Cari fratelli laziali,

il risultato dell’ultimo Juventus-Lazio ci ha colto un po’ impreparati. Vuoi per le modalità con cui è giunto, vuoi per i tentativi dei bianconeri che hanno tirato verso la nostra porta per oltre trenta volte, il punto conquistato è stato da molti interpretato con un indiretto favore alla Roma. Sicuramente è stato un regalo ai cugini romanisti; speriamo possa servire per il morale in vista della semifinale di Coppa Italia che potrebbe consentire una chiave di lettura meno negativa di questa deludentissima stagione.

In vista della partita di San Valentino con l’Atalanta, vi riportiamo ad un precedente dei primi anni Ottanta. Ce ne andiamo al 22 maggio 1983, la 35° giornata del campionato di Serie B.

Il campionato sta finendo e anche noi …non siamo da meno. La lunga e sfibrante corsa per conquistare la Serie A è al suo epilogo.

Gaucho Morrone ha raccolto le ultime forze di una squadra sull’orlo del logoramento da stress: Orsi, Podavini, Saltarelli, Vella, Pochesci, Spinozzi, Ambu, Marini, Giordano, D'Amico e Badiani. In panchina il secondo portiere Moscatelli, poi Miele, Chiodi, Sciarpa e Tavola.

Anche Ottavio Bianchi dispone di una buona squadra: Benevelli, Codogno, Magnocavallo, Snidaro, Filisetti, Perico, Donadoni, Moro, Mutti II, Agostinelli e Pacione. A disposizione ci sono Bordoni, Bruno, Foscani, Madonna e Sandri.

Fa molto caldo e proveniamo da una settimana strana: in città non si parla altro che della Roma Campione d’Italia. Tutti i media sono protesi nel massimo sforzo “divulgativo”, spingendo le vendite dei quotidiani, anche quelli non dichiaratamente sportivi. Poster e mini-poster, gadget di ogni tipo, entrano nelle case dei romani come mai visto prima. Noi abbiamo paura di non riuscire a farcela; sarebbe una botta insostenibile.

Non possiamo non ritornare in serie A e in campo ci arriviamo frenati dal timore di non riuscire a sfatare la lunga serie negativa.

Pronti, via, sotto un cielo tuonante di calore andiamo immediatamente in vantaggio: D’Amico percorre in dribbling la fascia sinistra, tiro-cross non controllato dal portiere Benevelli, Roberto Badiani insacca con un tiraccio lievemente deviato da Snidaro. Badiani, ritratto nella foto articolo al momento del tiro, non sta più nella pelle e si lascia andare ad un’esultanza degna di quella di Tardelli a Italia Germania-Ovest.

Il gol sembrerebbe dare il là a una vittoria senza patemi. L'Atalanta invece fiuta la nostra paura e assume il comando del gioco. Si arriva velocemente all'11': sotto la Curva Nord, c’è un cross dalla destra operato da Mutti, Pacione raccoglie al volo e fa 1 a 1. Il suo diagonale da corta distanza sorprende Orsi e Pochesci, nettamente impreparati a questa eventualità.

Giordano sta girando a vuoto e Ambu riesce anche a far peggio. Pure D'Amico sembra essersi improvvisamente afflosciato. Il baby Marini è quello che si impegna a fare il lavoro sporco, dialogando a centrocampo con Vella, un altro che sembra abbia preso coscienza – molto più degli altri - di quanto sia alta la posta in gioco.

Sul fronte opposto, la manovra scorre meglio, passando tra i piedi di Agostinelli, Pacione, Snidaro, e soprattutto del tornante Donadoni.

Superato un quarto d’ora di concentrata tensione, si arriva al 28', quando D’Amico estrae il coniglio dal cilindro. È stato assegnato un calcio di punizione per un fallo su Giordano: Vincenzo, da venticinque metri, lascia partire una punizione delle sue, mai particolarmente potenti ma sempre precisissime, e indovina l’unico spiraglio per battere per la seconda volta Benevelli.

L’Atalanta sembra accusare il colpo e a tre minuti dalla fine, Filisetti ferma sulla linea un tiro di Podavini.

Secondo tempo:

durante l’intervallo abbiamo fatto incetta di cornetti Algida. Non c’è sole ma il cielo è lattiginoso per il caldo pre-estivo.

Afa e paura di non riuscire a vincere, ci attanagliano la gola. Siamo oltre 55.000, splendidi, innamorati, unici, per attaccamento e calore. Assisteremo ad una girandola di occasioni tutte di marca atalantina: Codogno e Magnocavallo vanno vicinissimi al gol. Annaspiamo, il gioco appare sempre più caotico.

Ma alla fine otterremo i due punti: riconquistammo il secondo posto in classifica e ritrovammo un minimo di tranquillità dopo tre settimane da incubo.

La squadra ritornò al successo dopo quasi due mesi. Aveva dissipato quasi tutta la dote di punti accumulati nel girone d’andata. Le inseguitrici si erano fatte sotto.

Uscimmo dallo stadio salutando i vicini di posto: tra due domeniche, per Lazio-Catania, stesso posto, stessa ora. Ma quando usciranno i biglietti?

A sera, su Teleroma 56, a Gol di Notte,Michele Plastino agì da detonatore per far esplodere una notizia meravigliosa: Giorgio Chinaglia vorrebbe comprare la Lazio. Ha già inviato a Roma il suo manager, Peppe Pinton, con l'incarico di avviare la trattativa con la società guidata da Gian Casoni.

Gentili amici, vi abbiamo riportato ad un tempo lontano, quando i cuori biancazzurri battevano all’unisono, insieme a quelli dei giocatori. Quando ricordiamo quel periodo ai protagonisti di allora, ci confermano che non erano fantasie né atteggiamenti di comodo: avevano paura di deludere i tifosi e una volta in campo - letteralmente – a volte gli mancavano le gambe.

Possa la Lazio farci tornare ad emozionare nuovamente, per qualcosa di più importante di una promozione in Serie A.

Forza Lazio!

Ugo Pericoli