Cari fratelli Laziali,

l’ultima col Cagliari ci ha lasciato un sapore amaro. Nessuna polemica da parte nostra, la permanenza in Serie A non è in discussione. Sono altri i fattori a lasciarci delusi. Delusi e preoccupati per l’immediato futuro.

Sarà la delusione accumulata in quest’ultimo fine settimana, che abbiamo scelto di riportarvi ad un tempo lontanissimo, indietro di quasi un secolo.

Benvenuti a Torino! Oggi è il 12 gennaio 1930. Stiamo per assistere al primo Torino-Lazio dell’era moderna. Riuscite a sentire una partita degli anni '30? A Torino, in via Filadelfia, siamo in pieno inverno, il termometro indica 2°C, anche se sono le 14:30. Il campo da gioco è uno sterrato con tracce di verde, che emana un profumo di fango e di erba. I novemila spettatori paganti sono vicini ai giocatori. Non ci sono tifosi della Lazio a Torino! Non ci sono treni, per nessun tifoso. È un calcio in cui sono le squadre a viaggiare in treno! È un pomeriggio di tifo nel bel mezzo del Ventennio. L’evento centrale della domenica pomeriggio di una Torino industriale, in cui il Calcio è già oppio del popolo. La stessa Serie A è uno strumento di propaganda del regime.

Pochi italiani possono permettersi una radio. Solo poco più di 17.000 fortunati posseggono la scatola magica, il costoso apparecchio che restituisce i suoni e le voci a distanza, girando una semplice manopola. Una radio costa più di un’automobile. Ci vorranno anni perché il rito dell’ascolto della partita prenda la sua forma. Per seguire una partita, occorre andare allo stadio.

Ed eccoci allora, a domenica 12 gennaio 1930. Sta nascendo "la leggenda del Filadelfia", il fortino granata.

I Granata sfilano assieme al nuovo allenatore, un viennese austero e severissimo. Si chiama Karl Stürmer. Aveva cominciato come difensore ai tempi del debutto con il First Vienna Football Club 1894, la più antica squadra di calcio del suo paese ed era passato a giocare a centrocampo con i rivali cittadini del Wiener Athletiksport Club, la Polisportiva sorta tre anni più tardi lungo le rive del Danubio.

Questa la formazione del Torino: Bosia, Monti III, Martin II, Martin III, Colombari, Aliberti, Masetto, Baloncieri, Libonatti, Rossetti e Silano.

A noi, ci allena un personaggio, per certi versi, bizzarro alquanto. È un livornese classe 1891, si chiama Pietro Piselli. Ha l’aria di uno che non si prende mai troppo sul serio. Si avvale di un metodo di valutazione dei giocatori decisamente atipico: per stabilire se un calciatore possa essere utile alla Lazio, lui si avvicina all’atleta, alza di scatto il suo bastone; se questi indietreggia dallo spavento, è ritenuto meno valido, se resta indifferente, allora è uno buono! Attenzione a non deriderlo per questo! È persona assai preparata sul calcio. Lo chiamano.. il Maestro! Forse perché sarà il primo allenatore ad importare in Italia il sistema inglese del WM, dove tutti giocano secondo lo schema tattico del Metodo WW, ideato da Vittorio Pozzo.

Sotto il suo bastone, ehm, sotto il suo sguardo, sfila l’unici laziale: Sclavi, Tognotti, Bottacini, Valenti, Furlani, Caimmi, Ziroli, Malatesta, Pastore, Rier e Sbrana.

Il Torino è favorito perché è semplicemente più forte. I Granata partono in attacco ma passeranno in vantaggio solo allo scadere del primo tempo. È il 41’, l’azione si svolge velocemente lungo la corsia di sinistra. Masetto tira forte verso la porta di Sclavi, che respinge proprio sotto la traversa; la palla torna in campo, viene ripresa da Libonatti che al volo la trasforma in gol: 1 a 0.

Palla al centro e per poco non pareggiamo subito: Sbrana sguscia via a Monti, sferra un tiro e centra il palo. Poco dopo, Ziroli, che già all'inizio aveva obbligato Bosia ad un bell’intervento, offre un pallone invitante a Sbrana. Lui cincischia, la porta è vuota ma spreca malamente l’occasione più nitida della partita.

Secondo tempo

Il Toro prova a prendere il largo. Rossetti sbaglia un calcio di punizione dal limite, poi si fa parare da Sclavi il rigore che il signor Giorgi ha accordato ai Granata per un fallo di mano di Tognatti. Poi si fa male Valenti. Il nostro mediano ha avuto la peggio da uno scontro fortuito con Martin II. Viene trasportato in ambulanza al Mauriziano, frattura del terzo inferiore della tibia destra. In serata ripartirà per Roma in treno, insieme ai compagni che sono restati per aspettarlo.

Che Lazio era quella del primo campionato dell’era moderna? Si era presentata ai nastri di partenza del primo Torneo di Serie A come una squadra giovane e volenterosa, pronta a farsi valere nel neonato formato. La stagione, durata da ottobre 1929 a luglio 1930, si rivelò come un noioso periodo di assestamento. Nonostante alcune prestazioni convincenti, la squadra incontrò difficoltà nel mantenere una regolarità di risultati necessaria per occupare le posizioni di vertice.

Era guidata in campo dall'esperienza del fortissimo portiere Ezio Sclavi. Oltre a Sclavi, altre pedine fondamentali erano Bottacini, Caimmi, Furlani e Pardini. In attacco, avevamo giocatori come Spivach, Pastore e Ziroli.

Piselli cercò di integrare le diverse caratteristiche dei suoi, puntando sulla loro determinazione e sul gioco di squadra per affrontare le corazzate del Nord. Purtroppo, perdemmo entrambi i derby. Risultati imprevedibili che fecero crescere in modo esponenziale la grande passione e la rivalità cittadina tra noi e la Roma.

Insomma, il primo campionato dell’era moderna fu deludente. Troppe prestazioni alterne e contraddittorie. Meglio in casa, dove riuscivamo a imporre il gioco. In diverse trasferte al Nord prendemmo schiaffi a non finire. Il campionato fu dominato dall'Ambrosiana-Inter. Terminammo a ridosso delle zone pericolose, con sole 10 vittorie, 8 pareggi e ben 16 sconfitte.

Vedete che bella foto! Giocavamo allo Stadio della Rondinella, nell'area dell'attuale Stadio Flaminio. Noi siamo nati lì e abbiamo un disperato bisogno di rimanere agganciati a quella zona, dove tutto profuma di buono, perché quella è casa nostra.

Forza Lazio!
Ugo Pericoli