17 maggio 1953: nasce la magia dello Stadio Olimpico

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Sessantasette anni fa dall’inaugurazione ufficiale dello stadio Olimpico. Torna indietro la pellicola: la Tv di Stato ancora non era nata, i filmati di repertorio sono in bianco e nero, eredità dell’Istituto Luce. 17 maggio 1953, si alzi il sipario: l’Olimpico ospita l’arrivo della tappa del Giro d’Italia Napoli-Roma e la partita internazionale di calcio Italia-Ungheria. Di cui, con emozione indubbia, alleghiamo, grazie al contributo del Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento, il biglietto d’ingresso in Curva Sud.

Gli azzurri vennero sconfitti tre a zero dai danubiani, eredi allora di una scuola calcistica fenomenale, ma il pubblico passo’ quasi piu’ tempo ad affezionarsi a quell’impianto, unico, eretto sotto la collina di Monte Mario, in un angolo di verde. Uno degli stadi, allora (ma anche oggi, se non fosse per la penuria di parcheggi e di infrastrutture annesse) piu’ belli del mondo: per l’armonia della costruzione e per la zona in cui è ubicato. Oggi, a sessantadue anni di distanza, complice pure la copertura – che l’ha privata di una indubbia magia – ed i continui lavori di ristrutturazione che l’hanno indubbiamente appesantito, l’Olimpico resta lo stadio per eccellenza, quello a cui siamo maggiormente legati. L’impianto delle sette Coppe Italia conquistate coi denti. Lo stadio dei due scudetti, di partite rocambolesche ed esaltanti. Lo stadio di Long John, di Lenzini e di Cragnotti. Di Fascetti e di Fiorini. Di Nesta, Nedved, Mancini e Klose. 
La Lazio vi debutto’ ufficialmente domenica 24 maggio 1953, contro la Juventus. Dodici giorni prima, ad Ischia, si era spento, a causa di un infarto, il Presidente Remo Zenobi. Una partita inevitabilmente contraddistinta dall’emozione, dal ricordo e dalla nostalgia per un Presidente legato alla nostra storia.
Decise un gol di Vivolo (che poi sarebbe stato biancoceleste), la Juve vinse di misura davanti ad un Olimpico stracolmo: settantamila spettatori, cinquantacinquemila biglietti venduti. La Lazio (con i Sentimenti IV e V, Bredesen, Alzani e Malacarne, tra gli altri) viveva l’epilogo di una stagione anonima: alla fine di quel campionato trentuno, miseri punti portarono in dote il decimo posto. Cinque anni piu’ tardi, nel ’58, il primo alloro, alzato al termine della finale con la Fiorentina: la Coppa Italia di Bob Lovati e Bernardini. Un trofeo, il primo della Società, che ogni Laziale porta nel cuore.

G.Bic.

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