Chiuso il (non) mercato. Un altro atto di resa

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Se il Presidente Lotito non potenzia l’organico di una squadra che è ottava (a pari merito) in classifica, eliminata dalla Coppa Italia e con una durissima Europa League da disputare, perchè – alla qualificazione continentale della prossima stagione, distante peraltro oggi ben sei punti – dovrebbe credere la squadra?

Non ci aspettavamo un mercato di gennaio da fuochi pirotecnici: per carità, gennaio – al contrario – a parte quanto realizzato nel 2010 ma solo perche la retrocessione incombeva, è stato sempre fonte di arrabbiature solenni. Come quando, in piena corsa per la Champions, cedemmo Cissè e Sculli, lasciando sguarnito il reparto offensivo. O quando – storia di due anni fa – vendemmo Hernanes, vestendo di biancoceleste (ma solo in tuta perchè mai giocarono) Kakuta e Helder Postiga.

Insomma, cio’ che è andato da poco in scena – concluso un nuovo (non) mercato – è un altro atto di resa da parte della società. Il primo si era verificato, ormai lo sanno pure i muri, questa estate, quando una squadra arrivata terza, col pubblico ritrovato, venne lasciata immutata. Con l’immediato corollario, perchè il pallone è scienza inesatta ma che poi ti condanna, dell’eliminazione dalla Champions e la sconfitta in Supercoppa.

E quando sognavamo di riacciuffare un po’ di posizioni in classifica, complice una sessione di mercato invernale da protagonisti – colmando lacune, soprattutto in attacco, dove attualmente non segneremmo manco a porta vuota – ecco l’ennesima doccia scozzese. La Lazio resterà cosi’ com’è fino a metà maggio, quando questo sconveniente campionato andrà malinconicamente in archivio.

Per carità, abbiamo visto tante Lazio. Per quella maglia celeste che corre per il campo faremmo mirabilie. Ci auguriamo, vivaddio, di riacchiappare quelle ci precedono in classifica, di vincere il derby di ritorno e di fare tanta strada in Europa, sventolando le nostre bandiere.

Lasciateci pero’ questo ennesimo senso di frustrazione che questo (non) mercato invernale lascia in eredità. C’era un gruppo a cui donare nuova fiducia, facendogli credere (coi fatti) che una nuova Europa sia possibile. Non è stato fatto nulla. E, inconsciamente, vedrete, anche la squadra recepirà questa nuova omissione.

G.B.

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