Spumeggiante, inebriante, a tratti perfino esplosiva!
Cari fratelli Laziali,
lasciamo ad altre pagine il compito di analizzare il nostro magic moment. Noi abbiamo deciso di tenere ben saldi i piedi per terra ed in vista dell’imminente sfida col Cagliari, vi riportiamo indietro al 24 maggio 1987, alla 34° giornata del campionato più lungo e sofferto della nostra storia, quello della serie B 1986/87.
Dopo la sconfitta scioccante con l’Arezzo, Eugenio Fascetti ha rimescolato le carte e manda in campo Terraneo, Acerbis, Camolese, Esposito, Gregucci, Marino, Schillaci, Caso, Fiorini, Pin e Poli. In panchina ci sono Ielpo, Brunetti, Piscedda, Magnocavallo e Mandelli.
Il Cagliari di Gustavo Giagnoni non ha più nulla da chiedere al campionato: Dore, Marchi, Valentini, Pecoraro, Miani, Venturi, Pallanch, Pulga, Pellegrini, Bernardini e Bergamaschi.
Pioviggina sullo stadio Olimpico, siamo in venticinquemila a spingere la Lazio verso due punti che sarebbero di platino. Di fronte c'è il Cagliari, che non ha più niente da chiedere al torneo e si presenta pure senza Montesano, saggiamente tenuto in naftalina per la Coppa Italia. Insomma, la classica partita dal risultato scontato, se non fosse che Eugenio Fascetti decide di fare qualche esperimento tattico.
Invece di andare sul sicuro, il mister rimescola le carte. Rimette dentro Antonio Maurizio Schillaci dopo tre mesi di stop a far coppia con Fiorini e Poli. Il problema è che Schillaci viaggia a scartamento ridotto, Fiorini passa il pomeriggio a litigare animatamente con l'arbitro Leni di Perugia, e Poli — che è l'unico dei tre a imbroccare mezza giocata — viene pure richiamato in panchina al sessantesimo. Ma il vero capolavoro del lunapark tattico è Mimmo Caso arretrato nel ruolo di libero. Risultato? Centrocampo totalmente privo di luce e Marino dirottato a destra, spaesato al punto da dare l'impressione di aver sbagliato stadio.
Comunque spingiamo, anche perché il Cagliari ha deciso che superare la linea di metà campo è un optional. La nostra manovra non è propriamente un manifesto del bel gioco, ma Acerbis corre per quattro, ara la fascia e scarica palloni in mezzo a ripetizione. Al diciannovesimo Caso mette un cross al bacio proprio per lo smarrito Marino, che da due passi riesce nell'impresa di timbrare in pieno il palo. Per il resto è un festival di mischie furibonde in cui i difensori sardi spazzano via la sfera con l'eleganza di un fabbro ferraio.
La svolta arriva al secondo della ripresa e ha la firma di Gabriele Pin. Il centrocampista prende palla in verticale, guarda la trequarti avversaria intasata come il Raccordo Anulare nell'ora di punta e capisce che dialogare con i compagni è tempo perso. E allora fa la cosa più logica, tira una bomba da casa sua. La palla viaggia nell'aria umidiccia, rimbalza sul terreno davanti al portiere Dore e si infila beffarda a fil di palo.
Sbloccato il match ci si aspetterebbe una gestione serena, ma la parola "serenità" nel nostro vocabolario non è mai pervenuta. Verso la fine il Cagliari si ricorda di essere all’Olimpico, butta dentro Piras e decide di spaventarci.
All'ottantaduesimo il neoentrato si ritrova una palla d'oro in area e calcia a botta sicura. Il pareggio sembra cosa fatta, ma la gamba provvidenziale di Esposito devia in extremis e scaccia i fantasmi della beffa. Finirà uno a zero. Portammo a casa due punti benedetti. Non sapevamo che quella sarebbe stata l’ultima domenica “tranquilla”. Ci attendevano nell’ordine Genoa, Lecce, Pisa e Vicenza. Senza giri di parole: eravamo disperati.
In questo momento la situazione è diametralmente opposta. Eppure, oggi come ieri, salutiamo con immenso piacere l’affetto che sta circondando intorno a colui che viene ritenuto il principale artefice della metamorfosi laziale. Accolto tra lo scetticismo generale, Gennaro Gattuso viene ora celebrato in Italia e in Europa. Sì, anche senza le coppe, all’estero già si parla di Lazio.
Ma noi preferiamo non curarcene, augurando a Gattuso di poter raccogliere, alla fine di questo campionato, lo stesso affetto con cui la gente laziale avvolse il mitico Eugenio Fascetti, ritratto nella foto nel suo momento più bello e liberatorio, il sospirato ritorno in Serie A. Forza Lazio!
Ugo Pericoli
