Ma questa Lazio non vi ricorda la storia di questi eroi?

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La frase pronunciata da De Vrji nella pancia dell’Aliianz è emblematica. “Ogni giorni vado ad allenarmi con il sorriso”. Una Lazio che sta bene con se’ stessa, che festeggia ogni gol con una straripante gioca collettiva. Che corre a perdifiato perché tutti, in ripiegamento, si sentono di dover aiutare il compagno. Giochiamo in quaranta metri, corti, compatti, pronti a scattare come molle dentro al primo pertugio utile.

È una Lazio che quasi commuove per l’ardore che, in ogni gara, mette in campo. Per le procedure sontuose che portano a realizzare gol a raffica. Per le storie, mescolate, che questa squadra presenta. Strakosha, abbandonato a Salerno, che sale in vetrina, sentendosi sempre più forte e bravo. Ciro, ripudiato da Germania e Spagna, che ha segnato più di Dzeko, Higuain e Dybala. Luis Alberto, fino allo scorso aprile oggetto misterioso e adesso assoluto marziano. Inzaghi, dalla Primavera ad essere considerato un vero stratega, dopo essersi messo in tasca Allegri, per due volte, e Montella, sommerso da una valanga biancoceleste un mese fa.

Una Lazio che affascina e che ci rende orgogliosi. Tanto da far sprigionare confronti e paragoni mica irriverenti. Come ci suggerisce la foto che proponiamo, con Umberto Lenzini che abbraccia Long John, vero colosso nella cavalcata del primo scudetto. Una Lazio, questa, che ricorda altre Lazio. Una Lazio, questa, che fa amare e che ci lancia verso traguardi impensati. Con la forza del gruppo, dello stare bene insieme, degli schemi ripetuti fino allo stremo in allenamento, con individualità ormai indiscusse.

A questo collettivo mancano ancora Anderson, Lukaku, Basta e Wallace: ci sarà ancora da divertirsi, insomma. Vogliamo arrivare primi nel girone di Europa League e prepararci alla grande al mese di novembre. In cui ci sarà il derby, una partita che piaceva tanto al Sor Umberto e a Giorgione…

G.Bi.

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