Ciao Mario, sventola in cielo la nostra bandiera

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Eccola, la scudisciata di fine estate. Sapevamo un po’ tutti che Mario, nell’eremo di Fregene, combatteva con baldanza la sua battaglia. Ma quando, ogni mattina, sentivamo la sua voce affievolirsi tutti, indistintamente, provavamo un colpo al cuore. Mai però avremmo immaginato una fine così repentina, al tramonto dell’estate.

Un bel Laziale, Mario Facco. Uno di quei tanti lombardi che scesero a Roma e che alla nostra città e alla Lazio si legarono con tutto il cuore. Accadde a Bob Lovati, ad esempio, ma mica solo a lui. Giochi qualche anno con la maglia biancoceleste addosso, ti affezioni alle storie del club e al suo ambiente e non te ne vai mai più. Eleggendo Roma e Lazio come tue compagne.

Mario, in realtà, aveva scelto già da tempo Fregene. Passeggiava in spiaggia o in pineta, rammentando stralci di Lazio mitica, ammantati di gloria. Come la foto in copertina che lo ritrae con Ciotti, Chinaglia e Wilson, che lo raffigura peraltro un po’ pensieroso. Lui che invece amava la battuta e la prontezza di spirito.

Grande competente di pallone, opinionista radiofonico elegante e arguto, ha raccontato per tanti anni le partite della Lega Pro, trasmesse dalla Tv di Stato. Considerazioni intelligenti, aneddoti su giocatori e tecnici: un vagone di conoscenze al servizio dell’utente. Sempre un piacere ascoltarlo. E poi la passione per la Lazio, sbandierata sempre con orgoglio e senso di appartenenza. Ecco, questo ci piacerebbe. Che anche in cielo, in quello scorcio di cielo popolato purtroppo ( e sempre più…) da eroi ed eroine biancocelesti, Mario sventolasse la nostra bandiera. Come, da lombardo trapiantato a Roma e mai allontanatosi, ha sempre fatto.

La Società Sportiva Lazio, interpretando i sentimenti di tutti i suoi appassionati, si stringe commossa alla compagna di Mario Facco, Simonetta, e ai suoi familiari. Ciao Mario, Campione d’Italia del ’74, esempio di appassionata Lazialita’: resterai per sempre nei nostri ricordi.

Giorgio Bicocchi

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