Giugno ’95, in Brasile vinciamo 3 trofei in 6 giorni…

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Partita per Belo Horizonte alla fine del campionato 1994-95, dopo aver timbrato uno spettacolare secondo posto (a pari punti col Parma), condito da sessantatré punti complessivi e da successi scoppiettanti (otto gol segnati alla Fiorentina, sette al Foggia, quattro a Inter e Milan, tre alla Juve-tricolore addirittura al vecchio Delle Alpi), la Lazio di Zdenek Zeman tornò a Formello con tre luccicanti trofei da mettere in bacheca.

Andiamo con ordine: non essendo una estate che coincideva con Mondiali, Europei o Coppe America, per la tournée brasiliana partì tutta la rosa. Che, a mentre fredda, mica era un gruppo composto da carneadi. I portieri erano Marchegiani e Orsi, i laterali Negro e Favalli, il centrale difensivo Chamot. A centrocampo c’erano tutti i titolari: Fuser, Di Matteo, Winter e Rambaudi, con Venturin a supporto. In avanti il trio delle meraviglie, con i guizzi di Signori abbinati alla potenza di Casiraghi e Boksic.
Il Trofeo Guarisi – dedicato alla memoria di Filò, grande ala destra, uno dei primi oriundi biancocelesti degli anni Trenta (nella foto del Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento) – la Lazio lo conquistò a Belo Horizonte il 7 giugno pareggiando uno a uno contro l’Atletico Mineiro. Il regolamento, infatti, prevedeva che il pareggio avrebbe fatto vincere il trofeo alla squadra ospite.

Altro giro, stessa ruota, stavolta a San Paolo, contro il mitico Santos, il regno che fu di Pelé. Qui quella Lazio spumeggiante, capace di giocare a memoria soprattutto dalla cintola in su, dilagò, finendo per vincere cinque a tre, con Fuser e Casiraghi mattatori. In bacheca così finì il trofeo intitolato alla memoria di Barbuy, allenatore della Brasilazio, ovvero quando il nostro sodalizio scelse, per volere di Zenobi, erano gli anni Trenta, di legarsi agli oriundi brasiliani.

Il 13 giugno, infine, l’ultimo impegno, stavolta a Campinas, al cospetto del Guarani. Qui, in palio, c’era il Trofeo Tozzi, si, proprio in memoria di Humberto, centravanti dalle mille prodezze e pure un po’ pazzo, scomparso troppo presto anche a causa di una vita sregolata. Pure con la mente protesa alle vacanze, la Lazio sciorinò calcio scintillante, imponendosi per tre a due, sfruttando la doppietta di Tyson Casiraghi.

Sul jumbo di ritorno, Manzini collocò accanto a sè, su un sedile vuoto, i tre trofei, pronti per essere collocati nelle vetrine di Formello. Mentre alcuni metri più dietro, Giuseppe Signori non immaginava che i tifosi della Lazio – di lì a qualche giorno – sarebbero scesi in piazza per impedire la sua cessione al Parma di Tanzi.

G.Bic.

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