Cari fratelli Laziali,

ennesima attesa di una partita di un campionato al quale non abbiamo più nulla da chiedere. Lo si è visto anche nel 3 a 3 casalingo contro l’Udinese. In vista della prossima tappa di avvicinamento alla “nostra” finale, oggi vi presentiamo un vecchio precedente tra Cremonese e Lazio risalente ad una Lazio di mezzo che ci traghettò nei nostri confortanti anni Novanta.

Bentornati nel 1990! Oggi è il 17 gennaio, è la ventesima giornata, siamo venuti a Cremona, nel bel mezzo della settimana lavorativa, a giocarci una partita che potrebbe rilanciarci verso zone interessanti, quelle che possono sfociare nella conquista di un piazzamento Uefa. Si gioca di mercoledì per via dei mondiali di calcio che inizieranno a giugno qui da noi.

C’è grande fermento, dopo anni di Serie B siamo tornati a sognare in grande. Finora ci siamo comportati bene, abbiamo fermato varie big e a Capodanno abbiamo tritato perfino il Napoli di Maradona. Allo Stadio Flaminio, il 3 a 0 rifilato ai partenopei è apparso rotondo almeno quanto il girovita del sommo Diego Armando.

Logico che dalla sfida con la Cremonese ci si attenda come minimo un punto. Loro sono in serie difficoltà, stanno provando a recuperare posizioni per assicurarsi la permanenza nella massima serie.

La Cremo è stata affidata a Tarcisio Burnich: Rampulla, Garzilli, Rizzardi, Piccioni, Gualco, Citterio, Merlo, Bonomi, Dezotti, Avanzi e Limpar. A disposizione del tecnico grigiorosso ci sono Violini, Ferraroni, Montorfano, Maspero e Neffa.

La Lazio di Giuseppe Materazzi è in formato classico: Fiori, Bergodi, Sergio, Pin, Gregucci, Soldà, Bertoni, Icardi, Amarildo, Troglio e Sosa. A disposizione ci sono Orsi, Piscedda, Beruatto, Monti e Sclosa.

Partiamo discretamente bene, con manovre pulite e scambi veloci, con i vari Pin, Soldà e Icardi. Al 15’ c’è una bella discesa di Sergio lungo l’out di sinistra ma il cross, indirizzato verso Amarildo diventa preda di Citterio.

Già, proprio lui, Filippo Citterio. Uno dei simboli di un’altra Lazio di mezzo, una che ci fece disperare, quella a cavallo tra il ‘79 e l’’80. Ex uomo mercato di una Lazio sull’orlo di uno dei suoi tanti baratri, da Citterio a Citterio è trascorso un decennio. Siamo entrambi in Serie A. Lui, con le sue 35 primavere, adesso è un senatore della Cremonese e oggi sta giocando davvero molto bene, assistito dai solidi Gualco e Garzilli.

Per tutto il primo tempo né la Cremonese né la Lazio riescono a imbastire un’azione da rete. I nostri rientrano negli spogliatoi con l’aria di chi non ha le idee abbastanza chiare. Noi, da casa, abbiamo la netta sensazione che non arriverà nulla di buono.

Al rientro in campo, parrebbe invece che qualcosa negli spogliatoi si sia mosso. Sentiamo alla radio di manovre più pungenti, ispirate da Troglio e da Soldà, che però non vengono mai finalizzate da Sosa e Amarildo, spesso distratti e stralunati alquanto. C’è da dire che la Cremonese, escluse queste fiammate laziali, ha man mano preso il comando del gioco. I nostri pensieri, a casa, sono diventati assai meno ottimisti; sottoscriveremmo un pareggio immediatamente, perché la Cremonese si è svegliata, incoraggiata dal nostro continuo indietreggiare. Ricordate Gustavo Abel Dezotti? Adesso che gioca in Lombardia è diventato meno paffutello, è dimagrito. A Cremona non viene trattato da oggetto misterioso, acquistato solo per conferire alla rosa un tocco esotico. Gli hanno dato fiducia: lui, argentino, ora fa coppia con Limpar, uno svedese con un futuro tutto da costruire. Ebbene, proprio Dezotti e Limpar sembrano i più motivati e portano scompiglio tra i malcapitati difensori laziali che, dopo un primo tempo più che discreto, adesso iniziano a disunirsi.

E infatti, puntuale come la rata di un mutuo, arriva il gol della Cremonese.

È il decimo minuto: il gol ci colpisce in modo beffardo, perché arriva a seguito di un calcio d’angolo che abbiamo battuto malissimo. Il pallone viene intercettato da Avanzi, che allunga immediatamente per Rizzardi, spostato sull’out di sinistra. È un contropiede di non più di venti secondi, Rizzardi effettua la discesa e mette al centro, Limpar si defila con una finta, il pallone sguscia a destra per l'accorrente Dezotti che fa gonfiare la rete: 1 a 0. Bell’azione, niente da dire!

A casa siamo arrabbiatissimi. Sì, anche con Dezotti, perché - a noi – l’anno prima, ci aveva fatto più volte disperare. Ci lanciamo in avanti ma non riusciamo a creare nulla di buono. Nessuna triangolazione vincente, non si riesce mai a mandare un attaccante solo davanti a Rampulla. Il loro portiere, infatti, si limita all’ordinaria amministrazione.

Poi cala la notte, quando al 73' la Cremonese va nuovamente in gol: da Rizzardi la palla perviene a Limpar, avanzato sulla tre quarti di sinistra. A pochi metri dalla linea dell'out, scarta Soldà e si ritrova davanti Fiori, che nel frattempo è uscito dall’area per provare a chiudergli lo specchio. Limpar a quel punto sgancia un rasoterra da venticinque metri. Fiori è preso in controtempo e tutta la Lazio caracolla di colpo, afflosciandosi come un soufflé cucinato troppo in fretta. La Cremonese si chiude a riccio. Attacchiamo senza alcuna convinzione. Accorciamo le distanze solo a nove dal termine: punizione battuta da Sosa, pallone in area e Bergodi infila di testa.

Il risultato non cambierà: questo deludente 2 a 1, un risultato per certi versi umiliante, depresse definitivamente l’ambiente laziale che si rese conto, semmai ce ne fosse stato bisogno, di non essere ancora in grado di poter competere a certi livelli. La vittoria illuse anche la Cremonese, che alla fine non riuscì ad evitare la retrocessione, e chiuse il suo campionato con un mesto diciassettesimo (e penultimo) posto in classifica.

C’è però uno che rise per ultimo: Gustavo Dezotti. Non solo si guadagnò la convocazione in nazionale, ma disputò addirittura la finale contro la neo-riunificata Germania. Oggi Dezotti – ritratto nella foto insieme a Limpar subito dopo il gol del 2 a 0 - può vantare un primato: quello di essere l’unico giocatore della Cremonese ad aver disputato la finale di un campionato del mondo.

Sono passati 36 anni. La nazionale italiana adesso segue i mondiali dalla televisione. La nostra Lazio ha raggiunto traguardi e consolidato posizioni. Eppure, questo campionato ci ricorda proprio quello del 1989-90, quando non eravamo né carne né pesce. Anche la posizione in classifica corre il rischio di essere la stessa di trentasei anni fa. Un bel passo indietro.

Abbiamo però una finale di coppa che ci aspetta. Anzi due.

Ma una cosa per volta, adesso c’è la Cremo.

Forza Lazio!
Ugo Pericoli