La lettera della Lazio Baseball a Giulio Glorioso

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Caro Giulio,

ora che hai smesso di soffrire, ti potrai divertire, sopra una nuvola, a constatare le eredità che hai lasciato. C’è una Arena che ti è’ stata intitolata mesi fa, che abbiamo costruito in via Galba. Ricordi quando ne parlammo? Era una buca incolta e decidemmo di riqualificarla perché – ne convenimmo – questa città ha bisogno soprattutto di colorare un futuro diverso per tutti i giovani.
Non sei stato solo un amico, un bel signore che i tepori di Roma hanno gradualmente addolcito: tu, con la tua tempra friulana, il carattere e la grinta marchi di fabbrica. Sei stato enormemente di più: una guida, un nume, un eroe buono. Anche grazie a te, gli anni dopo la guerra, con i crateri ancora fumanti e il boom economico che, lentamente, faceva capolino sono stati pieni di palpiti.
Ricordi come emergesti, potenziale re dei battitori e dei fuoricampo? Grazie ad un incontro improvvisato con una selezione dell’Ambasciata statunitense di Roma.
Ti notarono, registrarono che avevi stoffa e via, vestito di bianco e celeste. I Laziali degli Anni Settanta, oltre che in Chinaglia, nel calcio, si riconoscevano in te, in Renzo Nostini, in Romano Pontisso. I quattro cavalieri, la Lazio compagna di vita. Tu poi alla Lazio hai dato molto: lo stile, la classe, il comportamento sempre corretto. Le stimmate che ci contraddistinguono. La Lazio, gradualmente, e’ entrata in te: grazie a quei due scudetti, nel 1949 e nel 1954, ricordi? Roma che sognava di dimenticare in fretta la guerra, l’età dei sogni calpestata, un futuro incerto.
Ti guardavano giocare, i ragazzi dell’epoca, ammirando quello sport importato dagli americani-salvatori. Un diamante, una mazza da baseball, tu che incantavi, il berretto calzato e un’aquila che pulsava dentro al cuore. Sei stato il migliore, Giulio, Mister Baseball. E resta un mistero perché nella Hall of fame della disciplina che amiamo ne sei stato riconosciuto degno solo dieci anni fa.
Il migliore, Giulio, sei stato tu: primo italiano ad aver varcato, nel 1953, l’Oceano per un clinic con la franchigia statunitense di Cleveland. Il celeste della Lazio e della Nazionale: e quel nome che diventava leggenda.
Totem inarrivabile per chiunque: pensi ad un diamante, ad una mazza da baseball e l’accostamento con te e’ automatico.
Alla Lazio, alla sua storia ti sei romanticamente legato. Fermati su quella nuvola dove ti sei appollaiato, Giulio, e registra l’esempio che hai lasciato in questa landa terrena. I nostri ragazzi e le nostre ragazze indossano la nostra casacca pensando che un giorno di tanti anni fa la Lazio si lego’ al giocatore italiano più forte e più completo di tutti i tempi.
Hai tracciato un solco per gli altri, Giulio. Ed e’ questa l’eredità più luccicante che ci hai lasciato. Pensando poco ai soldi, al business, cavalcando soltanto i palpiti del cuore. Continua a seguirci con affetto. Lanciaci da lassù influssi benefici. Resteremo per sempre i tuoi ragazzi. Quelli che sono cresciuti nel mito di Giulio Glorioso, Mister Baseball.

La tua Lazio Baseball

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