Se il lunedì successivo a Lazio-Mantova, lo scorso agosto, ci avessero detto: “Guarda che tra due mesi andrai a Napoli in testa solitaria alla classifica e gli azzurri saranno 14 punti distanti…”, avremmo pensato ad un esilarante “pesce d’aprile” ritardato… Invece è tutto vero a conferma che il pallone è una brutta bestia, in grado di sovvertire ogni sensazione.

Nonostante il primato, nonostante la nostra imbattibilità abbondano però le insidie in questo viaggio partenopeo all’ora di pranzo. E non solo perché affronteremo un gruppo comunque composto – nonostante le assenze forzate – da grandi giocatori. Già, ci sarà un’altra componente di cui tenere conto (ma siamo sicuri che Gattuso avrà battuto sul tasto in settimana…): l’orgoglio, il carattere, la voglia di rivalsa dei giocatori azzurri, molti dei quali Campioni d’Italia appena un anno e mezzo fa.

Il vantaggio della Lazio? Quello di giocare con la mente sgombra, senza pressioni. E’ avanti in classifica al resto del vapore, è imbattuta, guarda tutti dall’alto in basso, detiene un consistente margine di punti sui margini della zona-Europa, può giocare serena e senza – paradossalmente – avere nulla da perdere.

Non sarà così, invece, per gli azzurri che saranno inevitabilmente spinti dal “Maradona” ad attaccare per risalire la china in classifica, conseguentemente lasciando spazi e pertugi. Ed è lì che dovremo, con giocate rapide ed improvvise, infilarci. Un po’ come fatto, d’altronde, nei quattro precedenti al “Maradona”: tutti clamorosamente vinti, da Sarri (tre volte) a Baroni nella notte dell’Immacolata 2024 che consacrò i tiri a giro di Isaksen, poi diventati un marchio di fabbrica del danese.

I pericoli in campo? Innumerevoli. Gli spunti di Politano – giocatore sempre sottovalutato – le intuizioni di De Bruyne, le incursioni, aeree e non, di Mc Tominay. I movimenti sul filo del fuorigioco di Hojlund. Servirà un atteggiamento iniziale di attesa, una squadra compatta e stretta in 40 metri. Replicando, insomma, la prima parte di gara disputata allo Stadium, Anche quella sera dovevamo opporci alla voglia di riscatto della Juve e ci riuscimmo alla grande, giocando sugli errori avversari di posizionamento e sulla frenesia bianconera.

Cosa significherebbe uscire imbattuti dal “Maradona”? Semplice, restare solitari in vetta alla classifica per l’intera durata della sosta, innanzitutto, e acquisire ulteriore consapevolezza. Potendo poi esibire – dopo Milan e Juve – anche un’altra gara senza macchia con una ennesima “grande”. Hai detto poco…

G.Bi.