2015, la Lazio da Papa Francesco: il discorso del Presidente Buccioni al Santo Padre

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7 maggio 2015, le Sezione della Lazio vengono ricevute in Vaticano da Papa Francesco. Di seguito il discorso del Presidente Generale Buccioni rivolto al Pontefice.

“Reverendissimo Santo Padre,

è con profonda deferenza che desidero innanzitutto ringraziarLa per aver concesso oggi – alle migliaia di atleti, dirigenti e accompagnatori che rappresento – la gioia di incontrarLa.

In questa sala affollata di vessilli biancocelesti ci sono tanti giovani: gli stessi che – senza distinzioni di ceto, classi sociali, culture, idiomi e religioni, in rappresentanza di tanti Paesi del mondo – popolano le nostre sezioni, capaci, ogni fine settimana, di portare sui campi di gara una miriade di atleti.

Quindici anni fa, ricevuti in questa stessa sala da Papa Giovanni Paolo II, furono ventotto le sezioni sportive che la Lazio ebbe l’onore di presentare.

Oggi, quindici anni dopo l’ultima volta in Vaticano, siamo più del doppio, avendo abbracciato nuove discipline sportive, utili ad aggregare ragazzi e ragazze, condensandone – grazie alla pratica sportiva ma soprattutto alla comune convivenza – sogni e speranze. Ecco, Santità, proprio la presenza di tanti giovani, di tanti sogni e tante speranza, fa in modo che davanti a Lei ci sia la nostra grande famiglia… la Lazio!

Si, perché la nostra Società, nata 115 anni fa, è diventata, oltre che una fucina di storie di sport e di vita, un formidabile movimento culturale, capace di strappare, ad esempio, per il tramite della pratica sportiva, della condivisione degli ideali e della mutua assistenza, decine di giovani dalle periferie più degradate.

La Lazio, nel corso della sua storica tradizione, articolatasi dal 1900 ad oggi, ha confermato gli auspici dei padri fondatori: quelli, ovvero, di contribuire alla formazione ed alla crescita sana dei giovani, diffondendo, tra di loro, gli ideali più puri dello sport.

La Lazio si confronta lealmente con gli avversari, accetta i verdetti del campo senza strepiti, lenisce le sconfitte con serenità, festeggiando le vittorie con umiltà. Supera e combatte le diversità con il sorriso e la comprensione. Combatte gli steccati: sotto le nostre insegne nessuno osi sentirsi più vulnerabile degli altri.

Parliamo la lingua dei popoli, dividendo l’attesa di una gara con fratelli asiatici, sudamericani o provenienti da ogni zolla del mondo: tutti coloro, ovvero, che, vestiti di bianco e celeste, i colori delle prime Olimpiadi di Atene che abbiamo fatto propri, militano nelle nostre squadre.

Sono questi i valori della Lazialità, che, da 115 anni, sventoliamo senza macchia, essendo diventati, con la forza della tradizione e di una passione unica, la più grande Polisportiva d’Europa.

Santità, alla vigilia di un Giubileo straordinario per la nostra città, conceda alle migliaia di nostri appassionati presenti in questa sala, la Sua vivificante benedizione.

Da parte mia, Le porgo – a nome di tutti coloro che dentro e fuori questa sala si specchiano nei valori che la Lazio rappresenta – un saluto deferente ed affettuoso”.

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