Tre anni senza Glorioso: ecco la lettera che la “sua” Lazio gli scrisse

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Ricorre oggi, diciannove giugno, il terzo anniversario della morte di Giulio Glorioso, ritratto nella foto, il più grande giocatore italiano di baseball, mito senza tempo della Lazio Baseball. Oggi, nel giorno della doverosa commemorazione, pubblichiamo la commovente lettera che la “sua” Lazio Baseball gli scrisse poche ore dopo dalla sua scomparsa, testamento postumo di un sentimento che mai potrà evaporare.

“Caro Giulio,
ora che hai smesso di soffrire, ti potrai divertire, sopra una nuvola, a constatare le eredità che hai lasciato. C’è una Arena che ti è stata intitolata mesi fa, che abbiamo costruito in via Galba. Ricordi quando ne parlammo? Era una buca incolta e decidemmo di riqualificarla perché – ne convenimmo – questa città ha bisogno soprattutto di colorare un futuro diverso per tutti i giovani. Non sei stato solo un amico, un bel signore che i tepori di Roma hanno gradualmente addolcito: tu, con la tua tempra friulana, il carattere e la grinta marchi di fabbrica.

Sei stato enormemente di più: una guida, un nume, un eroe buono. Anche grazie a te, gli anni dopo la guerra, con i crateri ancora fumanti e il boom economico che, lentamente, faceva capolino sono stati pieni di palpiti. Ricordi come emergesti, potenziale re dei battitori e dei fuoricampo? Grazie ad un incontro improvvisato con una selezione dell’Ambasciata statunitense di Roma. Ti notarono, registrarono che avevi stoffa e via, vestito di bianco e celeste. I Laziali degli Anni Settanta, oltre che in Chinaglia, nel calcio, si riconoscevano in te, in Renzo Nostini, in Romano Pontisso. I quattro cavalieri, la Lazio compagna di vita.

Tu poi alla Lazio hai dato molto: lo stile, la classe, il comportamento sempre corretto. Le stimmate che ci contraddistinguono. La Lazio, gradualmente, è entrata in te: grazie a quei due scudetti, nel 1949 e nel 1954, ricordi? Roma che sognava di dimenticare in fretta la guerra, l’età dei sogni calpestata, un futuro incerto.

Ti guardavano giocare, i ragazzi dell’epoca, ammirando quello sport importato dagli americani-salvatori. Un diamante, una mazza da baseball, tu che incantavi, il berretto calzato e un’aquila che pulsava dentro al cuore. Sei stato il migliore, Giulio, Mister Baseball. E resta un mistero perché nella Hall of fame della disciplina che amiamo ne sei stato riconosciuto degno solo dieci anni fa. Il migliore, Giulio, sei stato tu: primo italiano ad aver varcato, nel 1953, l’Oceano per un clinic con la franchigia statunitense di Cleveland. Il celeste della Lazio e della Nazionale: e quel nome che diventava leggenda. Totem inarrivabile per chiunque: pensi ad un diamante, ad una mazza da baseball e l’accostamento con te è automatico.

Alla Lazio, alla sua storia ti sei romanticamente legato. Fermati su quella nuvola dove ti sei appollaiato, Giulio, e registra l’esempio che hai lasciato in questa landa terrena. I nostri ragazzi e le nostre ragazze indossano la nostra casacca pensando che un giorno di tanti anni fa la Lazio si legò al giocatore italiano più forte e più completo di tutti i tempi. Hai tracciato un solco per gli altri, Giulio. Ed è questa l’eredità più luccicante che ci hai lasciato. Pensando poco ai soldi, al business, cavalcando soltanto i palpiti del cuore.

Continua a seguirci con affetto. Lanciaci da lassù influssi benefici. Resteremo per sempre i tuoi ragazzi. Quelli che sono cresciuti nel mito di Giulio Glorioso, Mister Baseball”.

La tua Lazio Baseball

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