Cari fratelli Laziali,
dopo l’ennesimo scempio arbitrale verrebbe la voglia di mollare tutto e di scendere da questo carrozzone senza più regole. Stiamo vivendo una stagione nata storta e ci troviamo nel bel mezzo di un campionato che più anonimo non potrebbe essere. Sebbene il momento sia molto negativo, la passione del tifoso laziale non conosce limiti. Ci tuffiamo nel clima partita proponendovi un vecchio precedente di oltre cinquant’anni fa. Vi riportiamo a domenica 7 gennaio 1973.
Sta finendo il girone d’andata, è la quattordicesima giornata e giocheremo a Verona contro i gialloblù di Giancarlo Cadè.
Questa la formazione: Pizzaballa, Nanni, Sirena, Busatta, Cozzi, Mascalaito, Bergamaschi, Mascetti, Jacomuzzi, Ciccolo e Luppi. In panchina l’anziano portiere Angelo “penna bianca” Colombo e il giovane Zigoni.
Tommaso Maestrelli schiera la formazione tipo: Pulici, Facco, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi e Manservisi. In panchina ci sono Chini e Petrelli. Splende il sole nella fredda domenica veneta e ci sono dunque le premesse per assistere ad una bella partita.
Per nulla intimoriti dalla Lazio rivelazione, i veronesi partono subito all’attacco. Non vincono in casa da nove mesi. La Lazio è assediata da un Verona avvitato nei propri limiti, e risponde facilmente al prolungato possesso palla dei padroni di casa, non riuscendo tuttavia a rendersi pericolosa in avanti. Chinaglia – che oggi non appare in giornata – indirizza gesti di lamentela verso i compagni, che oggi sembrerebbero ignorarlo. Frustalupi e Re Cecconi sprecano banalmente alcuni passaggi mentre Manservisi non riesce a trovare la posizione giusta, e spesso dà l’impressione di correre a vuoto. Garlaschelli cerca di imbastire un’ipotesi di contropiede, ma l’attacco risulta sempre non pervenuto. Trascorrono i minuti, il gol del Verona non arriva. Pulici para tutto e quando non riesce, ci pensa Re Cecconi a rimediare, come al 25', quando Luciano respinge sulla linea un beffardo tiro di Luppi.
Si arriva alla conclusione della prima frazione sotto un cielo che ha assunto un colore quasi lattiginoso.
Nel secondo tempo la musica cambia: Giorgio, stanco di attendere palloni che non arrivano, va a cercarseli a centrocampo, trovando in Re Cecconi l’uomo “del dialogo”, nella domenica in cui Frustalupi sta giocando al di sotto del suo abituale standard. Si fa vivo anche Manservisi che adesso sta giocando molto meglio, godendo di maggiori spazi liberi per impostare, e Garlaschelli, sempre pronto a saltare l’uomo.
La nostra ripartenza ha sorpreso il Verona, che sembrerebbe capitolare dopo due minuti di pressing: Re Cecconi colpisce il palo a portiere battuto e il gol si avverte già nell’aria. E arriva, puntualmente, al 5', quando Garlaschelli ha la meglio su Cozzi e riesce a passare a Chinaglia, che controlla un po’ goffamente, mentre Pizzaballa gli esce incontro. Lui tira di precisione, un piatto che entra in rete e ci porta in vantaggio, forse non del tutto meritatamente. Maestrelli chiede ai suoi ragazzi di insistere ma la squadra appare sulle gambe. Il Verona fortunatamente tarda a riorganizzarsi. Passa un quarto d’ora, siamo arrivati al 22'. Oddi commette un “mezzo” fallo su Luppi, che cade rotolando sul pallone in piena area. Luppi e Oddi si fermano – quasi impercettibilmente – attendendo il fischio dell’arbitro. Ma” il signor Monti non ravvisa nulla e Luppi allora si rialza, buttandosi addosso a Manservisi. Monti, questa volta, assegna il calcio di rigore tra le nostre veementi proteste. Mascetti trasforma con freddezza un pallore assai “pesante”.
La partita si chiuderà faticosamente, sotto un nebbione crescente, che impedirà agli spettatori di vedere la partita e ai giocatori di vedersi tra di loro. Il Verona non raggiungerà l'obiettivo della prima vittoria in casa. A noi andò anche peggio, perché salimmo a 21 punti in classifica mentre la Juventus, con 22, ci superò e passò in testa.
In questi giorni ricorre il nostro 126° compleanno; a breve, tornerà alla nostra mente anche la tragedia di Luciano Re Cecconi. Nella domenica che abbiamo appena ricordato, Cecco risultò il migliore in campo: prima salvò sulla linea un gol praticamente già fatto, poi colpì un palo, mancando di pochissimo l’occasione per portarci in vantaggio. Classico esempio di giocatore universale, adatto a quel calcio-totale che la “piccola Lazio” di Maestrelli seppe inventare ancor prima della grande Olanda ammirata ai mondiali di Monaco ’74.
All’indimenticabile Cecco dedichiamo la copertina, sperando di rivedere a Verona lo stesso spirito che caratterizzò quel periodo felice. Forza Lazio!
Ugo Pericoli
