipolo di dioscuri in nero e blu: Gollini, Mazzini, Toloi, Bastoni, Suagher, Melegoni, Migliaccio, Raimondi, D’Alessandro, Grassi, Paloschi e Pesic.
Sono le tre in punto: iniziamo all’attacco pressando i difensori atalantini. Per venti minuti ci siamo solo noi e sia Konko che Freuler giocano sempre scaricando su Berisha, mentre Conti e Spinazzola, allargati sulle fasce, non riescono mai a girarsi per far ripartire un’azione verso la nostra porta. Venti minuti di pressione costante, operata nel freddo del gennaio romano, comportano un notevole dispendio di energie. E tanta, tantissima corsa.

Troppa. Immobile scaglia da fuori area, Masiello stoppa con la mano un velenoso cross di Felipe, Luis Alberto coglie un palo (con palla schiaffeggiata da Berisha). Ma poi, come spesso succede (altrimenti non saremmo della Lazio), al 21’, alla prima distrazione, l’Atalanta ci punisce. Contrasto perso da Radu, Freuler parte a testa bassa, De Vrij è in giro ad acchiappar farfalle, Bastos pure, Petagna stoppa, controlla e spara una botta che si infila nell’angolo di Marchetti che, ad occhi sbarrati, parla da solo. Atalanta in vantaggio al primo tentativo. Gasperini è compiaciuto, sorride come un Maître d’hotel mentre riceve la Regina Elisabetta, sta gabbando Inzaghi, che si era organizzato al meglio per contrastare la sua Atalanta ma meno per costruire gioco.

La Lazio infatti si era inevitabilmente allungata e le rifiniture di Luis Alberto non bastavano a creare vere occasioni da goal. Troppo statico l’andaluso per una squadra abituata agli strappi di Keita e Felipe. Col Bambino impegnato in Coppa d’Africa e il brasiliano sacrificato sulla fascia, la Lazio deve stringere i denti. Arriviamo al 45’. all’ultimo assalto prima di rientrare negli spogliatoi. Azione insistita sulla fascia dove ‘quanto-ci-manchi-Lulic’ scodella al centro, Milinkovic ascende al cielo e buca la rete per il più sacrosanto degli 1 a 1.

Ad attendere i giocatori negli spogliatoi c’è un semi-afono Inzaghi. Già, perché il signor Pairetto da Nichelino più che di calcio somiglia ad un arbitro di tennis, ed ha espulso Simone per un mezzo piede fuori dell’area tecnica. L’espulsione però gli ha portato consiglio! Proprio mentre Gasperini suona la carica ai suoi (l’Atalanta sta prendendo in pugno la partita, trascinata da Gomez imprendibile a sinistra), Inzaghi richiama lo smarrito Luis Alberto e inserisce Patric. Si passa ad un 4-3-3 più bilanciato, la Lazio sembra difendersi meglio e comincia a far girare il pallone con maggiore velocità. Milinkovic Biglia e Parolo formano una diga semovente, che si muove all’unisono disorientando gli atalantini. Un lancio in profondità del serbo innesca Immobile, Ciro si sta coordinando ma Berisha lo atterra! Il rigorista d’ordinanza è Biglia ed è una palla che scotta. Il penalty è affidato a Ciro.

In Monte Mario siede anche il serafico Ct Ventura. Immobile parte deciso, calcia secco e timbra il suo undicesimo sigillo stagionale: 2 a 1 e Lazio in vantaggio! Mancano più di venti minuti, ci siamo distesi e iniziamo a giocare quasi bene, ispirati negli spazi da Felipe e Lulic, che ripartono senza sosta ad ogni omissis atalantino. Gasperini adesso è alterato come un facchino che ha smarrito un prezioso bagaglio, inserisce frettolosamente Paloschi per D’Alessandro, ma il prudente Inzaghi si è già ricoperto, tornando alla difesa a tre. Ha inserito Wallace, richiamando in panca l’umorale Felipe, poi Milinkovic fallisce il 3 a 1 della tranquillità. C’è da soffrire ancora, perché Simone nel frattempo ha tolto anche Immobile, nella mal risposta speranza che Djordjevic tenga alta la palla, sulla linea tre quarti. Invece no, negli ultimi minuti veniamo schiacciati in difesa, ma quando l’Atalanta viene (erroneamente?) fermata da Pairetto, c’è Gasperini in odor di autogol.

Ha completamente smarrito la sua (finta) calma e inveisce animosamente contro l’arbitro che inevitabilmente lo espelle, privando gli orobici di un notevole apporto psicologico e tattico. Mancano pochi minuti che passano relativamente in fretta, e arriva un’altra vittoria, la dodicesima del campionato. Felicemente espulso, quella sera Simone scoprirà di essere l’allenatore con la media punti più alta della storia della Lazio. Forse, anzi, quasi sicuramente, avrà creduto di avere la qualificazione per la Champions ormai in tasca, ed invece dovranno passare altri tre lunghi anni (e mezzo).

Ed eccoci nuovamente ai giorni nostri, con due allenatori che sono sempre gli stessi e che da quel gennaio in poi non se le saranno più mandate a dire. Riecco Milinkovic, che ritrova l’Atalanta e magari tornerà a salire al cielo, come in quel pomeriggio d’inverno e in quella magica notte di primavera, dal clima terribilmente invernale, che ci vide trionfare in Coppa Italia contro un’Atalanta che sembrava invincibile. Non ha giocato ai suoi livelli a Cagliari ma il serbo ci ha abituato a queste pause. C’è un Marusic in più e un Lulic in meno. Fino adesso la Lazio è stata quella della stagione precedente. Non vogliamo cadere nell’errore (o nella tentazione?) di parlarvi di Champions, perché quella sarà un’altra faccenda, probabilmente assai più complicata e complessa. Per il momento dunque, fermiamoci qui. C’è un Lazio Atalanta che si prospetta interessantissimo, la prima prova del nove già al secondo appuntamento stagionale.

Non ci rimane che attendere gli sviluppi.

Forza Lazio!

Ugo Pericoli

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