“Mi ritorni in mente” – L’importanza di chiamarsi Delio: quando all’Udinese gliene facemmo 5!

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Tutti vorremmo che il prossimo Lazio-Udinese di mercoledi’ sera avesse lo stesso epilogo di quel che stiamo per raccontarvi! E non soltanto per i numeri, roboanti come vedremo, quanto per l’inizio di una rincorsa che culminò in un risultato da podio.

È domenica, il 12 novembre 2006: il giorno della settimana va specificato, dal momento che da qualche anno si gioca praticamente 7 giorni su 7. Sono trascorsi esattamente 120 giorni dal rigore che Fabio Grosso ha insaccato dentro la rete di Fabien Barthez, assicurando alla Federazione Italiana Gioco Calcio la conquista del suo quarto titolo mondiale. Ne sono trascorsi 90 da quando la Lazio è certa di aver visto scongiurata la retrocessione in serie B per illecito sportivo, sorte che è invece toccata alla Juventus, l’indiscussa protagonista del processo sportivo dell’estate 2006 che passerà alla storia col nome di Calciopoli. La nuova serie A riparte a fine estate, in un clima che è un mix tra un ironico scetticismo e una rassegnata incredulità. La Lazio inizia a fari spenti, una scelta obbligata e di basso profilo per guardarsi un po’ intorno senza dare nell’occhio. Le sono stati comminati 11 punti di penalizzazione pertanto corre l’obbligo – in primis – di assicurarsi la permanenza nella massima serie.
In questo contesto scendono in campo i nostri giocatori per giocarsi i 3 punti con l’Udinese, nell’incontro che sarà affidato a Bergonzi di Genova. (Nel corso degli ultimi anni, alla categoria arbitrale è stato sottratto l’onorifico appellativo “signor”: chissà perché?)
Questi avrà vita veramente facile: la partita non avrà storia, Peruzzi non effettuerà una sola parata in tutto l’incontro. Al termine, la sequenza delle marcature sarà la seguente: al 33′ Rocchi, al 41′ e 74′ Mauri, al 78′ Oddo e all’82′ ancora Rocchi.

Alla guida della squadra con l’Aquila sul petto c’è Delio Rossi. È stato chiamato dal presidente Lotito l’anno prima: abbastanza sorprendentemente, conquista subito un posto in Coppa UEFA – ma non possiamo partecipare al torneo proprio a causa dello scoppio di Calciopoli. Nella seconda stagione la squadra inizia a prendere le sembianze del suo allenatore. Alla penalizzazione di 11 punti (che verrà poi ridotta a 3), i giocatori rispondono con una concentrazione che non prevede cali di tensione. Indipendentemente da chi scenda in campo, tutti sono orientati al risultato: a parte i neo-campioni del mondo Oddo e Peruzzi, la Lazio è composta da un manipolo di uomini in attesa della definitiva consacrazione.

Mauri, Pandev, Rocchi e Ledesma sono i pezzi da 90, ma anche Mutarelli, De Silvestri, Stendardo e l’orgogliosissimo Sebastiano Siviglia, affrontano i match con il coltello tra i denti. Quel Lazio Udinese diede il “la” per iniziare “a crederci”, arrivando al terzo gradino del podio, conquistando così la partecipazione alla Champions League, seppur tramite i preliminari. Rimane (assieme al terzo posto di Pioli del 2015) il miglior piazzamento in campionato dell’era Lotito, nonché il più grande risultato tecnico conseguito dall’allenatore riminese nella sua carriera. Ricordiamo quel Lazio Udinese 5 a 0 che fu il trampolino di lancio che consentì a Delio Rossi di salutare la qualificazione alla Champions League con un trionfale giro di campo, il 20 maggio 2007, in un Olimpico strabordante di riconoscenza.

È esattamente quanto desideriamo e speriamo per Simone Inzaghi, così diverso da Delio Rossi ma altrettanto amato dall’intera tifoseria.

È il recupero della 25° giornata, giocheremo solo noi e saranno in tanti a vedersi la partita in TV augurandosi una nostra sconfitta. Occorre una Lazio spietatamente concentrata, proprio come quella domenica! Cerchiamo di andare in massa allo stadio! Agli “altri”, facciamogli cambiare canale!

Ugo Pericoli

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