1992, IL VOLLEY E’ IN A1

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Eccola, raffigurata in una foto esclusiva del Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento, la storica muta da gioco verde con la quale la Lazio Volley staccò tutte le rivali, festeggiando il ritorno in serie A1. E’ la maglia indossata, nel torneo 1991-92, da Pampa, dal russo Kuznetsov (prematuramente scomparso anni fa mentre, da Ferrara, accompagnava in auto la famiglia a festeggiare il Capodanno a Gioia del Colle), da Dei, Berti, Velletrani.

Con il coach ferrarese Beccari a guidare con sagacia il sestetto e il diesse Libenzio Conti, uno che fu a stretto contatto con Julio Velasco in Nazionale, seduto dietro la scrivania a prenotare successi.

Il 5 dicembre di ventotto anni fa, in un turno infrasettimanale giocato di giovedì sera al Palazzetto dello Sport di piazza Apollodoro contro il Brondi Asti, la Lazio Volley – conquistando la tredicesima vittoria in quattordici partite di campionato – praticamente ipotecò già la promozione in serie A1.

Era, quello, un torneo di A2 con squadre (e marchi di abbinamento) storici ed indimenticabili, con la pallavolo italiana che riscuoteva successi in campo e fuori per via di un pubblico sempre in crescita e investitori che, al contrario dei giorni d’oggi, non si dileguavano.
C’era la Banca Popolare di Sassari, il Com Cavi Sparanise, il Carifano, la Fochi Bologna, il Jockey Schio, la Moka Rica Forli’, il Monteco Ferrara, il Centromatic Prato, tra le altre.

Proprio il club toscano, unitamente al Jockey Schio e alla Lazio, vennero promosse in serie A1. La Lazio vinse venticinque partite su trenta, trasformando spesso il Palazzetto in un catino infuocato, con tifosi dell’Aquila che, spesso, finita la partita all’Olimpico, attraversavano il Ponte Duca d’Aosta per un altro bagno di Lazialità, in una disciplina diversa dal calcio.
Ventotto anni fa, di questi tempi,il tre a zero inflitto ad Asti. Con quella muta verde, a lato riprodotta, ad accompagnare un anno da protagonisti. Con la classe di Pampa e del compianto Kuznetsov a trascinare la Lazio Volley, una delle sezioni più care a Gian Casoni, altra bandiera mai ammainata della Lazialità.

G.Bic.

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