Cari fratelli laziali,
lo squillo, forse insperato di Bologna, ci ha fatto vivere una settimana tranquilla in cui astii e veleni, per una volta, sono stati superati dal risultato. Ma la prossima gara – quella con il Genoa – è destinata, al netto dell’esito, a passare comunque alla storia. Perché, per la prima volta nel corso della sua ultracentenaria storia, la Lazio inizierà la stagione casalinga senza tifosi, in uno stadio vuoto e irreale. E tra 100 anni, statene certi, per tutto cio’ che si porta appresso, si parlerà ancora di questa sfida…
In vista del debutto all’Olimpico (non vi saranno neppure i tifosi rossoblu’, pensate che desolazione…), vi riportiamo al 1° dicembre 1985, alla tredicesima giornata del Campionato di Serie B 1985/86.
Gigi Simoni schiera Malgioglio, Podavini, Calisti, Galbiati, Calcaterra, Magnocavallo, Torrisi, Corti, Fiorini, Toti e Garlini. A disposizione Ielpo, Damiani, Filisetti, Spinozzi e Fonte.
Tarcisio Burnich risponde con Cervone, Torrente, Trevisan, Boscolo, Faccenda, Policano, Guerra, Mileti, Auteri, Butti e Tacchi.
Iniziamo col dire che allo stadio siamo in 27.000, un pienone, considerando la pochezza di quella Lazio. L’assenza contemporanea di D’Amico, Caso e Poli priva Simoni degli unici elementi dotati di fosforo, inventiva e visione di gioco. Senza di loro, non esiste una vera cabina di regia. Il giovane Toti, schierato a protezione della retroguardia fa il suo ma non ha l’autorevolezza per alzare il baricentro e proporsi come regista avanzato. Osserviamo la manovra stancamente, disillusi e consapevoli che sarà un altro anno difficile. Un lento, sterile possesso palla, scambi orizzontali, prevedibili, scolastici. Mai una verticalizzazione a sorprendere lo sbarramento ligure.
L’unica cosa a non mancare è la passione, per il resto manca tutto. Ricordate Giorgio Magnocavallo? Ebbene, considerate che in quel periodo il laterale pugliese, ritratto nella foto articolo con la splendida maglia di quella stagione, era una delle pochissime fonti di energia della squadra. L'unico in grado di spingere e di scodellare palloni verso il centro dell'area.
Davanti, le due punte Garlini e Fiorini – quest'ultimo al rientro ma lontano dalla condizione migliore – vagano a lungo per il campo, soffocate dalla retroguardia del Genoa e condannate a rincorrere traversoni ogni volta prevedibili.
Si arriva al 20’: il Genoa passa in vantaggio con Butti, abile a capitalizzare una clamorosa disattenzione del tandem difensivo Galbiati-Corti. Cala il gelo sull’Olimpico. È stata la prima fiammata degli ospiti, ed è bastata per mandare in crisi una Lazio fragilissima.
Nella ripresa Simoni inserisce Damiani, tentando di aggiungere quel pizzico di sale in più sull’insipido centrocampo laziale. Collezioniamo calci d’angolo a ripetizione e arriviamo all’ottantanovesimo. L’arbitro Leni s’inventa un rigore per noi ravvisando una trattenuta, davvero impercettibile, operata da un genoano proprio a Magnocavallo. Il pallone è rovente ma vi si avvicina senza timore Garlini, breve rincorsa, gol.
In sintesi, un punto strappato per i capelli che non cancellerà la sensazione di una squadra spenta e povera di contenuti tecnici. Non eravamo neppure arrivati a Natale ed eravamo già tutti consapevoli che in quelle condizioni non saremmo potuti ritornare in Serie A.
Prepariamoci adesso per la sfida stagionale con il Genoa: immaginiamo una gara altamente complessa per il valore dell’avversario, piegato dal Napoli – nello scorso turno – solo nel finale. Per la Lazio un test importante: dovrà dimostrare di saper vincere anche in casa, non soltanto gradendo giocate di rimessa. Sarà una domenica sera particolare per i tanti motivi, i soliti, che sapete… Ma noi tiferemo – da casa o ascoltando la radio – per i nostri colori. Perché la Lazio resta comunque la compagna della nostra vita…
Forza Lazio! Ugo Pericoli
