Cari fratelli Laziali,

domenica sera incontreremo il Milan di Massimiliano Allegri in una sfida sulla carta molto proibitiva. Nell’attesa, vi riportiamo ad una Lazio tra le più belle e iconiche di sempre. Benvenuti nel 1950, oggi è giovedì 23 febbraio e si gioca la XXVI giornata di Serie A campionato 1949/50.

L’allenatore Mario Sperone manda in campo questa formazione: Sentimenti IV, Antonazzi, Remondini, Furiassi, Alzani, Sentimenti III, Hofling, Magrini, Arce, Flamini e Penzo. Lajos Czeizler schiera invece Buffon, Belloni, Foglia, Annovazzi, Tognon, Bonomi, Burini, Gren, Nordahl, Liedholm e Santagostino.

Sono i primi anni del Gre-No-Li, contrazione delle iniziali dei tre svedesi che giocano nel Milan e nella loro nazionale: Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm.

Per arbitrare questo delicato incontro, la federazione ha scelto Riccardo Cesare Pieri, arbitro giovanissimo di soli trent’anni e un futuro assai promettente.

Su Roma splende un sole magnifico, presagio di una primavera imminente. Lo Stadio Nazionale è gremito in ogni ordine di posto, molti sono dovuti restare fuori, inclusi tanti tifosi milanisti che avevano viaggiato in treno per diverse ore.

Siamo reduci dalla deludente partita della domenica precedente: nel derby, con la Roma relegata nei bassifondi della classifica, si sperava in qualcosa in più di un diplomatico pareggio. Anche contro i Rossoneri, la manovra laziale appare contratta. Nei primi ventidue minuti, in campo c’è solo Il Milan: azioni di prima, velocità, coesione e intesa tra tutti i reparti. Subiamo l’onda d’urto ma resistiamo. Antonazzi, Remondini e Furiassi hanno organizzato una diga insormontabile. Al 18', Liedholm vince un rimpallo a centrocampo e punta la nostra porta auto-lanciandosi in progressione. I compagni hanno desistito, credendo di non poter fermare lo svedese piè veloce. Tutti tranne Antonazzi, che ha cominciato a rincorrerlo; centimetro su centimetro, prima lo rallenta, poi recupera il pallone avviando perfino il contropiede. Al 20', Nordahl e Burini dialogano magnificamente ma il signor Pieri ferma tutto per un dubbio fuori gioco.

Al 23' Remondini sradica il pallone dai piedi di Gren. Si direbbe una svolta. E lo è, perché nell’azione successiva ci portiamo in vantaggio alla prima occasione propizia. È il 24', un'azione tra Santagostino e Liedholm viene interrotta da Sentimenti III; lui si guarda intorno, scarica su Magrini, il quale, smarcatissimo, fa quattro passi e lascia partire un bolide da 30 metri che finisce all'incrocio dei pali.

La reazione del Milan arriva in tre minuti: al 26', Arce deve salvare la porta con una rovesciata provvidenziale. Al 30', Santagostino serve Liedholm, che entra in area e converge al centro, supera Alzani, sta per tirare ma Remondini lo atterra. È calcio di rigore. Viene battuto da Gren, Sentimenti IV quasi intercetta, tocca il pallone con una gamba ma la sfera entra lo stesso, soltanto più lentamente. Al 33' Sentimenti IV deve superarsi per fermare in uscita Nordahl. Al 36' Hofling serve Flamini con un pallonetto, lui risponde con un altro pallonetto che supera Tognon e Belloni, Buffon sta per parare, ma Penzo irrompe nell’azione e di testa spedisce in rete: 2 a 1.

Nella ripresa, il Milan si presenta in campo con uno schema che prevede Nordahl più arretrato per fare da tramite tra i laterali e le punte. Gren e Liedholm sono circondati dai nostri difensori appena un pallone transita dalle loro parti. Eppure, il Milan riesce a sorprenderci: solito scambio tra Santagostino e Liedholm, cross teso di quest'ultimo per Nordahl, che ha seguito l'azione e incorna di testa lasciando “Cochi” di stucco: due pari. Passano due minuti e Tognon commette fallo su Arce appena fuori area. Batte Remondini e Magrini, che si era inserito tra i milanisti, si sposta al momento del tiro e il pallone passa proprio nel varco: 3 a 2! Ci chiudiamo in difesa, il Milan non riesce ad entrare in area. Ci provano in sequenza Liedholm, Tognon, Annovazzi e Nordahl, ma nessuno dei quattro impensierirà Sentimenti IV. Vincemmo per 3 a 2 una partita molto spettacolare.

Quella del Campionato 1949-50 era una gran bella Lazio. Giunse quarta in campionato, risultando l’unica rappresentante del centro-sud a competere alla pari contro le squadre del Nord. La Roma si salvò dalla retrocessione solo per due punti. In città, c’eravamo solo noi. Il campionato si concluse a maggio per permettere alla Nazionale di partire per i Mondiali di Calcio che si sarebbero disputati in Brasile. In virtù delle belle prestazioni, Zeffiro Furiassi e Sentimenti IV furono entrambi convocati nella nazionale italiana e partirono alla volta del Brasile.

Era un altro Calcio e un’altra epoca.

La Nazionale, guidata da Ferruccio Novo, arrivò in Brasile in nave. Il Paese ero segnato dalla tragedia di Superga che aveva colpito il Grande Torino. Il torneo iniziò il 24 giugno, con l'Italia, ancora formalmente campione del mondo in carica. Gli eventi bellici avevano fatto sì che fossero trascorsi ben dodici anni dall’ultima edizione e l’Italia venne inserita nel gironcino a tre con Svezia e Paraguay. Gli azzurri persero all'esordio contro gli scandinavi per 3-2, un risultato che li condannò visto che i rivali pareggiarono l'incontro successivo con il Paraguay, rendendo inutile la nostra vittoria sui sudamericani. I motivi della débâcle furono riconducibili agli accadimenti bellici ma soprattutto al disastro aereo di Superga, che solo dodici mesi addietro aveva privato la squadra azzurra di almeno nove undicesimi dei suoi titolari.

Proprio lo shock di Superga aveva lasciato pesanti tracce nella psicologia di tutto il calcio italiano; l'emozione degenerò in psicosi quando la delegazione tricolore si rifiutò di prendere l'aereo per recarsi in Brasile, preferendo alla trasvolata oceanica un massacrante viaggio con la nave Sises da Napoli fino a Santos e poi via terra fino a San Paolo. Un’odissea che sarebbe durata tre settimane; i calciatori arrivarono in Sudamerica stanchi e poco allenati. Ferruccio Novo fece del suo meglio per guidare gli allenamenti sul ponte della nave.

Durante il viaggio, tutti i palloni finirono in mare. Privi di aria condizionata, con un caldo umido spossante e la precaria sistemazione a bordo, i nostri arrivarono al Mondiale già sfatti.

Furiassi giocò la partita d'esordio contro la Svezia, insieme a Sentimenti IV, che pur giocando al meglio non poté far nulla contro la Svezia del terribile Gre-No-Li.

La Lazio di oggi non è forte come quella del 1950 ma può contare sul suo tecnico, il supertifoso Maurizio Sarri. Basterà la sua passione a scuotere i suoi arcieri e a far vibrare i nostri cuori? Forza Lazio!

Ugo Pericoli