Cari fratelli laziali,

è la prima volta che ci lanciamo in un amarcord di una partita vecchia solo di dodici anni. Se lo facciamo è per sottolineare un aspetto, o dovremmo dire, una costante, dell’ultimo squarcio della storia della prima squadra della Capitale.

Riavvolgiamo il nastro al 23 febbraio 2014. È la venticinquesima  giornata, si gioca la sera, sono le 20.45

Reja manda in campo Berisha, Konko, Biava, Dias, Radu, Gonzalez, Ledesma, Mauri, Candreva, Klose e Lulic. A disposizione la lunghissima panchina figlia del calcio moderno: Marchetti, Ciani, Onazi, Biglia, Strakosha, Novaretti, Cana, Cavanda, Kakuta Gaël, Felipe Anderson, Keita e Perea.

Malesani risponde schierando questo Sassuolo: Pegolo, Mendes, Cannavaro, Ariaudo, Rosi, Chibsah, Magnanelli, Biondini, Longhi, Zaza e Floccari. Panchina per Pomini, Pucino, Antei, Bianco, Gazzola, Berardi, Marrone, Missiroli, Sansone, Farias, Ziegler e Floro Flores.

La Nord è la solita Nord. Oltre le mille bandiere a sventolà, gli Ultras hanno organizzato una contestazione “strutturata”, con tanto di scenografia. Claudio Lotito è accolto da bordate di fischi, di insulti (per i quali abbiamo espresso quel dissenso che ribadiamo anche oggi). Da tutti i settori dello stadio si alza il coro contro quello che la stragrande maggioranza della gente laziale, definisce il "ladro dei sogni".

Siamo in quarantamila. Stiamo assistendo alla protesta più massiccia verso un presidente di una squadra di calcio. Il pubblico però non può limitarsi ad insultare Lotito. La squadra sta disputando un campionato anonimo, la curva soffia sulla squadra che anche stasera sta incontrando serie difficoltà nell’organizzare la manovra.

Il Sassuolo sta per retrocedere. Malesani ha allestito un centrocampo aggressivo, che copre bene il campo. Noi fatichiamo a trovare spazi.

Per le vie centrali non si passa. Klose appare reattivo come al solito ma è isolato e lontano dall’area. Sulle fasce, Konko e il confusionario Candreva spingono intensamente, insieme al solito Radu e a Lulic, che a sinistra prova a far valere la sua corsa. Radu non viene bloccato e può affondare. Al 36’ ruba la scena: servito da Ledesma lascia partire un potente sinistro che tocca il palo e finisce in rete. Lo stadio esplode come ai tempi belli. I compagni lo sommergono in un abbraccio, come mostrato nella foto articolo. Sappiamo bene che la rete sia assolutamente casuale, frutto di un’iniziativa di un singolo, non certo per un’azione corale. Il tasso qualitativo della Lazio è modesto: Mauri è fuori condizione, non riesce a far girare la squadra come vorrebbe. Corre a vuoto e non si propone né come attaccante aggiunto, né come centrocampista. Il Sassuolo, ultimo in classifica, lotta con i denti su ogni pallone e prova a ripartire. Fino alla trequarti tiene palla ma poi non riesce a tirare, nonostante Malesani giochi con due punte di ruolo. Ma Floccari e Zaza sono troppo evanescenti per impensierire Biava e Dias. L’incontro scivola via senza sussulti, anche nel secondo tempo. La Lazio illude di poter controllare senza affanno, si gioca soprattutto a centrocampo, in un contesto tecnico piuttosto basso. Con pazienza i tifosi aspettano di vedere una maglia azzurra in zona tiro. Ma quando mai! Reja toglie Mauri e manda in campo Biglia, in modo da potenziare il centrocampo. Avrebbe potuto far entrare Keita, per dar manforte all’isolato Klose.

Siamo soffrendo contro l’ultima in classifica.

Malesani decide di giocarsi la carta Berardi. L’attaccante subito sfiora il pareggio con una girata volante che tocca terra e finisce sulla traversa.

È il preludio al meritato pareggio che arriva nel minuto successivo: Ledesma sbaglia un facile disimpegno e Floccari, anticipando il distratto Ciani, firma l’1-1: per Floccari è il primo gol stagionale, pensate voi! Per fortuna il Sassuolo non ha neppure il tempo di esultare che torniamo in vantaggio: Gonzalez, ha rubato palla, ha servito profondo Klose, che è bravo a fulminare il portiere emiliano.

Malesani deve giocarsi il tutto per tutto e inserisce la terza punta. Floro Flores, al primo pallone che tocca, calcia una magistrale punizione e pareggia, appena entrato. Siamo increduli. La Nord rumoreggia, dalla Tevere piovono fischi. Radu mette al centro un pallone alla disperata. Vi si avventa Cannavaro, che nel tentativo di liberare infila la propria porta per il nostro definitivo 3-2.

Pensavamo di giocare in un clima surreale. Era nulla rispetto alla desolazione che si respira intorno alla Lazio di questo inizio 2026. Dopo il pareggio con l’Atalanta, siamo consapevoli che contro la Super-Atalanta di questo scorcio di stagione, le possibilità di accedere alla Finale di Coppa Italia non superano il 10%.

Sono cambiate molte cose nel calcio italiano degli ultimi dodici anni. Eccetto una. Da quel Sassuolo a questo, intercorre un’era geologica. Loro erano ultimi in classifica, quella sera. Ora sono davanti a noi, seppur di poco.

In campionato, perfino la vituperata Conference resta un miraggio. Ma non possiamo mollare la presa. Vi siete guardati indietro?

Forza Lazio!
Ugo Pericoli