Cari fratelli Laziali,

chi era presente lunedì sera a Lazio Como farà fatica a ricordare una situazione simile. Chi oggi viaggia intorno ai Sessanta, ha visto tutte le Lazio possibili. Questa però gli mancava. Tre a zero in casa, e col Como poi! Una squadra che fino a mille giorni fa sgambettava sui campi della Serie C.

Un dato su cui dovrebbe riflettere l’attuale vertice societario. In un certo senso, il Lazio-Como di lunedì ha rappresentato una giornata particolare, da dentro o fuori. E siamo finiti fuori dal campionato.

In vista della difficilissima (a questo punto) gara col Lecce, vi riportiamo ad un’altra giornata particolare. Era il 5 marzo del 2000, ed era una domenica da dentro o fuori.

Ci trovavamo a circa 2/3 del Campionato, alla XXIV giornata.

Benvenuti a Lecce-Lazio.

Il Lecce di Alberto Cavasin dà il meglio di sé quando gioca in casa: Chimenti, Juarez, Viali, Pivotto, Savino, Balleri, Claudio Bonomi, Piangerelli, Lima, Francesco Marino e Cristiano Lucarelli. A disposizione del tecnico salentino anche Aiardi, Biliotti, Colonnello, Conticchio, Traversa, Sadotti e Cipriani.

Sven Goran Eriksson non ha che l’imbarazzo della scelta: Marchegiani, Negro, Nesta, Couto, Pancaro, Conceição, Veron, Sensini, Nedved, Ravanelli e Salas. Sulla panchina siede un’altra super-Lazio: Ballotta, Gottardi, Lombardo, Mancini, Simone Inzaghi, Stankovic e Simeone.

Nonostante questa multinazionale del pallone, a casa ci sentiamo abbastanza pessimisti. Fatichiamo a rimanere seduti sul divano, è uno zapping continuo con il campo dove si sta giocando Juventus Bari. Iniziamo alla grande, al 6', Veron centra in pieno la traversa su calcio di punizione. Negro tira su Chimenti in uscita, poi fallisce la ribattuta mandando sul fondo. Al 10' Lucarelli, solo davanti a Marchegiani, non riesce a sfruttare una buona occasione. La Lazio sembra attanagliata dall’ansia, al 35' il Lecce sfiora il vantaggio con un gran tiro al volo di Bonomi. Marchegiani risponde da par suo e tre minuti dopo, andiamo inaspettatamente in vantaggio. L'azione nasce da Veron, che passa a Ravanelli, che indirizza al centro verso l’accorrente Nedved, che controlla e scarica un bolide dal limite dell'area. La Juve ancora non ha segnato e la classifica torna a sorridere. Immancabilmente, verso la fine del primo tempo arriva la notizia che la Juventus è passata in vantaggio sul Bari. Ha segnato Antonio Conte. Rientriamo negli spogliatoi un po’ delusi. In tutto il primo tempo, l'unico tiro dei leccesi è stato quello di Bonomi.

La ripresa inizia con piccoli colpi proibiti nella zona di centrocampo. Poi, pian piano, la nostra qualità torna ad emergere, e al 62' è ancora Nedved a costringere Chimenti ad un nuovo intervento. Un minuto dopo Chimenti deve ripetersi nuovamente, stavolta per neutralizzare un tiro di Sensini da distanza ravvicinata. La Lazio non accenna a rallentare ma la Juventus, nel frattempo, ha raddoppiato; Veron colpisce nuovamente un palo, ancora su punizione. L'ultimo sussulto è di Simeone, che sul più bello si vede deviare il tiro da Pivotto.

Fu una domenica particolare perché, se non avessimo vinto, avremmo perso il treno che procedeva diretto verso lo scudetto. Sapevamo di non avere più tempo a disposizione e che sarebbe stata una domenica da dentro o fuori: eravamo a digiuno di successi da cinque partite, durante le quali avevamo racimolato la miseria di un punto. In serata ci scoprimmo al secondo posto solitario, con la classifica immutata nonostante il turno sulla carta sfavorevole: Juventus a 53 punti, noi a 49. Insomma, fu una domenica “al bacio”, che la foto articolo descrive alla perfezione.

Quanto al presente, i pronostici non li sappiamo fare ma ci sentiamo di dire che una sconfitta della Lazio in Salento aprirebbe la strada ai più foschi scenari.

Forza Lazio!
Ugo Pericoli