Cari fratelli laziali,

ci sentiamo “reduci” dalla mesta serata di Lecce. Una Lazio così giù di tono, francamente ce l’eravamo scordata perfino noi, che della prima squadra della Capitale custodiamo – o cerchiamo di farlo – ogni memoria. In stagioni come queste, si corre il rischio di scivolare in un amarcord al sapor di rimpianto. Desideriamo esattamente l’opposto: vogliamo, anzi pretendiamo, una S.S. Lazio Calcio fortissima, almeno degna dei suoi impareggiabili e inimitabili supporters.

Detto questo, oggi vi riportiamo indietro ad una Lazio lontanissima.

Bentornati nel 1958! Oggi è il 5 gennaio e Lazio e Genoa giocano all’ Olimpico per la XVI giornata del Campionato di Serie A.

È la Lazio di Milovan Ćirić, un serbo classe 1918, nato nella Belgrado occupata dall’esercito austro-ungarico.È stato voluto dal nuovo presidente, l’ambizioso Leonardo Siliato, che sta tentando di dare un’immagine nuova alla S.S. Lazio che, in 57 anni di storia, ancora non ha vinto uno straccio di trofeo. Potrebbe essere l’anno buono, perché la formazione è ricca di talenti, sebbene l’ambiente laziale sembri essere, oltre che spumeggiante, anche gioiosamente anarchico: Lovati, Molino, Eufemi, Castellazzi, Pinardi, Fuin, Muccinelli, Carradori, Tozzi, Burini e Selmosson.

Il Genoa è allenato da Renzo Magli, un austero bolognese classe 1908. Il Grifone non è più lo squadrone dei primi anni del secolo, è incappato in una parabola discendente e non è più tornato ai vertici del calcio italiano. Da qualche anno occupa stabilmente il centro-classifica, una deminutio capitis che lo avvicina alla nostra realtà. La formazione anti-Lazio è la seguente: Franci, Bruno, Monardi, De Angelis, Carlini, Delfino, Abbadie, Robotti, Corso, Dal Monte e Frignani.

Vuoi per il freddo, vuoi per le festività natalizie ma soprattutto perché la squadra ha sin qui offerto prestazioni deludenti, sugli spalti siedono solo 5.000 spettatori. Dai botteghini, gli operatori rientrano in Sede con le loro cassettine semivuote, il peggior incasso della stagione. A deprimere ulteriormente l’ambiente, le tante defezioni. Ci mancano quattro giocatori importanti, Lo Buono, Vivolo, Pozzan e Maltrasio. I ritmi appaiono subito sonnolenti, ben diversi da quelli che dovrebbero caratterizzare la Lazio di Humberto Tozzi, ritratto nella foto. Magari non proprio la Brasilazio dei primi Anni Trenta, ma qualcosa di più sarebbe lecito attendersi oggi. E invece, l’unica azione degna di nota si registra all’inizio del secondo tempo: calcio d’angolo battuto da Muccinelli, colpo di testa di Pinardi intercettato nettamente con un braccio da Bruno. I nostri fanno capannello intorno all’arbitro, che è Raul Righi, della sezione di Milano. Inspiegabilmente il penalty non viene concesso. Finirà 0 a 0, un pareggio super-deludente, che ci è tornato in mente mentre osservavamo le gesta, si fa per dire, della Lazio a Lecce.

Il 1958 era appena iniziato. Fu un anno contraddittorio ma comunque segnante; per tantissime ragioni. In Estate, l’ambizioso presidente Siliato aveva fatto arrivare calciatori importanti. Arne Selmosson sarebbe stato affiancato in attacco dal brasiliano Humberto Tozzi, un costosissimo acquisto. Era una Lazio bella e impossibile, spumeggiante ma anarchica, nella quale la saggezza di persone di spessore come Bob Lovati non riusciva a bilanciare la mancanza di continuità di giocatori forti ma incostanti come Pozzan, Burini, Vivolo e lo stesso Muccinelli.

E Siliato, che fino a quel punto si era mostrato un presidente incline ad accaparrarsi i favori della tifoseria, si mostrò sordo alle suppliche quando si trattò di vendere al miglior offerente il giocatore più rappresentativo della Lazio. Infatti, al termine del campionato, il simbolo della Lazio di allora, Arne “raggio di luna” Selmosson, venne ceduto – seppur per un sacco di soldi - non ad una rivale qualsiasi ma nientepopodimeno che alla Roma di Anacleto Gianni.

Pensate che Gianni era diventato presidente della Roma solo qualche mese prima e si presentava con un acquisto col botto. Si sa molto poco su questo dirigente romanista. Era nato ad Amatrice. Si vocifera fosse un acceso sostenitore laziale. Misteri della politica e del sottobosco dell’imprenditoria romana Anni Cinquanta, sui quali ci ripromettiamo di darvi conto nelle prossime settimane.

E la nostra Lazio? Dicevamo che sarebbe stato un anno comunque “segnante”: ed infatti, quattro mesi dopo le angustie legate alla cessione di Selmosson, sarebbe arrivato un qualcosa di tangibile e memorabile anche per noi. La nostra prima, indimenticabile, Coppa Italia 1958.

Francamente, facciamo fatica a rimanere distaccati rispetto a quanto sta accadendo quest’anno. Ci addolora vedere una tifoseria così delusa. È talmente appassionata che meriterebbe la qualificazione in Champions ogni anno. Dipendesse da noi…

Forza Lazio!
Ugo Pericoli